• INTERVISTA

Prevenire la pedofilia? Con una vera amicizia

Don Massimo Camisasca (Fraternità San Carlo): è molto importante comprendere e aiutare le persone negli anni vissuti in seminario.

pedofili
Si è tenuta a Monza nei giorni scorsi l’annuale giornata degli amici della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo. Nell’occasione, al teatro Manzoni, don Massimo Camisasca, fondatore e superiore generale della Fraternità, ha risposto alle domande di Andrea Tornielli presentando in anteprima un nuovo libro dedicato al tema della famiglia, che sarà pubblicato il prossimo ottobre. È invece uscito in questi giorni un altro libro di don Camisasca, intitolato La casa, la terra, gli amici. La Chiesa nel terzo millennio (San Paolo, pp. 136, euro 13). Nella parte finale dell’incontro, il superiore della Fraternità San Carlo ha risposto a due domande dedicate all’attuale e scottante tema della pedofilia, sulla scorta delle notizie provenienti da Genova.


Don Massimo, siamo tutti sconvolti dalle notizie che ci arrivano da Genova, dove un sacerdote, don Riccardo Seppia, parroco della chiesa del Santo Spirito a Sestri Ponente, è stato arrestato perché accusato di abuso di minori e di spaccio di droga. Da molti anni don Riccardo viveva una doppia vita, e nelle notti del fine settimana si recava a Milano per frequentare saune gay. Inquietanti gli SMS che sono stati pubblicati. Ti chiedo, com’è possibile che questo accada senza che nessuno se ne accorga e per così tanto tempo?

I casi di pedofilia sono diffusi in tutti gli ambienti: coinvolgono famiglie, categorie professionali a contatto con bambini e ragazzi, etc. Ma fa molto più male quando vengono coinvolti sacerdoti, che dovrebbero essere padri, non nemici dei bambini. Purtroppo il fenomeno esiste e va affrontato. È importante il discernimento della persona candidata al sacerdozio. Vi assicuro che non è un compito facile. Io non sono psicologo, o meglio devo esserlo di necessità, ma esistono situazioni in cui gli sdoppiamenti di personalità sono forti ed evidenti. Ed esiste la possibilità di nascondersi. Questa possibilità diventa minore nel sacerdozio, perché poi, il sacerdozio fa esplodere le situazioni problematiche, dato che un prete è chiamato a confrontarsi quotidianamente con persone problematiche. Se non ha lui stesso affrontato a risolto il suo problema, rischia di finire per vivere una vita di giorno e un’altra di notte. Si formano due vite e questo va avanti fintanto che questa situazione regge. Quando non regge più, ecco l’esplodere di queste situazioni che sembrano davvero incredibili. Non c’è solo il comportamento di un sacerdote: qui ci troviamo di fronte al mistero del male. Perciò da una parte dobbiamo il più possibile cercare di comprendere chi abbiamo davanti, aiutare le persone a confidarsi. Ogni problema va affrontato in seminario, oppure sarà una pietra d’inciampo importante negli anni del sacerdozio».

Che cosa suggerisci per far sì che non si cada in queste situazioni? Come si risponde al problema della solitudine del prete?

«Io credo che sia importante favorire le amicizie sacerdotali. Proprio per paura dei rapporti morbosi, l’amicizia sacerdotale è stata accantonata. Oggi i sacerdoti avvertono la solitudine, vivono in solitudine. Penso che l’amicizia vera e sincera con altri sacerdoti sia di fondamentale importanza per la vita di un sacerdote».

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