• IL FENOMENO

Strutture “no kids”, una tendenza figlia del nostro tempo

Cresce il numero di alberghi, ristoranti, spiagge e villaggi che vietano l’ingresso ai bambini. Le ragioni sono varie, compresa la diffusione di un’educazione che non sa più stabilire poche, chiare regole. Ma è certo che dietro questo trend c’è anche un’impostazione ideologica che è sempre più anti-famiglia e centrata sull’io, percepisce i bambini come un peso e non ne coglie la ricchezza.

La mentalità contraria alla famiglia e alla vita che impregna la nostra società passa anche… dalle vacanze! Ebbene sì, in questo periodo estivo è sufficiente un rapido giro sul web alla ricerca di una meta turistica per accorgersi del continuo e diffuso aumento di alberghi, villaggi, resort e spiagge che - accanto a ristoranti, compagnie aeree, eccetera - hanno deciso di aderire alla “no kids policy”, vietando l’ingresso ai bambini e talvolta finanche ai ragazzi sotto i diciott’anni.

Di contro, però, crescono di numero le strutture che consentono di portare con sé il proprio amico a quattro zampe, che oramai è presenza fissa in un terzo delle case degli italiani (dati Eurispes). Con ogni probabilità, nella maggior parte dei casi queste scelte altro non sono che un tentativo degli albergatori di rincorrere il trend del momento per trarre maggiori profitti, ma questo nulla toglie al fatto che l’impostazione ideologica sottesa al fenomeno sia estremamente preoccupante: i bambini, quei pochi che ancora riescono a vedere la luce, vengono percepiti come un peso, come dei componenti della società da accogliere “in dosi omeopatiche”.

L’impostazione “child free” non è cosa nuova, anche se la sua genesi non è certa: se per alcuni ha avuto origine nel 2008 negli Stati Uniti, sulla scorta del libro di Corinne Maier, No Kid - Quaranta ragioni per non avere figli, per altri si tratta di un fenomeno prettamente europeo, poi esportato nel resto del mondo. Il dato di fatto, ad ogni modo, è che nell’ultima decina d’anni questa tendenza si è espansa a macchia d’olio, arrivando a contagiare anche Paesi tradizionalmente “family oriented”, tra i quali anche la nostra Italia.

Una panoramica aggiornata, per quanto di certo parziale, la fornisce il sito tedesco Urlaub ohne Kinder, secondo il quale in 84 Paesi nel mondo ci sono 1.379 strutture che non accettano ospiti under 12, ma talvolta anche under 14 o addirittura under 18. Nel 2016 il dato si fermava a 700, il che significa che in soli tre anni il numero è pressoché raddoppiato. In Italia, addirittura, la percentuale di crescita è ancora maggiore: dalla ventina di strutture censite nel 2016, si è passati all’attuale cinquantina. E si parla, è importante ribadirlo, di numeri al ribasso.

Per quanto riguarda il profilo dei vacanzieri che prenotano in luoghi “No Kids”, “Kinder verboten” o, ancora, riservati ad “ältern ohne kinder”, si va dalle coppie che hanno deliberatamente scelto di non avere figli, a chi non ha ancora fatto proprio il pensiero della genitorialità, a chi genitore lo è ma ha lasciato i pargoli a casa, ma anche a chi ha un’età avanzata... Una scelta fatta per ricercare silenzio, per staccare in maniera netta dalla quotidianità, o per altri motivi di per sé pienamente comprensibili, anche alla luce del fatto che effettivamente i bambini - complice una diffusa difficoltà nell’imporre poche ma chiare regole e nel dire qualche sano «no» - possono risultare impegnativi: spesso piangono o sono capricciosi e amano correre in lungo e in largo, senza tregua...

Tuttavia, al netto di tutto, la scelta di affrontare la questione segregando i bambini altro non fa che andare a incentivare il diffondersi di una mentalità sempre più concentrata sull’io e sull’oggi. Invece, una società che ama professarsi a tutela di tutti i suoi membri dovrebbe agire tenendo in debita considerazione anche la presenza dei bambini, creando spazi che siano “a loro misura”, per dirla con Maria Montessori.

Sono infatti sufficienti poche e semplici accortezze, quali per esempio l’altezza di sedie e tavoli o la predisposizione di qualche strumento di intrattenimento, per far sì che bambini e adulti possano gestire la condivisione di tempi e spazi con reciproca serenità. Bambini che, non va dimenticato, non sono degli adulti in miniatura; e che, proprio in virtù di questo (e come indice di salute!), manterranno sempre le prerogative proprie dell’infanzia: ma, come accade in ogni famiglia, anche nella società nel suo complesso la compresenza di diverse personalità non può che rappresentare un’inesauribile fonte di ricchezza.