• Regno Unito

Nomi maschili alle bambine senza consenso dei genitori

In alcune scuole inglesi i nomi delle ragazzine vengono cambiati in maschile per rispettare la loro volontà. I nuovi nomi sono usati in classe, nei registri, etc. Ma i genitori non vengono informati di tutto ciò. Ecco tre storie.

Una madre di una figlia 13enne racconta: «La scuola ci ha telefonato solo per dirci cosa stava succedendo e che non avevamo voce in capitolo. Hanno solo detto che il bambino ha ragione e che dovevo assecondare le sue scelte». Poi ha aggiunto: «Mi ci sono voluti un anno e tre mesi per convincere la scuola a cambiare i registri ripristinando il suo nome legale. Nonostante questo continuavano a chiamarla con il suo nome preferito».

Un’altra donna, madre sempre di una figlia 13enne, riporta la telefonata ricevuta dall’istituto della figlia: «Solo per farti sapere che tua figlia ha contattato il suo tutor e si è identificata come maschio» le disse l'insegnante. «Quindi hanno richiesto un nuovo nome e nuovi pronomi. Ho deciso di farle sapere che la cosa sta andando avanti». La figlia ha spiegato così il motivo di adottare un nome maschile: «In futuro sarò vittima di bullismo per essere una ragazza, ma non sarò vittima di bullismo per essere trans». Avete capito bene: i transessuali sono più tutelati, anche nell’immaginario collettivo, rispetto alle donne. La madre riuscì ad ottenere il cambio di nome, ma anche dopo essere riuscita in questo intento due insegnanti continuavano ad usare nomi maschili per rivolgersi alla figlia.

Terza vicenda. Due genitori iniziano a ricevere corrispondenza inviata dalla scuola alla figlia in cui avevano cambiato il nome di lei. Anche qui partono proteste dei genitori.

Ma come è possibile che accada tutto questo? Ce lo spiega Stephanie Davies-Arai, che gestisce Transgender Trend, un gruppo allarmato dal forte aumento del numero di giovani che si presentano con una identità sessuale diversa da quella biologica. Davies-Arai spiega: «Abbiamo sicuramente visto un aumento dei genitori che riportano queste storie. Le scuole stanno semplicemente assecondando ciò che il bambino vuole e non lo riferiscono ai genitori. In parte è perché i docenti vengono consigliati così dai kit di strumenti scolastici transgender. Inoltre hanno paura delle accuse di transfobia'.

Un popolare sussidio di 'trans schoolkit', pubblicato dal Brighton and Hove Council con l'organizzazione benefica per i giovani LGB Allsorts, spiega: «Bisogna prestare attenzione a garantire che i desideri del singolo allievo o studente siano presi in considerazione al fine di sostenerli durante la potenziale transizione. Le informazioni riservate non devono essere condivise nemmeno con i genitori senza il permesso del bambino o del giovane, a meno che non vi siano ragioni di tutela del minore per farlo».

I minori poi vengono suggestionati dall’esempio di transessuali che sono sempre più popolari sul web e così vogliono imitarli o pensano che il loro disagio adolescenziale possa essere superato «cambiando» sesso.

Dunque l’ideologia trans fomenta questo fenomeno, poi riesce ad escludere i genitori dalla educazione dei figli e infine intimidisce gli insegnanti con le minacce di querele. Una strategia perfetta.