• Pressing sull’est Europa

Niente crescita senza diritti Lgbti? È solo un ricatto

La promozione della famiglia naturale e della sessualità naturale, insieme alla difesa della tradizione cristiana e nazionale, potrebbe costare ai paesi dell’Est Europa il 2% di crescita annua? Questa la minaccia, anzi il vero ricatto, che le multinazionali globali (Google, Microsoft, Barclays e Deutsche Bank, le società di consulenza PWC, EY, KPMG e altri potenti gruppi finanziari ed industriali) hanno indirizzato a Polonia, Ungheria, Romania e Ucraina, attraverso la pubblicazione del Report di ‘Open for Businness’ (OFB) lo scorso 28 aprile. OFB è un’organizzazione che promuove la dottrina moderna LGBTQI+ come toccasana per tutti i Paesi ed in ogni aspetto della vita professionale, scoiale e civile; il gruppo è finanziato da decine di multinazionali europee ed americane. Il ricatto è ben chiaro: la ‘discriminazione’ (sociale, civile e nel mondo del lavoro) contro le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender potrebbe ridurre del 2% l'anno di crescita economica.

Il report “The Economic Case for LGBT+ Inclusion in Central and EasternEurope (CEE)”, è stato pubblicato martedì 27 aprile dalla coalizione che raccoglie di imprese globali e multinazionali che promuovono promuovono l'inclusione LGBTQI+. Secondo lo studio, l'Ungheria, la Polonia, la Romania e l'Ucraina stanno perdendo miliardi di dollari ogni anno a causa delle legislazioni nazionali che non riconoscono ‘pari diritti’ alle persone LGBTQI+. Gli stessi Paesi perderebbero anche diverse opportunità di investimento dall'estero a causa della discriminazione percepita da parte degli LGBTQI+ . Inoltre, qui emerge il senso politico e ricattatorio, la “discriminazione palese LGBTQI+ promossa dai leader politici in Ungheria e Polonia danneggia la reputazione nazionale… [Mentre] il potere di spesa LGBTQI+ è un contributo significativo alle economie… e vale la pena attirarlo”. Insomma, tutti i Paesi europei dovrebbero abbracciare la ideologia LGBTQI+ ed i loro leader politici dovrebbero piegarsi alla nuova dottrina se solo avessero a cuore lo sviluppo e la crescita economica dei loro popoli. Il costo economico e la perdita subita da questi 4 Paesi dell’Europa dell’Est per non aver introdotto legislazioni ‘gay frinedly’, viene stimato nel Rapporto (pg.13) per l’Ungheria del 0,23% del Pil, per la Polonia pari al 0,6-1,7% del Pil, per la Romania va dal 0,2 al 0,4% del Pil e per l’Ucraina sarebbe pari sino al 0,87% del Pil.

Viene poi presentato il caso-scuola delle performance economiche e di crescita dell’Irlanda, con tanto di ritratto di quell’Enda Kenny (Popolare e democristiano) che da Primo Ministro promosse le unioni civili e poi il referendum per il matrimoni gay nel Paese. Sarebbero queste ‘innovazioni legislative’ e anti discriminatorie ad aver attirato, secondo l’OFB le grandi aziende ed i grandi gruppi multinazionali in Irlanda. Una narrazione completamente falsificata dai dati della realtà, in Irlanda le grandi aziende sono andate sin dal 2010-11 e ci rimangono innanzitutto per le politiche industriali ed i minori costi fiscali e tributari, non certo per le politiche LGBTQI+ dei governi di questi anni. La ricerca dell’OFB sorvola anche sui dati reali del Pil dei Paesi europei nell’anno precedente alla pandemia (2019). Se l’OFB e le multinazionali ricattatrici della libertà nazionale altrui avessero letto i dati di Eurostat, si sarebbero accorti che tra i Paesi che sono più cresciuti nel 2019 si trovavano proprio la  Polonia (4,7%), l’Ungheria (4,6%) e la Romania con il 4,1%. I Paesi campioni della dottrina LGBTQI? Irlanda al 5,6%, ma Svezia e Olanda tra 1,6-1,7%.

L’economia reale non dice affatto che le politiche pro LGBTQI+ siano indispensabili per far crescere il Pil del Paese, anzi molto spesso si dimostra l’esatto contrario. Inoltre, oltre ai dati economici, è bene ribadire che non esiste nessuna criminalizzazione della omosessualità nei quattro Paesi che si vuol ricattare. Lo scopo del ricatto è un altro, costringere i Paesi ad introdurre il matrimonio omosessuale, l’adozione per coppie gay, il riconoscimento dei figli, il completo sdoganamento della dottrina LGBTQI nelle scuole. Nella presentazione del Report non a caso è stato ribadito l’esempio della Polonia, ovvero la  decisione delle municipalità polacche ‘pro family’ e la conseguente decisione dell’Europa di negare i finanziamenti europei per lo sviluppo delle comunità locali, sarebbero un monito politico ed economico da tener presente. A quel ricatto politico la Polonia non si piegò, ora alle decisioni della Commissione, si aggiungono le minacce e ricatti economici delle multinazionali.

Non a caso, alla presentazione del report OFB, la Commissaria europea Helena Dalli ha gioito. I giganti multinazionali non si fermano ai ricatti verso i Paesi dell’Est Europa, il 27 aprile l’agenzia Reuters, pubblicava la notizia del forte impegno di Amazon, Facebook e Twitter e di altre 400 aziende nel chiedere “ai legislatori statunitensi di approvare velocemente l’Equality Act”. Le grandi aziende Usa sono coordinate, nella promozione dei privilegi LGBTQI+, dal ‘Human Rights Campaign’ (HRC), organizazione no-profit, lautamente sostenuta anche dall'onnipresente Geroge Soros. Oltre a ciò, 87 di queste grandi aziende e gruppi industriali, molti dei quali sono gli stessi che hanno promosso il Report di OFB, hanno sottoscritto una dichiarazione ricattatoria nei confronti di tutti i singoli Stati degli Usa che tutelano le atlete nelle competizioni sportive e vietano qualunque forma di privilegi ai transessuali.

Non sono casi fortuiti, sono scelte ricattatorie che distruggono alla radice la democrazia, lo Stato di diritto, la eguaglianza della davanti alla legge. Le grandi aziende scendono in campo apertamente ed in tutto l’Occidente per ricattare quei Paesi e Stati che si non si piegano al pensiero unico LGBTQI+ Davanti a questi ricatti e soprusi, la politica rimane muta, la democrazia viene erosa, i cittadini rischiano di perdere ogni diritto. Noi non staremo in silenzio.