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LA LETTERA

Referendum. Dieci errori da non commettere più

Dopo il clamoroso esito del referendum sulla riforma costituzionale, ci si domanda come abbia fatto Matteo Renzi a bruciare il consenso così in fretta. Ecco una lista di 10 errori che ha commesso, dall'arroganza dimostrata allo scollamento con la gente comune, passando per la questione (non secondaria) delle banche.

Politica 08_12_2016
Matteo Renzi

Caro direttore,

durante la campagna referendaria, vinta in modo quantitativamente inaspettato, ti avevo inviato un elenco di 10 motivi per i quali era bene votare NO. Dopo il clamoroso esito, mi permetto inviarti altri 10 punti, per sintetizzare le ragioni per le quali, anche a mio parere, il premier scout è risultato sconfitto, come da lui stesso ammesso. Faccio questo non per rovistare il coltello nella ferita dei perdenti, ma per ricordare a me stesso ed a tanti amici gli errori che si debbono evitare quando ci si impegna, nei vari fronti, con la vita. Ognuno di noi potrebbe, in altre circostanze, commettere gli stessi errori e quindi è bene essere sempre guardinghi. Ma veniamo ai 10 punti.

1) Renzi ha perso a causa della sua arroganza e presunzione, che, alla fine, lo hanno fatto trovare solo, accompagnato soltanto da pochi amici non credibili. Ha sfidato tutto e tutti, pensando, forse, di essere talmente forte da avere oramai in mano tutta Italia. E’ lo stesso motivo per il quale sono caduti i principali leader della prima repubblica. Credevano di essere invincibili ed intoccabili, ed invece…

2) Ancora una volta, si è dimostrato che il popolo reale e vero (“l’uomo comune “ di Chesterton) è più forte e libero dei TG e dei giornali padronali. Renzi ha letteralmente invaso tutte le reti televisive, con metodi ai limiti delle regole fissate durante le campagne elettorali, ma il popolo non gli ha creduto: primo, perché è stato ripetitivo fino alla noia; secondo, perché la gente capisce quando il troppo stroppia.

3) Il popolo ha anche fatto capire che il tentativo di voto di scambio non premia. I 500 euro regalati ai diciottenni non li ha distolti dal votare NO e la stessa cosa è successa relativamente ai pensionati ed agli impiegati pubblici. Le varie operazioni erano così palesemente strumentali, che il popolo se ne è accorto e ha rifiutato di farsi prendere in giro.

4) Hanno votato SI soprattutto i ricchi, ma i poveri (e forse Renzi non lo sapeva) sono molti di più. E’ sintomatico che la vittoria (di misura) dei SI a Milano è stata determinata dal voto favorevole ottenuto nelle zone più benestanti della città, a partire dalla zona del centro. Del resto, Renzi ha cercato l’appoggio degli industriali (ma il presidente di questi non si dimette?), della FIAT, di certa imprenditoria, ma forse non sapeva (quante cose non sa) che tutti costoro hanno pochi voti ed i loro giornali non riescono più a convincere le persone. Ha fatto lo stesso errore di De Mita, a suo tempo, quando la DC perse perché guardata benignamente da Repubblica.

5) Più ampiamente, lo scout Renzi si è legato di più ai salotti radical chic che non al suo vero popolo, quello di base, quello che ogni giorno compie enormi sacrifici per riuscire a vivere e che, invece, non si sente ascoltato.

6) Renzi, il cattolico Renzi ha disdegnato ogni confronto con il grande popolo dei tre “family day”, imponendo, addirittura con voti di fiducia, l’improvvida legge relativa alle unioni civili (alias, matrimoni tra persone dello stesso sesso). Questa pervicace insistenza nel volere a tutti i costi quella legge, malgrado che la sua cultura cattolica gli avrebbe dovuto consigliare un’altra direzione (forse per compiacere Obama), ha indisposto un intero popolo che non per vendetta, ma per difesa della propria cultura, non ha potuto sostenerlo in questa circostanza. In verità, Renzi ha confidato nei cattolici “ufficiali”, non sapendo che anche costoro si stanno sempre più allontanando dal sentire popolare e sempre meno sanno scegliere sulla base della propria storia. Ma i cattolici “popolari” si sono dimostrati più sensibili e attenti.

7) Renzi ha cercato l’appoggio non solo dei ricchi, ma anche dei potenti, in particolare di Obama. E’ andato in America a cenare con lui, mangiando i pomodori coltivati dalla first lady (quanta demagogia!) e facendogli dire che con il SI l’Italia sarebbe decollata. A parte che questo episodio ha indisposto molti italiani (che sono più orgogliosi di quanto non sembri), forse Renzi non si era accorto che Obama aveva sostenuto la Merkel e questa ha perso più del 10%, era andato in Inghilterra per sostenere quel premier e poi ha vinto Brexit, aveva sostenuto Hillary ed ha vinto Trump. Non gli sono bastati questi precedenti del disastroso Barack?

8) La questione delle banche, soprattutto di quelle toscane, ha influito sul voto più di quanto non si creda.

9) A Renzi è venuta meno (come può succedere a tutti) la virtù della prudenza, che è una grande virtù cristiana. Gli è venuta meno la virtù della prudenza politica, che è grave per un leader di quel mondo. Si è inimicato tutti, a partire dai compagni di gran parte del suo partito, offendendo anche pubblicamente chiunque non fosse d’accordo con le sue idee.

10) La riforma costituzionale proposta era tecnicamente pessima ed il popolo se ne è accorto. Come Renzi invitava a fare, molti hanno approfondito il “merito” ed hanno constatato che effettivamente si trattava di una proposta non solo fatta male, ma anche potenzialmente pericolosa.

Caro direttore, stiamo attenti anche noi, ripeto, a non commettere gli stessi errori. Vivendo insieme al popolo, sarà più difficile, a Dio piacendo. Ora, passata la bufera della campagna referendaria, occorre rimettersi al lavoro, cercando “insieme” le soluzioni più appropriate per rispondere alle vere esigenze della gente.