• LE REAZIONI

Pell libero, ma che freddezza da vescovi e Vaticano

Il cardinale prosciolto dall'accusa infamante di abusi e liberato di prigione riceve l'accoglienza fredda della Conferenza episcopale australiana preoccupata più per "chi ha sofferto in questo processo" che per lui. E anche dal Vaticano, comprensivo con Zanchetta e Piñeda, arriva una fredezza imbarazzata. 

Il calvario del cardinale George Pell, accusato senza prove di un crimine impossibile da commettere e condannato a due riprese in quello che più che un processo sembrava un linciaggio è finalmente terminato. Con quella che era la soluzione apparsa evidente sin dall’inizio, come scrivono nelle loro conclusioni i sette giudici (unanimi) dell’Alta Corte: “C’è una significativa possibilità in relazione alle accuse che sia stata condannata una persona innocente”. Che è la stessa conclusione a cui era arrivata la primissima giuria popolare che infatti aveva assolto – dieci contro due – il cardinale. Ma la volontà “politica” e mediatica era diversa, e ha condotto a due condanne insostenibili, e 400 giorni di carcere per un innocente.

Credo che si possa affermare con tranquillità che mai in epoca moderna in democrazie occidentali si può parlare con maggior ragione di persecuzione motivata dalla religione. Se George Pell non fosse stato un cardinale cattolico, in un momento in cui l’isteria popolare nei confronti della Chiesa cattolica è al suo picco in Australia; se inoltre non fosse stato un uomo di Chiesa giudicato “conservatore” e di conseguenza facile bersaglio di tutte le lobbies progressiste e dei media ad esse asservite (vi ricorda qualcosa? Tutto il mondo è paese…) forse non sarebbe stato scelto, mirato e intrappolato come capro espiatorio della rabbia contro gli abusi. E bisogna dire che l’aplomb, e la magnanimità con cui ha affrontato tutto questo gli fanno veramente onore.

È l’aplomb, la flemma, e la scarsissima partecipazione emotiva di altri, che desta un poco di stupore. Prendiamo per esempio Mark Coleridge, presidente dei vescovi australiani e arcivescovo di Brisbane. Ha detto che si tratta di una sentenza che «non cambia il costante impegno della Chiesa volto ad assicurare la sicurezza dei bambini e a dare una giusta e compassionevole risposta ai sopravvissuti e alle vittime di abusi sessuali su minori. La sicurezza dei bambini – ribadisce – rimane un tassello estremamente importante non solo per i vescovi ma per l’intera comunità cattolica». E nello specifico, parlando della decisione dell’Alta Corte, in una nota pubblicata a commento Coleridge afferma che «questa sentenza sarà accolta con sollievo da molti, da chi ha sempre creduto nell’innocenza del cardinale lungo tutto questo processo. Sappiamo però anche che la decisione dell’Alta Corte sarà devastante per molti altri. Molti hanno sofferto molto in questo processo, che ora è giunto alla sua conclusione». Da qui l’assicurazione, a nome di tutti i vescovi australiani, che la Chiesa australiana non verrà meno all’impegno di assicurare giustizia e protezione dei minori, ribadendo ancora una volta l’invito a chiunque sia vittima di abuso sessuale da parte del personale della Chiesa di «rivolgersi alla polizia». Ma voglio dire: se uno si fa 400 giorni di galera per un’accusa probabilmente falsa o inventata una parola d’affetto la vuoi dire? Piuttosto che mostrarsi comprensivo verso la folla linciante, o chi ha lanciato un’accusa inverosimile?

E se uno si aspettava che dal Vaticano si mostrasse qualche lineetta di calore in più, beh, si sbagliava. La fine di quella che è stata – ed è stato detto e ripetuto: negli USA, in Australia, in Italia e altrove – una vera e propria persecuzione non ha fatto apparentemente vibrare corde emotive al di là delle Mura. “La Santa Sede, che ha sempre riposto fiducia nell’autorità giudiziaria australiana, accoglie con favore la sentenza unanime pronunciata dall’Alta Corte nei confronti del Cardinale George Pell, che lo proscioglie dalle accuse di abuso su minori, revocandone la condanna. Il Cardinale Pell - nel rimettersi al giudizio della magistratura - ha sempre ribadito la propria innocenza, attendendo che la verità fosse accertata. Con l’occasione la Santa Sede riafferma il proprio impegno a prevenire e perseguire ogni abuso nei confronti dei minori”.

Freddino, no? Mai i terminiex officio”, “di prammatica”, “doveroso” sono sembrati più appropriati…va bè che il cardinale George Pell si era inimicato una piccola folla di prelati "maneggiadenari" in Vaticano, che gliel’avevano giurata per le sue strane richieste di trasparenza e di chiarezza su certi conti all’estero, però dai, un filo di simpatia verso un principe della Chiesa accusato ingiustamente e probabilmente vittima – salvata all’ultimo minuto – di una macchinazione sporca potevano farsela uscire, no? Magari anche ipocrita: il che non è certo merce sconosciuta, dentro le sacre Mura.

I paragoni sono sempre odiosi, lo sappiamo. Ma la stessa simpatia manifestata verso il vescovo Piñeda Fasquelle, braccio destro di Maradiaga a Tegucigalpa, costretto alle dimissioni da una lettera firmata da decine di seminaristi molestati Pell forse la poteva pretendere. Certo, non la comprensione mostrata verso il vescovo Zanchetta, sotto processo in Argentina e per cui il Pontefice ha addirittura creato un incarico mai esistito prima all’Apsa. Quella Pell non poteva mica aspettarsela! Ha avuto anche il coraggio di battere i pugni sul tavolo durante il primo Sinodo sulla famiglia…