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Conversione di san Paolo a cura di Ermes Dovico
Ora di dottrina / 194 – Il supplemento

Redentore e Corredentrice, la spiegazione del beato Alberione

Appoggiandosi alle Scritture, alla Tradizione e al Magistero, il padre della Famiglia paolina affermava la verità della corredenzione spiegando che Gesù, «Mediatore principale per ufficio», associa a Sé sua Madre nell’opera di mediazione: ella, per mezzo di Lui e in Lui, merita così la salvezza dei suoi figli.

Catechismo 25_01_2026

Innumerevoli scritti, fondazioni di riviste e periodici, di istituti religiosi e chiese: è questa in breve l’eredità del beato Giacomo Alberione (1884-1971), padre della “Famiglia paolina” e apostolo instancabile della Parola di Dio. Tra le sue numerose pubblicazioni, spiccano alcuni volumi dedicati alla Madonna, che egli venerava in particolare con il titolo di Regina degli Apostoli. A partire dal 1938, don Alberione si dedicò per tre anni consecutivi alla predicazione del mese di maggio alle Figlie di San Paolo, che ne presero appunti; queste annotazioni vennero da lui riviste e corrette per poter essere poi consegnate alla pubblicazione. Nel 1938 vide la luce il primo volume della trilogia Maria nostra speranza, dal titolo Le grandezze di Maria, seguito dal secondo volume (1939), Le Feste di Maria Santissima e dal terzo (1940), Mese di maggio. Nel 1948, il beato Alberione pubblicava un nuovo scritto mariano, Maria Regina degli Apostoli.

Il tenore di questi scritti è semplice, divulgativo, come si addice alla predicazione; nondimeno si può notare l’attenzione di don Alberione a poggiare il suo insegnamento sulle solide fondamenta delle Scritture, dei Padri della Chiesa, della liturgia, dei santi e del Magistero. Si nota chiaramente che il suo intento non è solo di edificare, ma anche di ancorare le sue figlie sul fondamento di una dottrina non sua, maturata, custodita, trasmessa nei secoli dalla Chiesa.

Don Alberione si sintonizza sulla frequenza dei santi che abbiamo considerato le scorse domeniche, comprendendo che Maria occupa un posto speciale nel pensiero di Dio, che la colloca al di sopra di ogni creatura: «Allorché il Signore stabilì la creazione del mondo, intese creare una scala di esseri di varia gradazione. Essa era formata da creature inanimate e da creature animate […]. Ma la creatura più bella uscita dalle mani dell'Altissimo, Colei che raduna in sé tutte le meraviglie dell'ordine naturale e soprannaturale, è Maria. Ella è il capolavoro di Dio. Il Figliuolo, la Sapienza increata, pensò a Lei da tutta l'eternità e si preparò, nel cuore di Lei, un degno Tabernacolo, la Pisside preziosa in cui avrebbe dimorato. Lo Spirito Santo, che doveva unirsi a Maria come a sua celeste Sposa, fare di Lei un prodigio di santità e comunicare alla Vergine SS. le grazie più eccelse la volle così ricca da superare in santità, fin dalla sua Concezione, tutti insieme gli Angeli e i Santi» (Maria nostra speranza, III, 1940, pp. 9-10).

Il beato trasmette il dato acquisito nella Tradizione della Chiesa circa la superiorità ineguagliabile di Maria Santissima nell’ordine della natura e della grazia, a motivo della sua predestinazione ad avere un rapporto privilegiato e singolare con il Figlio, di cui era predestinata a divenire Madre, e con lo Spirito Santo, che dall’eternità l’aveva eletta come sposa. Con un linguaggio semplice viene espressa la verità di Maria elevata ad un ordine superiore a quello di ogni altra creatura, un ordine che la pone “in contatto” con la Santissima Trinità, in particolare con il Verbo: l’ordine ipostatico.

Se questa è l’altezza in cui si colloca Maria Santissima fin dal primo istante della sua vita, perché così è stata pensata dall’eternità, appare più che logico che ella abbia partecipato all’opera della Redenzione in modo del tutto singolare e superiore, sia nella recezione delle grazie meritate dal Figlio, così che ella è l’unica ad essere stata salvata per via preservativa, sia nel meritare ella stessa con il Figlio queste grazie e distribuirle universalmente. Un capitolo del primo volume è dedicato proprio a questo mistero; il beato Giacomo Alberione mostra di avere ben chiaro il ruolo unico di Maria sia nella Redenzione oggettiva (acquisto delle grazie) che in quella soggettiva (distribuzione), così come la sua dipendenza da Cristo: «Ella cooperò all'acquisto della grazia, e perciò è corredentrice; Ella espone le nostre necessità a Dio, e perciò è mediatrice di grazia; Ella ci ama e comunica la divina misericordia e perciò è nostra madre spirituale. Maria è Corredentrice. Cooperò con Gesù Cristo Redentore, sebbene in un modo secondario e dipendente, a meritare l'eterna salvezza» (Ibi, p. 67).

La precisazione del modo «secondario e dipendente» è, ancora una volta, la consistente risposta a quanti ancora oggi continuano a paventare il rischio di una redenzione “parallela”, che svuoterebbe la verità dogmatica di Cristo, unico Redentore e Mediatore. Ancora più esplicito è il seguente testo: «Il Redentore è Gesù Cristo solo. Maria concorse alla redenzione e vi cooperò per mezzo di Gesù Cristo e con Gesù Cristo. Gesù Mediatore principale per ufficio; Maria Redentrice secondaria e associata per divina disposizione alla grande opera. Maria non è fonte della grazia: lo è soltanto Dio. Ma la Vergine, unita a Gesù Cristo, ci meritò la grazia per congruità; Gesù Cristo per condegnità. La SS. Vergine fu associata a Gesù Cristo nella redenzione dell’umanità. In generale si può dire che Maria ci redense nel modo con cui ci redense Gesù Cristo. Questi per mezzo della sua passione; Maria per mezzo della sua compassione, cioè delle sofferenze unite alla sofferenza di Gesù» (Maria Regina degli Apostoli, 2008, p. 94).

Non è “a fianco” dell’unico Redentore, ma nell’unico Redentore, Gesù Cristo, che Maria coopera alla Redenzione; né è per un’insufficienza dell’opera di Lui, ma per «divina disposizione» che Ella viene associata all’opera della salvezza. L’unico «Mediatore principale per ufficio» associa a Sé sua Madre nell’opera di mediazione, cosicché è per mezzo di Lui e in Lui che ella può meritare la salvezza di tutti.

Non era dunque assolutamente necessario che Dio predestinasse una donna a cooperare all’Incarnazione redentrice del Figlio, ma ella è divenuta Madre di Dio e Corredentrice per beneplacito divino, perché Dio così ha voluto nella sua infinita sapienza. Don Alberione, come d’altra parte tutti coloro che hanno compreso la verità della corredenzione di Maria, si è posto nella prospettiva giusta: la corredenzione non è qualcosa che si approva o si disapprova sulla base di argomenti a priori o di possibili rischi, presunti o reali, ma sulla base della constatazione di ciò che Dio ha effettivamente disposto. E se Dio lo ha disposto, crollano tutte le presunte “premure” umane per evitare che si invada il campo dell’unico Redentore. Proprio questo è il secondo versante in cui si sviluppa il pensiero del beato su Maria Corredentrice: egli mostra che sono proprio le Scritture, comprese nel loro sensus plenior, ad attestare che Dio ha in effetti voluto associare la Madre all’opera di Redenzione del Figlio. Alla prossima domenica.



Ora di dottrina / 194 – Il video

La Vergine concepirà

25_01_2026 Luisella Scrosati

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Ora di dottrina / 193 – Il supplemento

Il beato Gabriele Allegra e la missione della Corredentrice

18_01_2026 Luisella Scrosati

Il grande biblista francescano si diceva fermamente convinto che «il titolo di Corredentrice è teologicamente esatto». Un titolo che si lega agli altri privilegi mariani e ci parla del grande disegno di Dio su Maria, che, nella riflessione del beato, comprende due grandi tappe.

Ora di dottrina / 192 – Il supplemento

Il beato Columba Marmion e la dottrina sulla corredenzione

11_01_2026 Luisella Scrosati

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Ora di dottrina / 191 – Il supplemento

San Massimiliano Kolbe e la predestinazione di Maria (II parte)

04_01_2026 Luisella Scrosati

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Ora di dottrina / 190 – Il supplemento

San Massimiliano Kolbe e la predestinazione di Maria

28_12_2025 Luisella Scrosati

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