• NUOVI TOTALITARISMI

Regno Unito, sempre meno libertà per i pro vita

Nei campus universitari britannici emergono via via nuovi casi di associazioni di studenti che cercano di vietare l’affiliazione di gruppi pro vita. Municipi istituiscono “safe zone” per impedire di pregare davanti alle cliniche abortive, e politici vogliono eliminare l’obiezione di coscienza. Segni di un potere sempre più tirannico.

Sembra sempre più che le forze culturali pro aborto stiano cercando aggressivamente di spazzare via qualsiasi opinione dissenziente che si ostini a difendere la vita nel Regno Unito.

Nei campus universitari di tutto il Paese, le associazioni di studenti stanno adottando politiche totalitarie a favore dell’aborto, cercando di vietare non solo l’affiliazione di gruppi di studenti che invece difendono la vita del concepito, ma anche le loro iniziative e attività nei campus. Scelte politiche che non sono solo terribilmente antidemocratiche, ma che sono spesso successivamente dichiarate illegali dai tribunali competenti.

Tre esempi ci possono illuminare sulle vicende dell’ultimo anno. In questo periodo sono state portate con successo sfide legali contro le associazioni studentesche pro aborto dell’Università di Glasgow, dell’Università di Strathclyde e dell’Università di Aberdeen. Anche la politica studentesca dell'Università di Cardiff è stata modificata, a seguito di un ricorso legale, per eliminare qualsiasi parvenza di discriminazione o restrizioni alla libertà di associazione dei pro life.

I tentativi di censura contro la vita non si fermano però all’università. Anche i livelli locali di governo hanno intensificato nell’ultimo anno le proprie misure contrarie ad ogni attività pro life dei cittadini. Nel 2018, mentre il Ministero degli Interni aveva respinto ogni idea di legiferare per creare “zone cuscinetto” attorno alle strutture per l’aborto, per vietare preghiere e dibattiti pro life totalmente pacifici, diversi consigli locali (come a Ealing) hanno comunque emanato “ordini di protezione degli spazi pubblici”, spazi chiamati paradossalmente “safe zone” e che di fatto istituiscono aree di suolo pubblico dove solo ai credenti e ai difensori della vita è severamente vietato entrare o soffermarsi persino in preghiera!

Siamo alle tragicomiche: le zone “sicure” dove coloro che vogliono salvare da morte certa il più debole e insicuro tra gli esseri umani sono inaccessibili. Nell’ottobre 2019, Christian Hacking è stato il primo ad essere arrestato per aver pregato pubblicamente davanti a una clinica per aborti.

Successivamente, a Londra, il Centre for Bio-Ethical Reform UK è stato sottoposto a un ordine di restrizione perché ha usato immagini di feti abortiti come parte delle sue proteste pacifiche. Ora anche le immagini che ritraggono la realtà fanno paura, anzi terrorizzano gli abortisti inglesi che non vogliono assolutamente rendere visibile il crimine dell’aborto e della vittima di questo loro e tanto caro “diritto”.

La leader e paladina degli abortisti inglesi e deputata laburista Stella Creasy non è solo una normale sostenitrice dell’aborto: lei pensa che l’aborto debba essere autorizzato in qualsiasi circostanza fino al momento della nascita, pensa che tutte le garanzie a tutela del nascituro o dei diritti di coscienza concessi ai professionisti medici debbano essere rimosse.

Università, amministrazioni pubbliche, immagini e poster pro vita: tutto sembra urtare le ragioni del politicamente corretto e pro aborto inglese. Peccato che a rimetterci siano centinaia di migliaia di bambini abortiti del Regno Unito (oltre 200.000 aborti nel 2018) e la libertà e uguaglianza degli stessi cittadini. I pro life - cioè quelli che credono alla scienza biologica e alla vita umana che inizia dal concepimento - sono discriminati, minacciati, puniti.

La vita è preziosa ed è il fondamento di ogni civiltà democratica. Se una società arriva al punto in cui diventa illegale protestare contro l’infanticidio e l’aborto, allora la società diventa tirannica, non più democratica. Grazie al Cielo, seppur sfidando galera e persecuzioni, anche nel Regno Unito ci sono vivi e vivaci difensori della vita, disposti a soffrire pene e a sacrificarsi pur di salvare la vita di un nascituro.