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Borgo Pio
a cura di Stefano Chiappalone
29 giugno

Santi Pietro e Paolo, il Papa impone il pallio ai nuovi metropoliti

Nella Basilica vaticana la celebrazione nella solennità degli Apostoli «colonne della Chiesa», durante la quale Leone XIV ha imposto agli arcivescovi metropoliti nominati nel corso dell'anno l'insegna liturgica che simboleggia in modo speciale l'unione col Vicario di Cristo e la sollecitudine del pastore.

Borgo Pio 29_06_2026

Sono trentacinque in tutto i nuovi arcivescovi metropoliti nominati nel corso dell'anno, che questa mattina nella Basilica vaticana hanno ricevuto il pallio dalle mani di Leone XIV. Ricorrenza non casuale quella della solennità dei santi Pietro e Paolo, dal momento che il pallio simboleggia proprio la speciale unione dei metropoliti con la sede romana, nonché (essendo fatto di lana) la sollecitudine del pastore che reca sulle proprie spalle il gregge. Fra i nuovi metropoliti due cardinali, ed entrambi polacchi: Grzegorz Ryś, arcivescovo di Cracovia, e Konrad Krajewski, arcivescovo di Łódź. Tre gli italiani: Francesco A. Soddu, arcivescovo di Sassari; Michele Autuoro, arcivescovo di Benevento; e Giampaolo Dianin, arcivescovo di Gorizia.La celebrazione segna anche l'ultimo atto del secondo concistoro straordinario del pontificato.

L'omelia del Papa è un dittico che guarda ai due Apostoli, «l’uno scelto da Gesù come pastore del suo gregge e l’altro eletto come apostolo delle genti». La «grandezza d'animo» del primo lo spinge a farsi «voce di tutti nella professione dell’unica fede», benché non sia perfetto – tuttavia, sa «riconoscere i propri sbagli e ravvedersi, senza scoraggiarsi e senza venir meno alla missione di annunciare il Vangelo e radunare il gregge di Cristo, fino al martirio, che subisce proprio qui, a Roma, non lontano dal luogo in cui ci troviamo».

Le chiavi affidate ai successori di Pietro sono simbolo della «sollecitudine per l'unità», perché una chiave «non abbatte le porte, ma le apre e le chiude, ricercando al loro interno le leve giuste e accompagnandone i movimenti», così «la comunione, nella Chiesa, non si costruisce irrigidendosi sulle proprie posizioni, ma ricercando, nei cuori di tutti, i punti di incontro nella Verità, alla cui sola luce ciascuno diventa per l’altro strumento di crescita».

Simboli di Paolo sono invece «il libro e la spada, strettamente uniti tra loro», come lo stesso Apostolo spiega nella Lettera agli Ebrei: «La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio», penetrando nei cuori, compreso il suo che «si è lasciato trasformare dalla potenza della Parola di Dio, che lo ha sottratto alla violenza per condurlo sulla via dell’amore». Parabola così sintetizzata da sant'Agostino: «Dio prese il persecutore della Chiesa e ne fece un messaggero di pace. Gli perdonò tutti i peccati e lo collocò in un ministero dove egli avrebbe potuto perdonare i peccati altrui».

È guardando alle «due colonne della Chiesa» che Leone XIV introduce «il rito antico e suggestivo della consegna dei pallii agli Arcivescovi Metropoliti. Queste fasce di lana bianca ornate da croci esprimono infatti l’impegno di ogni Pastore – ma anche di ogni cristiano – a prendere sulle proprie spalle i fratelli e le sorelle che gli sono affidati, come altrettanti agnelli del gregge del Signore, e a sacrificare per loro energie, tempo, fatica, e anche la vita, perché a tutti giunga il Vangelo e il mondo intero trovi in esso armonia e concordia».