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USA

Soros punta alle elezioni di metà mandato per ripristinare la sua agenda

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Le elezioni di metà mandato, il prossimo novembre, eleggeranno gran parte del Congresso. E sono un'occasione per Soros per battere i Repubblicani e ricominciare, tramite i Democratici, ad imporre la sua agenda ultra-progressista.

Esteri 22_05_2026
George Soros (AP)

L’autoritario per eccellenza, il peggior falso liberale della storia del pianeta, George Soros dichiara guerra totale ai Repubblicani e al Presidente Trump, impegnadosi a spendere circa 300 milioni di dollari nei prossimi 5 anni ma è chiaro l’impegno principale sarà quello delle elezioni di midterm del prossimo novembre. Negli Stati Uniti le elezioni federali per il Congresso si tengono ogni due anni a novembre.

I 435 membri della Camera dei rappresentanti rimangono in carica per 24 mesi e vengono tutti rinnovati a ogni tornata elettorale. Quelli del Senato, sono 100 ovvero due per ogni Stato,invece restano in carica per 6 anni e dunque in ciascuna elezione, si rinnova circa un terzo dei membri a rotazione. Poiché le elezioni si tengono ogni due anni, il voto cade sempre in coincidenza con quello per la Casa Bianca  e la volta successiva a metà mandato presidenziale. Azzoppare Trump lasciandolo senza maggioranza alla Camera dei rappresentanti o, ancor peggio, al Senato, significherebbe per Soros e i suoi sinistri soci, una vittoria importantissima.

Ebbene dopo aver riempito di suoi uomini e donne l’amministrazione democratica di Joe Biden negli anni scorsi e promosso ogni peggior legge, regolamento amministrativo e comportamento sociale (ne abbiamo diffusamente scritto su LaBussola)  le Open Society Foundations (OSF), fondate dal miliardario e filantropo George Soros e guidate dall’ultra sinistrorso figlio Alexander, si sono impegnate a donare 300 milioni di dollari (259 milioni di euro) nei prossimi anni per difendere le istituzioni democratiche e promuovere la sicurezza economica negli Stati Uniti. C’è da rimanere inorriditi o stupefatti dal numero di istituzioni e personaggi di rilievo internazionale che in questi ultimi mesi si stanno impegnando per difendere la democrazia, ovviamente a proprio vantaggio e moltiplicando controlli illiberali, pressioni antidemocratiche e proteste anche violente, qualora nel voto democratico tali paladini del “nostro” bene risultassero sconfitti. L’impegno economico così significativo e pubblicamente sbandierato, giunge in un contesto di crescente pressione politica da parte dell'amministrazione statunitense sulle organizzazioni non profit e sugli enti finanziatori di beneficenza della sinistra che, soprattuto con finanziamenti “in nero” fomentano proteste ed ingolfano i tribunali con ogni ricorso possibile contro la maggior parte delle riforme dell’amministrazione Trump.

L'amministrazione del presidente Donald Trump negli ultimi due anni, anche tramite il Congresso, ha intensificato le verifiche e affinato i controlli sulle organizzazioni di sinistra e progressiste che hanno come obiettivo di impedire ai vincitori repubblicani di governare e ristabilire quel clima di persecuzione e violenza contro conservatori e cristiani che sostengano le ragioni della vita, famiglia, educazione e libertà religiosa. Non solo, i gruppi parlamentari dei repubblicani hanno giustamente chiesto all'Internal Revenue Service (IRS) e al Dipartimento di Giustizia (DOJ) di indagare su organizzazioni e i finanziatori che sostengono l'immigrazione clandestina, i programmi sul clima o gruppi di estrema sinistra violenti (“Antifa” in primis). Tutte organizzazioni violente, presenti anche in Europa e sostenute dagli stessi finanziatori d’oltre mare, particolarmente attive in ogni paese in cui governi un esecutivo di conservatori e patrioti democraticamente eletto.

Lo scorso agosto il presidente degli Stati Uniti aveva chiesto che «George Soros e il suo meraviglioso figlio di estrema sinistra dovrebbero essere incriminati ai sensi della legge RICO per il loro sostegno alle proteste violente e per molto altro ancora, in tutti gli Stati Uniti d’America». La RICO è una severa normativa federale statunitense del 1970, nata originariamente per colpire la mafia e il crimine organizzato che permette ai procuratori di accusare i vertici di un'”organizzazione criminale”, anche se questi non hanno partecipato materialmente o direttamente ai singoli reati, purché ne abbiano beneficiato o diretto le operazioni. Le pene previste arrivano ad un massimo di 20 anni di carcere per ogni specifico reato e multe fino a 250mila dollari.

Dopo qualche mese dalle dichiarazioni di Trump, a fine del 2025, l'allora procuratrice generale Pam Bondi ordinò alle forze dell'ordine di indagare sulle organizzazioni non profit ed i donatori presumibilmente legate ad “Antifa”, incluse le Open Society Foundations. Dunque, al fine di tutelare la propria influenza e il potere reale proprio network, il finanziamento annunciato dai Soros, rappresenta la prima grande iniziativa incentrata sugli Stati Uniti, all’interno di una strategia quinquennale che vuole tutelare i diritti in-civili (aborto libero e criminalizzazione e carcere per i pro life, transgenderismo, educazione gender e privazione dei diritti dei genitori, controllo e restrizione delle libertà dei cristiani e cattolici fedeli al Catechismo ecc...). Solo per notizia, negli ultimi decenni di attività, il generoso filantropo liberale George Soros, da tempo sostenitore del Partito Democratico, di Socialisti, Verdi, Radicali e qualunque altro partitucolo di csx europeo, ha devoluto oltre 32 miliardi di dollari del proprio patrimonio personale, molto “sudato” grazie alle note speculazioni finanziarie dei decenni scorsi, a diverse cause “civili e a tutela della democrazia”. La sua, beninteso!

In Italia i finanziamenti del suddetto filantropo straniero ad organizzazioni, partiti e personaggi politici non è ancora vietata, un grave vulnus da colmare con urgenza se si vogliono evitare influenze e condizionamenti elettorali ben poco democratici e liberali.