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ISLAM

Ramadan, l'islam entra a gamba tesa nel calcio

Per la prima volta in Europa, nel campionato tedesco, un giocatore musulmano ottiene di interrompere il gioco per sfamarsi, al tramonto, alla fine di una giornata di digiuno. Si tratta di un precedente che già sta per essere seguito da altre squadre. 

Sport 19_04_2022
Moussa Niakhaté

Circa un terzo della popolazione mondiale è musulmana. Non sorprende, pertanto, che lo siano anche alcuni dei migliori calciatori del mondo.

Eppure per la prima volta una partita di calcio è stata interrotta, contro il regolamento di gioco, per permettere ad un calciatore di interrompere il digiuno per il Ramadan. È successo nella Bundesliga tedesca, durante la partita Ausburg contro Mainz. Moussa Niakhaté, calciatore francese musulmano, non aveva bevuto né mangiato dall’alba. Il sole, però, sarebbe tramontato nel bel mezzo della partita. E così un accordo privato con l’arbitro gli ha permesso, scattata l’ora ‘x’, di andare a bordo campo, dissetarsi e ingurgitare qualcosa di proteico senza che la cosa inficiasse con l’andamento della partita: tanto il gioco era stato fermato per tutti.

Prima di Ausburg-Mainz, non era mai accaduto che un incontro di Bundesliga venisse interrotto per questo motivo. Creato il precedente, però, pochi giorni dopo anche Mohamed Simakan, difensore francese e musulmano, ha chiesto all’arbitro il medesimo trattamento durante RB Lipsia contro il TSG Hoffenheim. E così, un’altra partita della massima serie del campionato tedesco di calcio è stata interrotta per Ramadan. 

Il presidente del Consiglio centrale dei musulmani in Germania, Aiman A. Mazyek, ha accolto con entusiasmo il tacito accordo con gli arbitri. “È davvero una bella sensazione vedere quello a cui abbiamo assistito tutti. Perché i giocatori musulmani a volte possono avere difficoltà a digiunare, specialmente nel gioco professionistico. I club dovrebbero assolutamente parlare con arbitri e la Lega nazionale per concedere un paio di minuti in una partita: non danneggerà nessuno avere un appuntamento o due per bere e mangiare qualcosa”. Mazyek aveva già proposto un calendario in cui, durante il Ramadan, “si giochi solo dopo il tramonto, per semplificare la vita a tutti”.

In Premier League, invece, il dibattito sull’impatto che il mese sacro per l’islam può avere sulla vita dei calciatori professionisti fa già parte della quotidianità da tempo. E già lo scorso anno, è stato introdotto un accordo informale tra i capitani della Premier League circa l’esplicita opportunità per i calciatori musulmani di rompere il digiuno alla prima pausa utile di gioco appena dopo il tramonto: si corre a mangiare e bere appena il gioco è fermo per qualche altra ragione.  

Durante il mese di digiuno del Ramadan, i musulmani sono chiamati, infatti, ad astenersi dal mangiare e bere dall’alba al tramonto. Quest’anno il Ramadan è iniziato il 2 aprile e finirà il 2 maggio, con la celebrazione dell’Eid. Sbaglia chi paragona il mese islamico per antonomasia alla quaresima. Il Ramadan è quasi certamente una tradizione mutuata dal cattolicesimo, ma non ha niente a che fare con il digiuno, l’astinenza e la penitenza quaresimali. È in realtà il mese più festivo dell’anno per il mondo islamico. È un digiuno senza penitenza, dimensione trascendente né sguardo spirituale, e che apre al Al-Iftar, la rottura del digiuno serale, quando si mangia e fa festa senza limiti. Tant’è, per esempio, che i consumi alimentari durante il mese islamico sono equivalenti, in media, a tre mesi normali nei paesi islamici. 

E la presenza di musulmani che non intendono soprassedere alle regole del proprio credo è talmente numerosa e rumorosa che nel 2014, in Inghilterra, è nata la Muslim Chaplains in Sport (MCS). “I cappellani musulmani nello sport” - questo significa - con il motto “rafforza lo sport attraverso la fede” nascono proprio a Birmingham, una delle città inglesi più islamizzate, al punto da essere ribattezzata “la capitale del Jiahd”. È la prima organizzazione approvata e finanziata dalla Premier League e dall'EFL, che lavora in tutte le 92 squadre di calcio professionistiche. Con conferenze e seminari educativi si preoccupa di formare i giovani atleti musulmani, ma anche di far avvicinare all’islam i loro compagni di squadra: imam, e non, che con progetti vari lavorano alla loro crescita spirituale in un’Europa non a loro immagine e somiglianza.

La MCS è un punto di riferimento per i club della Premier League ed è la stessa a valutare di volta in volta l’opportunità di rinviare il digiuno dei professionisti. “Sebbene non ci siano regole islamiche per gli atleti, diamo loro consigli su come possono rispettare il digiuno e discutiamo di possibili esenzioni con allenatori o presidenti”, spiega Ismail Bhamji, amministratore delegato di MCS, a BBC Sport. “Mi è stato chiesto, per esempio, da un club della Premier League di parlare con un giocatore musulmano per spiegargli che avrebbe potuto posticipare il suo digiuno durante il Ramadan”.

La Nujum Sports è, invece, un’agenzia londinese con “il sogno di vedere un mondo in cui gli atleti musulmani realizzano il loro potenziale”, così si definiscono. Una squadra di professionisti che, allo scopo di creare un ambiente e una cultura capace di sostenere e difendere gli atleti musulmani di tutti gli sport in Occidente, segue 270 sportivi islamici e 180 calciatori della Premier League.

Ma è tutto il mondo del calcio che si sta facendo in quattro per incoraggiare i giocatori a praticare lo sport che amano durante il Ramadan, ma soprattutto ad educare le nuove generazioni alla tradizione islamica. Basti pensare che uno dei più famosi videogiochi di calcio al mondo, FIFA, di EA Sports, ha creato una pubblicità ad hoc per il mese sacro. E ha lanciato la Midnight Ramadan League. 

È incredibile come, in un’Europa completamente scristianizzata, l’islam abbia già un ruolo ed un valore ormai radicati nella realtà dello sport più diffuso e seguito al mondo. In un contesto europeo in cui si abbattono le statue di personaggi che ricordano il cristianesimo, in un Occidente in cui ci sono movimenti come i Black Lives Matter che chiedono di abbattere le statue di Gesù, in un’Italia dove, senza scomodare i sacramenti, c’è un’intera generazione di quindicenni che non ha mai visto fare il segno della croce e non sa cos’è, e dove si firmano petizioni perché i simboli del cattolicesimo vengano rimossi, l’islam dà lezioni. E senza che nessun intellò trovi il tempo per scombinarsi i capelli ed appellarsi al laicismo, le nuove generazioni vengono rieducate, guardando una semplice partita di calcio, sul cosa significa credere per davvero.

L’islam prova a riscrivere le regole con il calcio al Ramadan europeo, mentre nessuna delle grandi solennità cattoliche è mai stata rispettata nei calendari dei più importanti campionati. Basti pensare che di venerdì santo si gioca la serie A e nessuno s’è mai posto il problema. Sono lontani, insomma, i tempi in cui Al Qaeda si scomodava per lanciare una fatwa contro giocatori celebri come Rooney, Henry e Beckham.

Ed è interessante che il Ramadan interrompa le partite di calcio in una Germania dove, dal 2000, sono state chiuse 540 chiese cattoliche, 580 luoghi di culto sono stati profanati, 160 demoliti, 142 venduti, secondo un'indagine condotta dalla Catholic News Agency (KNA) nelle 27 diocesi. La diocesi di Passau, proprio in questi giorni, ha chiuso il suo seminario dedicato a Santo Stefano per mancanza di candidati al sacerdozio. In Inghilterra vengono chiuse 20 chiese l’anno. 

Mentre le chiese si svuotano, le moschee si affollano. Secondo le stime del Pew Research Center l’islam diventerà la più grande religione nel mondo entro il 2070. L’Italia è tra i grandi Paesi quello in cui la popolazione musulmana aumenterà di più in termini percentuali: +102,1% in vent’anni.