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Asia

Prime denunce di conversioni forzate nel Rajasthan

Due missionari cristiani sono stati accusati di conversioni forzate in virtù della legge da poco entrata in vigore nello stato

In India i fondamentalisti indù sono riusciti a far introdurre in 12 stati della federazione delle leggi severe contro chi con l’inganno, la forza e degli espedienti induce qualcuno a lasciare la propria religione e convertirsi a un’altra. All’apparenza giuste, queste leggi “anticonversione” di fatto vengono quasi sempre usate per accusare ingiustamente sacerdoti, Pastori e missionari cristiani di convertire con promesse di doni, vantaggi materiali, cure miracolose. È una forma di persecuzione che serve a mettere in cattiva luce i cristiani agli occhi della gente, legittimare violenze e abusi nei confronti dei religiosi, limitarne l’attività e costringerli ad affrontare costose e spiacevoli cause legali. Il Rajasthan ha da poco approvato una simile legge anticonversione che era stata presentata nel febbraio del 2025. Le prime vittime della nuova norma sono due missionari, Chandy Varghese e Arun John, accusati di aver convertito e battezzato molte persone presso la chiesa di Beersheba, a Kota, nell’ambito di un evento durato tre giorni, dal 4 al 6 novembre, noto come Satsang Spirituale. La stazione di polizia di Borkhera ha registrato il 20 novembre la denuncia depositata dai dirigenti locali di gruppi estremisti indù, il Vishwa Hindu Parishad e la sua ala giovanile radicale, il Bajrang Dal. La polizia ha avviato indagini su dei video comparsi sulle reti social realizzati durante l’evento. Mostrano diversi giovani che affermano di credere in Gesù e di essere stati battezzati e che invitano altri a seguire il loro esempio. Nulla tuttavia dimostra che le conversioni siano state estorte. Uno dei missionari, Chandy Varghese, è anche accusato di aver fatto commenti offensivi all’indirizzo dell’induismo, di aver detto che Satana regna nello stato del Rajasthan e che i suoi abitanti saranno “liberati dalle catene del diavolo”.