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Rigopiano, "è inutile la caccia al colpevole"

Nella tragedia dell’hotel Rigopiano, travolto da una valanga, continua ad aumentare il bilancio delle vittime: 17 i corpi ritrovati. E si intensifica la caccia al colpevole: l'hotel era costruito in un luogo sicuro? Sì, secondo il geologo Uberto Crescenti. La tragedia è causata da una circostanza veramente rara.

Rigopiano

Nella tragedia dell’hotel Rigopiano, travolto da una valanga, continua ad aumentare il bilancio delle vittime: 17 i corpi ritrovati sotto la neve e le macerie. E aumentano le polemiche. L’ultima, ieri, è nata dall’ipotesi, formulata dal forum H2O Abruzzo, secondo cui il resort di lusso sarebbe stato costruito sulle macerie di una precedente slavina, in un terreno tutt’altro che sicuro. E’ un’ipotesi che fa ripetere la domanda angosciosa: si poteva evitare la strage? Si poteva prevenire? La Nuova Bussola Quotidiana ne ha parlato con il professor Uberto Crescenti, docente di Geologia all’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti.

Secondo il quale, una prevenzione vera e propria era impossibile, per una tragedia che è causata “… dalla combinazione rarissima di due catastrofi: una grande nevicata che non si vedeva così da 60 anni e lo scuotimento del terreno causato dal terremoto. Una combinazione così, non si poteva prevedere, è una possibilità molto, ma molto remota. Non c’erano precedenti. Il versante boscoso su cui è stato costruito l’albergo non presentava segni di slavine nel passato, quindi era un luogo ragionevolmente sicuro. Personalmente non me la sento di dare la colpa ai costruttori”.

Secondo Fabrizio Curcio, Protezione Civile, “se non si fa prevenzione ci restano solo i miracoli”. Ma allora non era proprio possibile prevenire la tragedia?

Si poteva prevenire, nel senso che, all’inizio della nevicata, si sarebbe dovuta spazzare la neve, sgombrare la strada, così da permettere l’evacuazione dell’albergo. Molti, fra i clienti che poi sono stati travolti, erano già pronti a partire e non lo hanno fatto solo perché sono rimasti intrappolati. Se si devono cercare delle responsabilità, sono queste: dopo l’allerta meteo non si può lasciare una viabilità così impraticabile. Il bilancio delle vittime sarebbe ora meno drammatico.

L’ultima puntata della polemica, però, riguarda il sito stesso su cui è stato costruito l’hotel. Si ripete sempre che era già stato oggetto di indagine e ora c’è anche l’ipotesi che fosse costruito su una precedente slavina…

L’indagine non riguardava la sicurezza del sito, ma autorizzazioni amministrative e il processo si era concluso con un’assoluzione. Dunque è una notizia che non va confusa con l’aspetto geologico.

E l’ipotesi di H2O Abruzzo secondo cui era un territorio pericoloso?

Si deve prima sgomberare l’area da tutta la neve, attualmente non si può verificare se in quel sito vi siano sedimenti di una precedente slavina. Fino a quando non andremo a ispezionare il terreno (e vi andrò anch’io, personalmente), non si può dir nulla di concreto. E’ un’ipotesi e nulla di più. Il bosco, attorno all’albergo, non presenta alcun segno di slavine precedenti. Sono alberi verdi, puliti, che non hanno subito danni da valanga o frana.

E allora come si spiega tutta questa caccia al colpevole, secondo lei?

Perché quando avvengono tragedie di questo genere, tutti cercano un colpevole. E’ sempre così. E’ rassicurante, in un certo senso. Invece c’è da preoccuparsi per la dichiarazione rilasciata dal presidente della Commissione Grandi Rischi, sulla possibilità che un terremoto di magnitudo 7 possa causare una catastrofe analoga a quella del Vajont nella diga di Campotosto. E’ una dichiarazione veramente grave.

In che senso?

Nel senso che l’allarme è infondato. Un terremoto di magnitudo 7 non si può prevedere. Nessun terremoto si può prevedere. La Commissione Grandi Rischi parla di un pericolo dato dalla posizione del lago di Campotosto, che sarebbe sulla linea di faglia, ma non è così: la faglia non passa sotto il lago, ma ad un chilometro più ad Est. Terzo: la diga ha resistito a tutti i terremoti e non presenta danni dagli ultimi sismi. L’Enel la sta tenendo monitorata e non ha ritenuto la situazione allarmante. E se proprio ci fosse un dubbio, la Commissione Grandi Rischi farebbe bene a parlarne con l’Enel, in privato, prima di diffondere affermazioni da panico.

Eppure, aggiungiamo noi, questa è la gestione tipica di tutti i grandi cataclismi degli ultimi anni. A fronte di condanne e processi per catastrofi naturali, caccie al colpevole e inchieste televisive, pare quasi più “saggio” mettere le mani avanti e lanciare un allarme per un disastro che non è neppure realistico prevedere. Sempre che questa moda non provochi la paralisi di lavori pubblici, la fuga di popolazioni intere. O lo svuotamento di un lago.