Pakistan. Uno spiraglio di speranza per una bambina cristiana rapita
Un giudice aveva ritenuto valido il matrimonio a cui era stata costretta, ma la Corte federale ha disposto la riapertura del suo caso
Ogni anno in Pakistan delle ragazzine cristiane vengono rapite, costrette a convertirsi all’islam e a sposare il loro rapitore. Anche quando le famiglie riescono a ritrovarle – non di rado il rapimento è opera di vicini di casa o comunque di persone che abitano nello stesso quartiere o villaggio – e presentano le prove inconfutabili che sono minorenni e che per questo il matrimonio non è valido e neanche la conversione (per la quale i minori devono essere autorizzati dai genitori o da chi ne fa le veci), spesso non ottengono che le figlie siano loro restituite, o almeno non in tempi brevi. Molti giudici infatti sono propensi a credere a quanto affermano i rapitori, specie se questi sono musulmani e le vittime appartengono a minoranze religiose o etniche, e ad accettare per autentici i falsi documenti che producono nei quali si dichiara la maggiore età delle ragazze rapite. Questo era successo a Maria Shahbaz, una ragazzina di 13 anni il cui matrimonio era stato convalidato il 25 marzo scorso dal un tribunale che aveva appunto accettato come autentici i documenti esibiti da Shehryar Ahmad, il marito, in cui si dichiarava che aveva 18 anni. La sentenza aveva suscitato vive proteste da parte di associazioni civili e organi giudiziari in tutto il paese. Il 24 luglio la Corte costituzionale federale ha accolto la richiesta di revisione della precedente sentenza fatta dalla famiglia della bambina. La buona notizia si aggiunge a quella che l’Assemblea provinciale della provincia del Punjab ad aprile ha fissato a 18 anni l’età minima per il matrimonio sia per maschi che per femmine. La nuova legge sostituisce quella del 1929 che fissava l’età minima per contrarre matrimonio a 16 anni per le femmine e 18 per i maschi. Le organizzazioni che difendono i diritti umani continuano però a sostenere che una legge da sola non basta se non viene applicata rigorosamente – il caso di Maria ne è un esempio – e insistono affinché il governo faccia di più per far rispettare le leggi a tutela dei minori.

