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COMUNISMO LATINO

Persecuzioni in Nicaragua. Gli Usa denunciano, il Vaticano tace

Confische e arresti continuano, in Nicaragua, ai danni dei cristiani. Da ultimo, il regime di Ortega ha arrestato Juan Abelardo Mata, 80 anni. Denuncia chiara da parte degli Usa. Il Vaticano invece tace.

Libertà religiosa 10_07_2026
Murillo e Ortega (AP)

Senza tregua la repressione e confische nei confronti  della Chiesa, vescovi, sacerdoti, fedeli e leader sociali in Nicaragua. Scandaloso silenzio della Segreteria di Stato vaticana, denunciano con successo solo Stati Uniti e vescovi in esilio. La polizia della dittatura di Daniel Ortega e Rosario Murillo ha fermato monsignor Juan Abelardo Mata, 80 anni, nel pomeriggio di lunedì 29 giugno mentre si trovava in una clinica di Estelí. Alcune ore dopo, il vescovo emerito era stato “riaccompagnato” a casa sua, secondo quanto riferito da una fonte vicina al religioso.

Domenica 28 aveva presieduto una messa nella chiesa di La Cruz del Calvario, dove ha invitato i fedeli a pregare per la Chiesa perseguitata e per i sacerdoti in esilio, menzionando espressamente monsignor Rolando Álvarez e padre Frutos Constantino Valle Salmerón. Questa la sua colpa grave, ricordare il martirio ‘bianco’ di molti e le persecuzioni continue nei confronti della Chiesa. L’opposizione del Nicaragua aveva denunciato nei giorni successivi l’arresto imposto al vescovo emerito Juan Abelardo Mata, 80 anni. Secondo la dichiarazione dell’opposizione, riportata dall’EFE, «i recenti fatti contro monsignor Juan Abelardo Mata Guevara, vescovo emerito di Estelí, costituiscono un’ulteriore dimostrazione del clima di repressione e intolleranza che si respira in Nicaragua». 

A denunciare questo grave sopruso ancora una volta gli Stati Uniti d’America che il 4 luglio scorso hanno preso una posizione ferma di fronte alla continua persecuzione contro la Chiesa cattolica e preteso il rilascio immediato e incondizionato di monsignor Juan Abelardo Mata Guevara. «Chiediamo il rilascio immediato e incondizionato del vescovo nicaraguense Abelardo Mata, arrestato arbitrariamente dalla dittatura di Murillo-Ortega. Il vescovo Mata, ottantenne, non rappresenta alcuna minaccia per il regime e la sua salute è cagionevole. Condanniamo inoltre la continua e crudele persecuzione religiosa e la repressione da parte della dittatura di Murillo-Ortega. Gli attacchi alla libertà religiosa devono cessare», si legge nella inequivoca dichiarazione.

Lo stesso giorno, a seguito della presa di posizione di Washington, il Ministero dell'Interno nicaraguense (MINT) aveva annunciato ufficialmente, tramite un comunicato stampa, il rientro nella sua residenza del Vescovo emerito della diocesi di Estelí, Monsignor Juan Abelardo Mata Guevara, di 80 anni. Secondo il "comunicato stampa" delle autorità governative, a seguito di «indagine sull'origine di beni e legami familiari non compatibili con lo status sacerdotale del Vescovo emerito Abelardo Mata», l'alto prelato è rientrato nella sua residenza, dove il governo assicura che «rimane in perfette condizioni di salute» e sotto la dovuta «assistenza istituzionale». C’è solo da immaginare quali siano le cure istituzionali che sono riservate a monsignor Mata. Tuttavia il fatto certo che la dura e chiara dichiarazione di Washington abbia ottenuto l’effetto desiderato, confermando come non il pavido silenzio ma le chiare denunce possano indurre il regime di Ortega e Murillo al buon senso.  

Così ha fatto anche il vescovo nicaraguense in esilio Silvio Báez che anche domenica 5 luglio ha esortato la comunità internazionale a mostrare una solidarietà più chiara ed efficace con i popoli oppressi, nel contesto della repressione attuata dal regime di Daniel Ortega e Rosario Murillo in Nicaragua. Parlando da una chiesa negli Stati Uniti, monsignor Báez, a cui il Vaticano ha ordinato di lasciare il Paese per motivi di sicurezza, ha messo in guardia contro il crescente senso di impotenza che si diffonde nelle società governate da strutture di potere inflessibili, pur evitando di menzionare direttamente il Nicaragua. Costretto a lasciare il Nicaragua nell'aprile del 2019 per ordine di Papa Francesco, dopo aver difeso i manifestanti contro il regime di Daniel Ortega e Rosario Murillo, una repressione che ha causato centinaia di morti, il vescovo ausiliare di Managua, monsignor Silvio Báez, ha messo in guardia in un'intervista dei giorni scorsi al quotidiano nicaraguense Confidencial, ripresa il 9 luglio dall'agenzia di stampa cattolica Aciprensa, contro l'irrazionalità e la crudeltà che caratterizzano la dittatura nel Paese.

«Molto sangue è stato versato, molte vite sono state sacrificate, c'è stato molto dolore. E tutto ciò ha un prezzo infinito. Spero che tutto questo non sia stato vano e confido che il Signore raccoglierà tutto quel sangue, tutto quel dolore, tutta quella lotta nelle Sue mani misericordiose, e che serviranno da fertilizzante per una nuova fase nella storia del Nicaragua», ha detto il vescovo. Fino a quando proseguirà l’imbarazzante e irragionevole silenzio della Terza Loggia?