• EMERGENZA CORONAVIRUS

Papa in preghiera con un occhio all'Italia, di cui è Primate

Papa Francesco, che tiene particolarmente al titolo di Vescovo di Roma, sceglie di pregare la Madonna del Divino Amore nel momento più difficile per l'Italia di cui è Primate.

"Sotto la Tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta". Papa Francesco, che tiene particolarmente al titolo di Vescovo di Roma, sceglie di pregare la Madonna del Divino Amore nel momento più difficile per l'Italia di cui è Primate. Ieri il suo cardinale vicario, Angelo De Donatis, ha celebrato la Santa  Messa presso il Santuario che sorge sulla via Ardeatina.

Una celebrazione senza la partecipazione dei fedeli, in ottemperanza al decreto emanato dal governo lo scorso 8 marzo per cercare di contenere l'emergenza epidemiologica da COVID-19. La diocesi di Roma non ha rinunciato, inoltre, a fornire un contributo materiale al personale sanitario impegnato in questa non facile 'battaglia' contro il virus ed ha lanciato una raccolta fondi straordinaria a sostegno di medici ed infermieri.  Quella di ieri è stata una delle giornate più difficili per il Belpaese: il tragico dato statistico sui morti ha toccato le 827 unità con 12.462 contagiati. E' arrivato anche il drammatico e purtroppo atteso annuncio dell'Oms, secondo cui si può parlare ormai ufficialmente di pandemia. 

La Santa Messa officiata dal cardinal De Donatis come evento culminante della giornata di preghiera e di digiuno per l'Italia e per il mondo è stata preceduta dalla trasmissione di un videomessaggio del Santo Padre: "Tu, Salvezza del popolo romano - ha detto il papa rivolgendosi alla Madonna - sai di che cosa abbiamo bisogno e siamo certi che provvederai perché, come a Cana di Galilea, possa tornare la gioia e la festa dopo questo momento di prova".

La storia di questa devozione, particolarmente cara ai romani, affonda le radici nei secoli passati ma ha conosciuto una straordinaria vitalità durante la seconda guerra mondiale. Proprio all'intercessione della Madonna del Divino Amore i fedeli capitolini attribuiscono la salvezza della Città eterna dalla distruzione bellica: nella primavera del 1944, davanti all'effige mariana di autore ignoto all'origine della costruzione del Santuario nel 1744, la popolazione cittadina si recò per pregare quotidianamente e chiedere la grazia di risparmiare Roma dalle macerie che l'imminente scontro frontale tra gli occupanti nazisti e le truppe angloamericane avrebbe provocato. 

Il 4 giugno del 1944, monsignor Gilla Vincenzo Gremigni, all'epoca camerlengo del collegio dei parroci, lesse ai fedeli accorsi nella centrale chiesa di Sant'Ignazio di Loyola, dove l'icona ritenuta miracolosa era stata trasferita per precauzione dopo una breve “comparsata” a San Lorenzo in Lucina, il contenuto del voto alla Madonna al fine di evitare la prossima distruzione della Capitale: “Correggere la propria condotta morale, a rinnovare il Santuario e a realizzare un'opera di carità a Castel di Leva”. Proprio in quelle stesse ore, mentre i fedeli facevano il loro solenne voto a Maria Salus popoli romani, i nazisti rinunciavano a sorpresa all'idea di resistere fino all'ultimo colpo di fronte all'avanzata degli Alleati.

Così, le truppe del generale Clark potevano liberare la Capitale senza la necessità di un combattimento interno all'area urbana che sarebbe stato fatale per i suoi simboli. La riconoscenza dei fedeli verso la Vergine, manifestatasi nell'immediato con una affollatissima celebrazione eucaristica di ringraziamento nella chiesa adiacente al Collegio Romano l'11 giugno del 1944, si concretizzò definitivamente nel 1999 con la consacrazione del nuovo Santuario, costruito con le offerte, per mano di San Giovanni Paolo II. Anche stavolta, dunque, in un'ora di grande difficoltà, Francesco affida alla Madonna del Divino Amore l'Italia ed il mondo intero. "Aiutaci, Madre del Divino Amore - ha pregato il pontefice nel suo videomessaggio -  a conformarci al volere del Padre e a fare ciò che ci dirà Gesù, che ha preso su di sé le nostre sofferenze e si è caricato dei nostri dolori per condurci, attraverso la croce, alla gioia della risurrezione. Amen". Una supplica che sta lì a ricordarci come senza Dio - e senza la potente intercessione di Maria - non ce la possiamo fare.