• Saga Rowling

Se anche la Rowling finisce nel tritacarne “trans”

Parliamo dello psicodramma che di recente ha coinvolto Joanne K. Rowling, la scrittrice britannica dalla cui penna è uscito il famoso personaggio di Harry Potter. Da alcuni mesi la Rowling, sebbene plauda a buona parte delle rivendicazioni dell’universo Lgbt, sostiene una tesi lapalissiana: se sei nato maschio non puoi diventare donna.

Il tutto iniziò con l’appoggio pubblico su Twitter dato dalla mamma di Harry Potter a Magdalen Berns, lesbica dichiarata e militante gay, la quale difendeva il sesso biologico, come stanno facendo molte altre sue “colleghe” omosex, e trovava inconcepibile che una lesbica fosse insultata per il rifiuto di uscire con una donna trans, ossia con un uomo che si crede una donna. Nel dicembre scorso la Rowling difese anche Maya Forstater, lavoratrice che perse il proprio posto di lavoro per alcuni tweet considerati transfobici.

Arriviamo agli ultimi giorni. In un tweet la scrittrice inglese dichiara che il sesso biologico è una realtà e quindi è un dato di realtà essere maschi o femmine. Ecco le sue parole: «Se il sesso non è reale, non ci può essere attrazione per lo stesso sesso. Se il sesso non è reale, la realtà vissuta delle donne a livello globale viene cancellata. Conosco e amo le persone trans, ma cancellare il concetto di genere rimuove la capacità di molti di discutere in modo significativo delle proprie vite. Non è odio dire la verità. L’idea che le donne come me, che sono empatiche con le persone trans da decenni perché sono vulnerabili allo stesso modo delle donne alla violenza maschile, “odino” le persone trans perché pensano che il sesso sia reale è un’assurdità. Rispetto il diritto di ogni persona trans di vivere in un modo che sia autentico e adatto per essa. Avrei marciato con voi se foste discriminati sulla base dell’essere trans. Allo stesso tempo, la mia vita è stata plasmata dall’essere femmina. Non credo sia odioso dirlo».

Ovviamente la Rowling è stata coperta di insulti, che andavano dall’appellativo «Terf» (Trans-Exclusionary Radical Feminist: una femminista radicale che discrimina le persone transessuali) a strega o prostituta. I suoi libri sono stati bruciati e un signore li ha ridotti a compost. Critici nei suoi confronti anche l’attore Daniel Radcliffe, che interpretò sul grande schermo Harry Potter, e Eddie Redmayne, attore della saga, sempre inventata dalla Rowling, «Animali fantastici e dove trovarli». Su altro fronte però c’è da registrare che molti addetti ai lavori, che si occupano di disforia di genere, hanno manifestato il proprio supporto alla Rowling.

Il 10 giugno scorsola scrittrice inglese risponde alle critiche in un post molto lungo pubblicato sul suo sito: «Ho cinque ragioni per essere preoccupata dal nuovo attivismo trans e per aver deciso che dovevo parlare». La prima sta nel fatto che lei da anni si occupa di problematiche sociali legate alla condizione della donna. Eliminare il concetto di “donna” legato al sesso genetico danneggerà anche queste cause sociali. In secondo luogo, la strategia dell’attivismo trans sta puntando molto sull’educazione dei bambini: occorre tutelarli. Terza ragione: la Rowling è scrittrice e tiene molto in considerazione la libertà di parola. Il quarto motivo è legato al fatto che la scrittrice è assai preoccupata da tutte quelle donne che vogliono “diventare” uomini, buttando nel cestino la loro fertilità, preoccupazione che si fa particolarmente acuta pensando a quelle moltissime donne pentite di questa loro scelta che vorrebbero ritornare ad essere donne a tutti gli effetti. Il fenomeno non è marginale. Negli ultimi anni «il Regno Unito ha registrato un aumento del 4400% di ragazze sottoposte a trattamento di transizione». E una quota molto rilevante di questa percentuale è data da donne autistiche.

La Rowling è poi preoccupata dal fatto che l’attivismo trans ormai ha parificato la pratica di rettificazione sessuale con quella di un’autocertificazione, tanto che oggi spesso non serve nemmeno più l’operazione chirurgica e la somministrazione di ormoni. Arriviamo infine alla quinta ragione: l’attivismo trans ha aperto le porte di bagni e spogliatoi femminili a qualsiasi uomo che si presenta come donna. Il rischio di violenze e stupri è elevatissimo. La Rowling tocca questo aspetto con evidente partecipazione perché lei stessa, come scrive nel post, è stata vittima di abusi sessuali da parte dell’ex marito.

Poi l’affondo che parte dalla lettura di un articolo sulla piattaforma Devex e intitolato «Creare un mondo post Covid-19 più giusto verso le persone che mestruano», espressione quest’ultima usata per distinguere le donne biologiche dalle donne trans: «Non basta che le donne siano alleate dei trans, devono accettare e ammettere che non c’è alcuna differenza materiale tra le trans e loro stesse. Ma, come molte donne hanno detto prima di me, “donna” non è un abito. La “donna” non è un’idea nella testa di un uomo. La “donna” non è un cervello rosa, una simpatia per Jimmy Choo o per qualsiasi altra idea sessista ora in qualche modo propagandata come progressista. Inoltre, il linguaggio “inclusivo” che chiama le donne “mestruatrici” e “persone con la vulva” colpisce molte donne come disumanizzante e umiliante. Mi rifiuto di piegarmi a un movimento che credo stia facendo un danno dimostrabile nel cercare di erodere la “donna” come classe politica e biologica e nell’offrire copertura a possibili predatori. Mi schiero al fianco di donne e uomini coraggiosi, gay, etero e trans, che si battono per la libertà di parola e di pensiero, e per i diritti e la sicurezza di alcuni dei più vulnerabili della nostra società».

Infine, non poteva non dire la sua anche l’Onu per bocca di UN Women, un’organizzazione delle Nazioni Unite ultra femminista che in un tweet rilancia uno slogan contro la Rowling che è ormai diventato virale: «Le donne transgender sono donne. Qualsiasi affermazione contraria cancella l’identità e la dignità delle persone transgender».

Nella saga di Harry Potter, alla fine, trionfava sempre il bene. Nella saga della Rowling e del mondo trans non crediamo al lieto fine perché, se la realtà ha sempre ragione, non sempre gli uomini danno ragione alla realtà.