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Sull'Ucraina, Putin cambia tono

Vladimir Putin, dopo mesi di confronto duro con l'Ucraina, cambia improvvisamente toni: approva le elezioni che si terranno il 25 maggio e prega i separatisti a rimandare il referendum dell'11 maggio.

Vladimir Putin

Segnali di incoraggiamento dalla crisi in Ucraina. Il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato il presidente di turno dell’Osce, lo svizzero Didier Burkhalter. Dopodiché ha cambiato drasticamente tono. Se fino al giorno prima parlava (facendolo riferire ai suoi portavoce) delle elezioni in Ucraina come di consultazioni “inaccettabili”, ora ritiene che siano “un passo nella giusta direzione”. Sempre fino a ieri, la Russia aveva dato un suo appoggio esplicito ai referendum separatisti nell’Est dell’Ucraina, ma Putin ha ora chiesto ai pro-russi di rinviare a tempo indeterminato il plebiscito, che era in agenda per l’11 maggio.

Cosa abbia realmente indotto il presidente russo a cambiare i termini della questione è tuttora sconosciuto. Le sanzioni sono deboli (come si può dedurre dalla borsa di Mosca), la Nato ha detto e ribadito che non interverrebbe militarmente in caso di scontro aperto in Ucraina. L’esercito di Kiev è troppo debole e demotivato per costituire una minaccia: proprio ieri, anche a Mariupol, dove le forze di sicurezza avevano riconquistato il municipio, i filo-russi hanno poi ripreso il sopravvento in poche ore. I colloqui fra Lavrov (ministro degli esteri russo) e Kerry (segretario di Stato americano) non hanno fatto altro che ribadire le linee guida dei negoziati di Ginevra, già falliti con la ripresa dei combattimenti a Odessa e nell’Est.

Ci sono, tuttavia, alcuni sviluppi particolari, oltre alle dichiarazioni di Putin, che possono far pensare a un cambio di rotta russo. Il primo, passato quasi inosservato sulla stampa italiana, è la pubblicazione di altri dati sul referendum in Crimea, quello del marzo scorso che decretò l’annessione della penisola alla Federazione Russa. Un organo del Cremlino, il Consiglio per la società civile e i diritti umani, ha smentito i dati ufficiali, che parlavano dell’80% di affluenza e del 97% di consensi per l’annessione. Secondo il rapporto del Consiglio, pubblicato ieri, l’affluenza è stimata in percentuali comprese fra il 30 e il 50% dell’elettorato. La percentuale di voti favorevoli a Putin è compresa fra il 50 e il 60%. Se meno della metà della popolazione è uscita di casa per votare e la metà di coloro che si sono recati alle urne ha votato per l’annessione, se ne deduce che la percentuale reale dei pro-russi in Crimea oscilla fra un 15% nella peggiore delle stime a un massimo del 30%. In ogni caso, non è incoraggiante per Mosca, considerando che la Crimea è considerata “più russa della Russia” anche nelle cronache italiane.

La pubblicazione di dati che smentiscono il presidente su un sito istituzionale che risponde al Cremlino è un fatto raro e grave. Nel caso si tratti di un ammutinamento sarebbe un sintomo di divisione all’interno della leadership russa. Nel caso sia una mossa calcolata, invece, si tratterebbe di un messaggio lanciato ai russi e ai pro-russi nella regione del Donetsk: mettetevi il cuore in pace, nemmeno la Crimea è veramente con noi, in caso di referendum lo perdereste e dunque vi dobbiamo lasciare al vostro destino. Non a caso, Putin ha concluso il suo ragionamento di ieri, chiedendo al governo di Kiev di rispettare i diritti dei cittadini orientali. Una mossa che, indirettamente, dà legittimazione al governo provvisorio, finora mai riconosciuto da Mosca.

Certo è che Didier Burkhalter è svizzero e la Confederazione Elvetica, da ieri, ha abbandonato quasi del tutto il segreto bancario. Il grosso dei conti russi all’estero è in Svizzera o per lo meno passa da lì. In caso di un prossimo round di sanzioni, nessuno li coprirebbe più. Solo una coincidenza?