• SPAGNA: E' ATEO IL 30%

Sànchez senza Bibbia, evaporato il cristianesimo

Il nuovo premier spagnolo Pedro Sánchez ha giurato senza mettere la mano destra sui Vangeli e senza inginocchiarsi davanti al Crocifisso. Una scelta coerente con la situazione attuale di quella che fu il bastione del cattolicesimo: la Spagna. Secondo gli ultimi dati gli atei sono il 30%. E per chi si professa cristiano le cose non vanno meglio...

Le Cortes, il parlamento spagnolo, hanno sfiduciato il premier dei popolari Mariano Rajoy. Il nuovo governo costituitosi in quattro e quattr’otto è guidato dal socialista Pedro Sánchez, il quale ha prestato giuramento, alla presenza del re Felipe IV, nel consueto palazzo della Zarzuela. Ha giurato, però, senza mettere la mano destra sui Vangeli e senza inginocchiarsi davanti al Crocifisso. Anzi, la sala era stata privata, appositamente, di ogni simbolo religioso. Ciò è coerente con la situazione attuale di quella che fu una volta lo stendardo e il bastione del cattolicesimo nel mondo, la Spagna.

Secondo una recente ricerca effettuata dallo statunitense Pew Research Center e divulgata al sito spagnolo Religión confidencial, oggi solo due terzi degli spagnoli si considerano cristiani, cosa che pone gli iberici, in classifica, al di sotto di Paesi come Germania, Austria, Svizzera, Regno Unito o Finlandia. L'indice degli atei o degli agnostici è del 30%, il che pone la Spagna al di sopra della pur laïque Francia (28%) e della Germania (24%). Il fatto che il 30% degli spagnoli si dichiari ateo o agnostico mette poi il Paese al sesto posto nell'Europa occidentale dietro a Paesi Bassi (48%), Norvegia (43%), Svezia (42%), Belgio (38%) e Danimarca (31%). La media europea è il 24% di agnostici. Il che fa dell’Europa occidentale una delle zone più secolarizzate del mondo.

Insomma, nella culla del cattolicesimo e del protestantesimo, quantunque la stragrande maggioranza degli adulti intervistata sia battezzata, sono tanti quelli che non si definiscono cristiani. L’indagine del Pew Research Center su «Credenze e pratiche religiose nell’Europa occidentale» ha evidenziato che alcuni si dicono ex cristiani perché gradualmente hanno smesso di credere negli insegnamenti religiosi, altri si sono allontanati per via degli scandali (pedofilia in primis), altri ancora non condividono le posizioni ecclesiastiche su questioni sociali come l’aborto, il divorzio o l’omosessualità. Ma la massa è costituita dai cristiani non praticanti, i quali sono la maggioranza assoluta e in certi luoghi, come il Regno Unito, toccano punte del 55%, tre volte di più di quelli che frequentano le chiese.

E anche in Spagna quelli che si dichiarano cristiani sono in grande maggioranza non praticanti. Ma, singolarmente, hanno un giudizio mediamente positivo sulla Chiesa e le sue organizzazioni: «perché aiutano i poveri». Però sono a favore dell’aborto e delle nozze gay. Sul 92% dei battezzati ed educati nella religione, costituiscono il 66%. Sarebbe da indagare il perché del giudizio positivo dei non praticanti, che lascia intuire, di contro, un giudizio più critico nei  praticanti. Forse l’atteggiamento tutto sommato menefreghista del non praticante lo tiene lontano dalle beghe ecclesiali, nelle quali è immerso, invece, chi pratica la parrocchia e una, o più, delle tante realtà associative cristiane.

Il praticante, oggi, o è tradizionalista, e dunque critica la Chiesa «da destra», o è progressista, e allora per lui la Chiesa non è ancora sufficientemente «aperta» nei confronti del «mondo». Il quale è portatore di una cultura mainstream politicamente corretta, cioè post-moderna, cioè radical-chic e plagiata dal marxismo liberal americano. In ogni caso, l’«autodemolizione» lamentata da Paolo VI procede a grandi passi. Tra l’altro, il cristianesimo dei non praticanti sarebbe tutto da investigare, visto che, per restare alla Spagna, solo il 21%, uno  su cinque, crede in Dio «come descritto nella Bibbia», mentre sei su dieci parlano di un generico potere superiore o una forza spirituale che assomiglia sempre più a quella di Guerre Stellari. Stando così le cose, nessuna meraviglia che il primo ministro socialista giuri, come da noi, sulla Costituzione e allinei la Spagna ai Paesi «avanzati». Sempre meglio della pulizia religiosa come nel 1936-39.

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