• DIBATTITO

Perché ho fiducia nelle "colombe"

Berlusconi aveva visto giusto nel proporre un governo di larghe intese. Con tutti i suoi gravi limiti, il governo Letta è il migliore governo possibile in questa situazione. E ora, dopo la scissione, si deve augurare ogni bene al Nuovo Centro Destra. 

Angelino Alfano

Sulla vicenda della scissione del Pdl e sulle prospettive che si aprono per chi ha a cuore i princìpi non negoziabili, ospitiamo l'opinione di Francesco Agnoli.

In principio furono le larghe intese. La vittoria risicata di Bersani, il successo di Grillo, spinsero infatti Berlusconi, per primo, con grande intuito, a proporre un governo di coalizione, tra Pd e Pdl. La mossa si rivelò intelligente, ed evitò, appunto, un governo Pd-Sel-M5S che sarebbe stato deleterio, per il paese, non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello morale. Avremmo già da tempo, infatti, matrimoni gay ed anche eutanasia, nonché divieto di obiezione di coscienza rispetto alla legge 194. Grillini, vendoliani e bersaniani, infatti, hanno su per giù le stesse posizioni, in campo etico, di Pannella. Quanto all’economia, qualcuno riesce solo a immaginare quanto sarebbe successo, tra spinte vendoliane, sindacati e demagogia grillina?

Immaginare un governo Pd-Sel-M5S è molto utile per capire perché Berlusconi avesse ragione. In politica bisogna guardare alla realtà dei fatti: abbiamo oggi in Italia il parlamento più a sinistra della storia repubblicana. Un parlamento in parte, solo in parte, frenato proprio dal governo delle larghe intese voluto da Berlusconi. Un governo, si badi bene, nell’ottica di chi scrive, pieno di punti neri, da Bonino a Saccomanni, ma il migliore tra quelli possibili, alla luce dei risultati elettorali. Non è cosa da poco, infatti, che proprio Berlusconi abbia scelto come ministri, non le Prestigiacomo, le Carfagna e i Rotondi, come in passato, ma Lupi, Alfano, Lorenzin, Quagliariello, cioè tutte persone che, oltre al resto, hanno sempre dimostrato una certa attenzione ai principi non negoziabili. Come lo stesso Mario Mauro, rispetto alle cui scelte si potrà discutere, come su tutto, ma che senza dubbio è stato, in tanti anni in Europa, uno dei pochi a rappresentare e incarnare certi valori.

Ebbene ad un certo punto i falchi del Pdl hanno ritenuto che fosse giunto il momento di far cadere il governo voluto dal loro leader Berlusconi, in nome della difesa di Berlusconi stesso. Questa posizione non ha generato, ma solamente inasprito tensioni precedenti tra le due ali del partito. Cosa giova far cadere il governo, hanno argomentato le cosiddette colombe? Berlusconi verrebbe forse salvato dai vari processi che pendono sul suo capo? Dalla interdizione dai pubblici uffici che sarà sancita a breve, non appena sarà resa esecutiva la sentenza che la stabilisce? Soprattutto, andando alle elezioni, oggi come oggi, chi vincerebbe? Non è difficile prevederlo: se oggi cadesse il governo Letta, Matteo Renzi andrebbe all’incasso e il Pd potrebbe forse governare da solo, insieme a Sel. Con il Movimento di Grillo intorno al 20%. 

Quale il vantaggio per il centro destra, che si troverebbe non solo integralmente all’opposizione, ma con percentuali inferiori al 20%? Senza forza parlamentare né ministri… Far cadere oggi il governo Letta, con tutti i suoi limiti - questa la conclusione delle colombe - significherebbe dunque consegnare il paese alla sinistra per molti anni. 

La riprova dovrebbe stare in questo: che a volere oggi la caduta di Letta sono proprio Renzi, il suo nuovo sponsor De Benedetti con Repubblica, e Grillo. Con loro, sulle stesse posizioni della sinistra più radicale, che non ha mai accettato una benché minima pacificazione e legittimazione del centro destra, proprio i falchi berlusconiani. 

Ma chi sono i falchi e chi le colombe? Nella semplificazione mediatica i primi sarebbero i più fedeli amici di Silvio Berlusconi, i secondi dei “traditori” che vogliono rimanere legati alla poltrona (non si capisce bene, a questo riguardo, quale poltrona abbia per esempio uno dei primi e più coraggiosi sostenitori della scissione come Giovanardi). 

La verità è ben diversa: da mesi le cosiddette colombe da una parte sostengono che non hanno alcuna intenzione di tradire nessuno, ma di rimanere lì dove sono da sempre (nel Pdl, mentre altri hanno voluto rifare Forza Italia), e in appoggio al governo (dove Berlusconi li ha messi), dall’altra mettono in luce il tentativo dei falchi di porre le mani sull’intero partito, delegittimando alcune componenti storiche dei moderati. Che Bondi, Galan, Capezzone, Carfagna, Prestigiacomo ecc., vogliano intestarsi l’intero partito, annichilendo molte delle varie anime che lo compongono, è del resto di tutta evidenza. 

A ciò si aggiunga una divisione ideale non secondaria, e ormai di lunga data: le cosiddette colombe, infatti, appartengono per lo più a quel mondo Pdl che ha sempre guardato alla difesa dei principi non negoziabili. Basti fare alcuni nomi: Maurizio Sacconi, Eugenia Roccella, Raffaele Calabrò e Gaetano Quagliariello, oggi tutte “colombe”, sono coloro che più si sono battuti in difesa della vita di Eluana Englaro, e non solo; Eugenia Roccella, Beatrice Lorenzin sono le persone che più si sono distinte, in questa legislatura, per la difesa del diritto dei medici alla obiezione di coscienza rispetto alla legge 194; Giovanardi è da sempre, insieme ad alcuni dei personaggi già citati, uno dei più coraggiosi difensori della famiglia e delle politiche contro la droga; Roccella, Pagano, Giovanardi, Sacconi, Formigoni e altre “colombe”, infine, sono coloro che nel Pdl si sono più spesi per evitare una legge su omofobia e transfobia che oggi, con un governo Bersani-Grillo, avremmo già da tempo, e chissà con quali eccessi. 

Dall’altro lato della barricata, all’interno del Pdl, molti (non tutti) dei cosiddetti lealisti: da Sandro Bondi, coordinatore nazionale del partito, favorevole a matrimoni gay, eutanasia e smantellamento della legge 40 (che a suo tempo difese), ai suoi sodali, nel campo etico, Galan, Capezzone, Carfagna… Giustamente Giovanardi, alcuni mesi orsono si chiedeva cosa ci fosse in comune tra la sua storia politica e quella dell’ex comunista Bondi e degli altri radicali pidiellini… E aggiungeva: sono loro che se ne vanno in Forza Italia, e chiudono la porta ai nostri valori e alla nostra storia. 

Un’ultima considerazione. A lungo alcune colombe hanno perseguito la strada di una separazione consensuale: Forza Italia da una parte, se i falchi la vogliono proprio fare, e PDL2 o qualcosa di analogo dall’altra. Una divisione, insomma, concordata, senza strappi eccessivi, che permettesse ai due spezzoni del centro destra di convivere, come alternativi alla sinistra, in due case diverse, ma con una prospettiva di futura alleanza. Ma i falchi sono riusciti a convincere Berlusconi che questa operazione era negativa; lo hanno convinto, in verità, solo in parte. Al di là della facciata, infatti, risuona la dichiarazione dello stesso Berlusconi, consapevole, per di più dell’esistenza, all’interno dei falchi, di non pochi possibili pontieri (Gasparri e altri, a tratti più vicini alle colombe che ai falchi): “Non attaccate il Nuovo Centro Destra”. Con l'aggiunta, oltre tutto, che un centro destra diviso appare anche nei sondaggi più forte, perché più in grado di rappresentare mondi e culture diverse.

Difficile infatti che non sia venuto anche a lui il dubbio, in questi mesi, così ben espresso da Assuntina Morresi: “Senza identità se non quella laicista – per la quale non hanno neanche l’originalità dei laiconi di destra alla Montanelli, ma sono succubi della mentalità di sinistra – a loro (i falchi, ndr)  basta un partito dell’8, 10% come sarebbe Forza Italia, per farsi rieleggere e gestire l’eredità di Berlusconi. Se si andasse a votare adesso, infatti, sarebbe l’ultima campagna elettorale con Berlusconi ancora in circolazione, ancora capacissimo di portare i voti sufficienti a fare rieleggere questa classe dirigente (8-10%, appunto) e pure di accollarsi le spese. Poi, una volta fuori il parlamento, se Berlusconi fosse magari ai domiciliari, sarebbero loro a gestirne i contatti con l’esterno. Uno di loro sarebbe il suo portavoce. E Berlusconi ne sarebbe definitivamente preda”.

Per chi si ritiene alternativo alla sinistra, dunque, mi sembra che non rimanga che augurare ogni bene al Nuovo Centro Destra, nella speranza che anche una parte di Scelta Civica, superata la pregiudiziale Berlusconi, e il legame già archiviato con Monti, possa andare ad ingrossarne le fila, e nella certezza che Alfano e compagnia non abbiano alcuna intenzione di rovinare tutto abbracciandosi a Casini, Dellai o ad altri centristi, loro sì impegnati, da sempre, solo a galleggiare, nella peggiore tradizione democristiana. 

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