a cura di Francesco Boezi
  • IL DISCORSO

Papa Francesco: “La tradizione è la garanzia del futuro”

Le radici e la tradizione sono la garanzia del futuro. Questo è il passaggio più significativo del discorso rivolto ieri da Francesco agli agostiniani scalzi ricevuti in udienza nella Sala Clementina. Il papa, dopo il clamore suscitato dalle parole su un possibile scisma pronunciate sul volo di ritorno dall’Africa, parlando ai frati dell’ordine nato nel XVI secolo si è speso nell’elogio delle radici che sono “la tradizione che ti portano la linfa per far crescere l’albero, fiorire, fruttificare”. “Per essere moderni”, si è lamentato il pontefice, “qualcuno crede che sia necessario staccarsi dalle radici”.

Un atteggiamento che ha definito “la rovina”, ammonendo gli agostiniani scalzi: “Mai staccarsi dalle radici per essere moderni, quello è un suicidio”. Ai religiosi ha chiesto di “amare e approfondire sempre nuovamente queste radici (...) cercando di attingere da esse, nella preghiera e nel discernimento comunitario, linfa vitale per la vostra presenza nell’oggi della Chiesa e del mondo”. Il papa ha sottolineato come la spiritualità agostiniana sia al servizio dell’evangelizzazione e in merito a questo punto, ha ricordato i “missionari agostiniani che hanno dato la vita per il Vangelo in diverse parti del mondo”.

Francesco è andato ‘a braccio’ nel condannare l’atteggiamento di chi, per professarsi moderno, decide di allontanarsi dalle radici. Sempre ieri, il pontefice ha ricevuto in udienza anche i nuovi vescovi, ai quali ha raccomandato di “sentire il battito delle loro comunità e dei loro sacerdoti, anche a distanza”. Bergoglio ha raccomandato ai presuli di non circondarsi di portaborse e “yes men” (quei “preti 'arrampicatori' che cercano sempre”), attaccando quelli che ha definito “Pastori così auto-curati che sembrano acqua distillata, che non sa di nulla”. Una giornata intensa nell’agenda papale, che ha visto anche il lancio di un evento mondiale previsto per il 14 maggio 2020 a Roma con l’obiettivo di “ricostruire il patto educativo globale”.

Un’iniziativa promossa con un videomessaggio in cui il pontefice ha fatto riferimento all’enciclica Laudato Si’ e al Documento sulla “Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la convivenza comune” firmato con il grande imam di Al-Azhar, ringraziato più volte nei giorni scorsi per il dono di un mazzo di fiori fatto arrivare a Francesco durante la visita apostolica in Africa. L’idea del patto educativo punta a creare un “villaggio dell’educazione” dove, ha detto il papa, possa nascere “una convergenza globale per un’alleanza tra gli abitanti della Terra e la ‘casa comune’, affinché l’educazione sia creatrice di pace, di giustizia, sia accoglienza tra tutti i popoli della famiglia umana nonché di dialogo tra le loro religioni”.

Un appello che, ha chiarito l’“Osservatore Romano”, è indirizzato “ai rappresentanti delle principali religioni, agli esponenti degli organismi internazionali e delle istituzioni umanitarie, a scienziati e pensatori, economisti, educatori, sociologi e politici, artisti e sportivi”.

Sarà la Congregazione per l’educazione cattolica, attualmente guidata dal cardinale Giuseppe Versaldi, a coordinare il progetto che avrà luogo nel quinto anniversario della Laudato Si’. È rilevante notare che nel suo videomessaggio Bergoglio ha affermato che “serve un patto educativo globale che ci educhi alla solidarietà universale, a un nuovo umanesimo”, utilizzando un’espressione tornata d’attualità in questi giorni nel dibattito politico italiano. Di “nuovo umanesimo” ha parlato, infatti, il premier Giuseppe Conte per chiedere la fiducia al nuovo governo giallorosso, sostenendo di considerare questa formula come “l’orizzonte ideale per un intero Paese”, lasciando non poche perplessità in una parte del mondo cattolico (vedi qui il commento di Stefano Fontana) per il riferimento esplicito al concetto ideato dal filosofo e sociologo francese Edgar Morin (Nico Spuntoni).