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Se il college cattolico «non ha» una posizione sull’aborto

King’s University College, Ontario. Il 9 gennaio, su iniziativa di un gruppo religioso lì attivo, viene proiettato Unplanned, il film sulla conversione alla causa pro vita di Abby Johnson. Scatta la protesta di 44 professori e il preside se ne lava le mani dicendo che il college «non ha una sua posizione sull’aborto». Dove sono finiti i principi non negoziabili?

Può un cattolico «non avere» una posizione su un tema cruciale come l’aborto? Apparentemente si tratta di un controsenso. Anzi, certamente lo è. Ciò nonostante è un’eventualità con la quale tocca purtroppo iniziare a misurarsi.

Questo, almeno, suggerisce quanto sta accadendo al King’s University College, nella provincia canadese dell’Ontario. Parliamo di una realtà con una storia consolidata, dato che esiste dal 1954, ed è oggi frequentata da circa 3.500 studenti, provenienti da ben 35 Paesi. Soprattutto, parliamo di un college cattolico, dove quindi si dovrebbero aver ben chiari i cari vecchi principi non negoziabili, in cima alla lista dei quali campeggia la tutela alla vita dal concepimento. In teoria.

In pratica lo scenario risulta assai più sconfortante. Infatti il 9 gennaio scorso in questo campus è stato proiettato, su iniziativa del gruppo religioso lì attivo, il film Unplanned, pellicola che come noto racconta la vicenda della conversione alla causa pro life di Abby Johnson, ex direttrice di una clinica dell’ultra-abortista Planned Parenthood. Fin qui, chiaro, nulla di strano. Le stranezze iniziano però già a partire dal fatto che, dopo la proiezione, 44 professori del college si son fatti avanti per protestare con la dirigenza e per chiedere formali scuse. Come se Unplanned fosse un film scandaloso, quando invece - si sa - non fa che raccontare una storia vera, per quanto sgradita alla cultura dominante. Ma andiamo avanti, perché le (cattive) sorprese non finiscono qui.

Già, perché, a fronte della protesta di questi insegnanti, David Malloy, il preside del college, se n’è uscito con una dichiarazione apparentemente conciliante ma, nei fatti, preoccupante. «La proiezione del film e quindi la difesa della vita a partire dal concepimento», ha dichiarato Malloy, «è qualcosa che riguarda il gruppo religioso del campus, non tutto il campus. Il King’s University College non ha una sua posizione sull’aborto». In maniera dunque del tutto surreale e pilatesca, il preside se n’è lavato le mani, scaricando su alcuni coraggiosi cristiani non solo la responsabilità della proiezione di un film - il che, dopotutto, è il meno -, ma perfino la difesa della vita del concepito.

E allora in che cosa consisterebbe la cattolicità del King’s College? Se lo son comprensibilmente chiesti i redattori del sito The College Fix, che per saperne di più si son messi a telefonare ai responsabili dell’istituto. Tentativo andato praticamente a vuoto dato che Sauro Camiletti, il vicepreside, si è reso irreperibile, mentre Jane Antoniak, portavoce del campus, ha dichiarato di non esser «la persona tenuta a rispondere» sulla questione. In tutto ciò il preside Malloy, a sua volta, non si è fatto trovare.

Morale della favola, sempre che di favola e non di storia horror si possa parlare, nessuno della dirigenza di questo istituto universitario cattolico riesce a proferire mezza parola contro l’aborto volontario, pratica che perfino l’osannato Concilio Vaticano II, giova ricordarlo, classifica alla voce «abominevole delitto». Ma il Canada e l’Ontario son lontani, replicheranno qui alcuni, per rassicurarsi e per ridimensionare la gravità del fatto. Ne siamo proprio così sicuri?

Ha senso chiederselo dato che la sensazione è che in casa cattolica certi temi - segnatamente i valori non negoziabili - siano stati in realtà messi da tempo in soffitta a beneficio di una nuova stagione di dialogo che ha un solo ma enorme limite: quello di non avere una direzione. Come si può, infatti, dialogare se a monte non esiste una condivisione sui fondamenti dell’antropologia? E quale impatto potrà mai avere sul prossimo la mia testimonianza cristiana se, interpellato sulla difesa della vita nascente, mi troverò a divagare, né più né meno di quel che farebbe un Cappato qualsiasi? No, il King’s College non è affatto lontano. Purtroppo.