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LETTERA A MATTARELLA

Quelle sentenze creative che distruggono la famiglia

A fronte di alcune sentenze molte creative della magistratura italiana (soprattutto in tema di famiglia), alcuni avvocati hanno scritto una lettera a Sergio Mattarella, soprattutto nella sua qualità di Presidente del CSM, per segnalargli  la preoccupazione circa l’invasione del potere giudicante in quello legislativo, il che è contrario alla nostra Costituzione.

Politica 25_04_2017
Sentinelle in Piedi protestano per la sentenza di Trento

A fronte di alcune sentenze molte creative della magistratura italiana (soprattutto in tema di famiglia), alcuni avvocati hanno scritto una lettera a Sergio Mattarella, soprattutto nella sua qualità di Presidente del CSM, per segnalargli  la preoccupazione circa l’invasione del potere giudicante in quello legislativo, il che è contrario alla nostra Costituzione.

 

Ill.mo Sig. Presidente,

desideriamo, come cittadini italiani, esprimere a Lei, soprattutto nella Sua qualità di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, un nostro grave disagio.

Constatiamo che, da un po’ di tempo a questa parte, alcuni magistrati pensano di potersi sostituire al potere legislativo, emanando sentenze che vengono definite “creative”.

Uno degli esempi più clamorosi è dato dalla Corte d’Appello di Trento,  che, ricorrendo ad una interpretazione creativa delle norme, ha dato applicazione ad una legge che non c’è ed ha ritenuto, di fatto, legittimo un comportamento che il nostro ordinamento giuridico vieta (la legge 40/2004 vieta l’utero in affitto).

Soprattutto, riteniamo che la Corte d’Appello di Trento abbia violato  l’articolo 29 della Costituzione, che definisce la natura della famiglia, così come sono stati dimenticati gli articoli successivi che, riferendosi ai “genitori”, legano la responsabilità dell’educazione e del mantenimento dei figli all’atto creativo. Infatti, l’articolo 1 della legge 184/83 stabilisce il diritto dei figli a vivere nella propria famiglia naturale.

L’esempio più recente è dato dalla magistratura di Firenze, che ha letteralmente inventato una norma che in Italia non esiste, violando, ancora una volta, l’articolo 1 della legge 184/83 e contraddicendo tutti i principi relativi alla “genitorialità” proclamati anche a livello internazionale dall’ONU.

Il nostro disagio poggia su di una preoccupazione circa lo stato della nostra democrazia, basata sulla divisione dei poteri tra Governo, Parlamento e Magistratura. Pensiamo che la tendenza “creativa” della magistratura costituisca una palese violazione dell’articolo 101 della Costituzione.

Riteniamo  che l’organismo da Lei così autorevolmente presieduto non possa rimanere indifferente rispetto a questa tendenza, che può portare a scardinare uno dei punti fondamentali del nostro assetto istituzionale.

Ci rivolgiamo a Lei, sicuri che Ella vorrà porre in essere ogni attenzione a questo problema al fine di correggere ogni travisamento negativo della nostra Costituzione.

Con i più rispettosi ossequi

- Avv. Giuseppe Zola, del foro di Milano 

- Avv. Simone Pillon del foro di Perugia

- Avv. Daniele Ricciardi del foro di Roma

- Avv. Sara Napoleoni del foro di Roma

- Avv. Francesca Tosti del foro di Roma

- Avv. Marco Mazzolai del foro di Roma

- Avv. Maria Elena Ruggiano del foro di Perugia

- Avv. Barbara Grandi del foro di Ferrara

- Avv. Eva Sala del foro di Milano

- Avv. Gherardo Fiume del foro di Milano

- Avv. Ernesto Vitiello del foro di Milano

- Avv. Giovanni Testori del foro di Milano

- Prof. Paolo De Carli, ordinario c/o l’Università Statale di Milano, Notaio