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Renzi mai così in basso. Rispunta il Patto del Nazareno

Renzi in crisi e il Pd scende al 32%, quasi 9 punti in meno rispetto alle elezioni europee di un anno fa. il Movimento Cinque Stelle raggiunge il 26%, mentre la Lega si attesta attorno al 14%, stessa percentuale dell’alleato Forza Italia. Lo dice un sondaggio pubblicato da Repubblica. E rispunta il Patto del Nazareno. 

Il premier Matteo Renzi

Pur non essendoci elezioni imminenti, i sondaggi fotografano sempre gli umori dell’opinione pubblica e finiscono inevitabilmente per influenzare la classe politica. Quello pubblicato dal quotidiano La Repubblica e condotto da Demos per l’Atlante Politico, è particolarmente sorprendente. La popolarità di Renzi risulta a dir poco appannata e il Pd scende al 32%, quasi 9 punti in meno rispetto alle elezioni europee di un anno fa. Va detto che soltanto tre mesi fa il Pd veniva dato al 36%, quindi in tre mesi ha perso 4 punti. Si tratta del dato più basso degli ultimi 12 mesi. Della caduta del Pd beneficiano tutte le opposizioni, in particolare il Movimento Cinque Stelle, che raggiunge il 26%. La rincorsa della Lega prosegue, anche se in misura più rallentata, se è vero che il Carroccio si attesta attorno al 14%, stessa percentuale dell’alleato Forza Italia, che resiste e sembra lievemente risalire.

Essendosi estremamente personalizzata l’immagine del Pd, con la figura di un segretario che è anche presidente del Consiglio, risulta inevitabile che, di pari passo con il calo di consensi del Pd, perda appeal anche il suo leader. Un anno fa oltre il 70% degli elettori apprezzava Matteo Renzi, oggi quella percentuale è scesa al 41% (ma soltanto tre mesi fa era al 49%). Dopo di lui, a soli 4 punti di distanza, c’è Matteo Salvini (37%), seguito da Beppe Grillo (31%). La crescita di consensi dei grillini si spiega con la percezione, assai diffusa nell’elettorato, della loro estraneità a fenomeni di corruzione, che di recente hanno colpito trasversalmente sia il centrodestra che il centrosinistra. Lo scandalo “Mafia Capitale” ha certamente inciso su questo sondaggio, così come le difficoltà, mostrate dal governo, nel fronteggiare e gestire i flussi migratori e i tentennamenti su riforma della scuola e modifiche costituzionali.

Ma l’impressione è che anche all’estero il nostro premier non goda più di un credito illimitato. L’assedio dei migranti ha contribuito a incrinare i rapporti con Hollande, si vocifera che anche la Merkel sia un po’ insofferente alle uscite troppo spavalde di Renzi. Per non parlare degli americani, che mal digeriscono l’atteggiamento ondivago dell’esecutivo verso Putin. Subito dopo la battuta d’arresto subita alle elezioni regionali, il premier è apparso scarsamente autocritico, al di là di qualche dichiarazione di circostanza, e meno convincente del solito parlando di economia, lavoro, scuola, riforme. É come se il motore del suo esecutivo stesse perdendo un po’ di giri, tanto che qualche giornale parla di una clamorosa riesumazione del Patto del Nazareno. Berlusconi ha paura più di chiunque altro di andare alle urne perché con l’Italicum resterebbe completamente fuori dai giochi e il suo partito non avrebbe alcuna chance di andare al ballottaggio. Ha dunque tutto l’interesse a tenere in vita un premier che altrimenti rischia di fare la fine del suo predecessore Enrico Letta e di essere risucchiato nella trappola mortale delle vendette di partito.

Ecco dunque pronto un nuovo schema di accordo tra centrosinistra e centrodestra sulle cose da fare: revisione dell’Italicum, con premio alla coalizione anziché alla lista (espediente che farebbe comodo a Renzi e Berlusconi per escludere la possibilità di un governo pentastellato); ripristino del Senato elettivo, al momento abolito dalla riforma proposta da Palazzo Chigi. Questi sarebbero i “nobili” terreni di incontro tra gli opposti. In realtà la rinascente intesa prevederebbe appoggi di deputati verdiniani (col benestare di Arcore) su singoli provvedimenti renziani osteggiati da parte del Pd. Sarebbe anche un modo, questo, per rendere meno determinanti i voti di Alfano e quindi per svuotare il serbatoio di consensi di Ncd, che potrebbe a quel punto essere quasi ininfluente, se non su alcune scelte marcatamente governative, sulle quali, ovviamente, Forza Italia non potrebbe platealmente convergere. 

In altre parole, formalmente Forza Italia resterebbe all’opposizione, anche per non lasciare campo libero a Salvini e Grillo, ma rappresenterebbe l’anima dialogante di uno schieramento di centrodestra ancora tutto da costruire. I diretti interessati si sono già affrettati a smentire, com’è prassi in questi casi, ma i bene informati parlano di accordo Renzi-Berlusconi anche sulla “buona scuola”, la riforma della Rai, la banda larga, le telecomunicazioni, le riforme della giustizia. E non è poco. «Sulle cose da fare», ha dichiarato il vicesegretario Pd, Lorenzo Guerini, «ben vengano anche i voti dell’opposizione, perché non ci sono cose di destra o di sinistra ma solo cose utili al Paese». Se non è un indizio questo.