• MISURA CHE FA ACQUA

Reddito di cittadinanza pure ai Bianchi, altro flop grillino

Secondo la Guardia di Finanza, le famiglie dei quattro accusati (i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, Francesco Belleggia e Mario Pincarelli) per la morte di Willy Monteiro avrebbero percepito indebitamente 33.000 euro. È noto che del reddito di cittadinanza hanno usufruito anche carcerati, e pochi beneficiari hanno trovato lavoro. Ma i Cinque Stelle non ammettono il fallimento

Già mesi fa la Corte dei Conti, nel suo “Rapporto 2020 sul coordinamento della finanza pubblica”, definiva “largamente insoddisfacenti” i risultati del reddito di cittadinanza, almeno per quanto riguardava la parte attiva del provvedimento, cioè quella dell’offerta di impiego ai percettori del sussidio.

La situazione dell’occupazione in Italia è certamente peggiorata negli ultimi sei mesi, come documentano tutte le statistiche, ma già a febbraio, quindi prima dello scoppio della pandemia, i dati diffusi dall’Anpal (Agenzia nazionale politiche attive del lavoro) documentavano il sostanziale flop di tale misura: meno di 40.000 dei 2,4 milioni di fruitori del reddito di cittadinanza avevano trovato lavoro. Peraltro è stato dimostrato che molti di essi il lavoro lo avevano trovato senza navigator, quindi probabilmente lo avrebbero trovato comunque, anche senza percepire il reddito di cittadinanza.

Va ricordato che Mimmo Parisi - l’uomo scelto dall’allora ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, e superpagato per gestire l’Anpal - è stato sfiduciato a fine giugno da una lettera inviata da nove parlamentari della maggioranza di governo al presidente del Consiglio. A lui viene imputato un certo immobilismo nell’attuazione delle politiche del lavoro e nella gestione dei navigator. In altre parole, Parisi si sarebbe rivelato palesemente inadeguato rispetto al delicato compito di far incontrare domanda e offerta di lavoro e di favorire, grazie anche all’ausilio dei navigator, la ricerca del lavoro di chi percepisce il reddito di cittadinanza. La tanto famigerata app che avrebbe dovuto avvicinare domanda e offerta di lavoro non è mai decollata, anche perché la riforma dei centri per l’impiego è rimasta di fatto sulla carta.

In questi mesi si è peraltro scoperto che molti beneficiari del reddito di cittadinanza (che, va ricordato, non è un assegno di disoccupazione ma solo un sussidio che dovrebbe accompagnare il cittadino a rientrare nel mondo del lavoro) non avevano i requisiti per riceverlo. Dunque, alla sostanziale inutilità del meccanismo di erogazione del reddito di cittadinanza, si sono sommate patenti ingiustizie, che lo hanno di fatto reso una delle tante misure propagandistiche, assistenzialiste e populiste.

L’ultimo imbarazzante episodio riguarda le famiglie dei quattro accusati per la morte di Willy Monteiro nella rissa di Colleferro. Avrebbero anch’esse ottenuto il reddito di cittadinanza (ma tre su quattro negano di averlo preso) senza possederne i requisiti, quindi truffando lo Stato.

Gli accertamenti compiuti dalla Guardia di Finanza dimostrano che le famiglie di Marco e Gabriele Bianchi, di Francesco Belleggia e di Mario Pincarelli, indagati per l’omicidio di Willy, avrebbero percepito indebitamente la somma complessiva di 33.000 euro come reddito di cittadinanza. E dagli accertamenti risulta che le famiglie in questione avrebbero “omesso di indicare nelle autocertificazioni compilate i dati dovuti, creandosi in tal mondo le condizioni per accedere al beneficio”. Sono così scattate le denunce per la violazione della legge sul reddito di cittadinanza. Gli accertamenti patrimoniali sui quattro sono partiti anche in seguito ai sospetti relativi allo stile di vita lussuoso, specie dei fratelli Bianchi, ritenuto non compatibile con la condizione di nullatenenti secondo quanto dichiarato allo Stato. Ora spetterà all’Inps - già nel mirino per non aver effettuato i controlli del caso - recuperare le somme indebitamente percepite. La Procura di Velletri invece dovrà valutare se i quattro hanno effettivamente violato la legge che regola il reddito di cittadinanza.

Già nel recente passato era stato appurato che il reddito di cittadinanza, pagato da tutti gli italiani, lo avevano ricevuto altri delinquenti e carcerati. I controlli non bastano perché si sa che in questi casi l’occasione fa l’uomo ladro e moltissimi disonesti approfittano di aiuti erogati a pioggia e riescono facilmente ad aggirare i vincoli di legge.

L’onestà intellettuale non è una qualità dei grillini, che altrimenti dovrebbero prendere atto del loro ennesimo flop e ammettere che misure come il Jobs Act hanno funzionato più del “Decreto Dignità” e del reddito di cittadinanza e sono servite a rilanciare almeno temporaneamente l’occupazione. Ma, si sa, i Cinque Stelle hanno a cuore la decrescita felice e si ostineranno a difendere l’indifendibile e quindi anche una misura fallimentare come quella del reddito di cittadinanza.