• LO SCANDALO

Ncd, la stampella del governo che potrebbe mancare

Il 24 giugno si voterà in Senato per autorizzare l'arresto di Antonio Azzollini, dell'Ncd. Il Pd promette di votare per l'autorizzazione. Ma il governo Renzi ha ancora bisogno dell'Ncd, come sua stampella. Oltre alla questione morale, anche i principi non negoziabili (unioni gay) stanno spaccando le due anime della maggioranza.

Antonio Azzollini

Le rassicurazioni ufficiali contano fino a un certo punto. La verità è che i rapporti tra Pd e Ncd non sono idilliaci. Renzi usa i centristi come stampella per il suo governo e non ne può fare a meno perchè, almeno al Senato, le truppe alfaniane sono indispensabili. Il 24 giugno ci sarà, però, il primo voto in giunta delle immunità al Senato sulla richiesta di arresto del senatore del Nuovo Centrodestra e presidente della commissione bilancio, Antonio Azzollini, formulata dalla procura di Trani, in Puglia, nell'ambito di un'inchiesta sul crac dell'istituto religioso della Divina Provvidenza. Entro l'estate l'aula si pronuncerà e il Pd, per bocca del suo presidente, Orfini, ha già fatto sapere che voterà si alla richiesta d'arresto, salvo poi correggere il tiro e precisare che "prima occorrerà leggere le carte". Ma il caso Azzollini arriva qualche giorno dopo l'avviso di garanzia inviato dalla Procura di Catania al sottosegretario all'agricoltura, Giuseppe Castiglione, esponente di primo piano del Nuovo Centrodestra in Sicilia, nell'ambito dell'inchiesta Mafia Capitale (gara per la gestione del Cara di Mineo). 

Il partito di Alfano è lacerato. Nonostante il ministro dell'interno si affretti a rasserenare gli animi e si dica sicuro che il governo durerà fino al 2018, fitte nubi si addensano all'orizzonte per quanto riguarda la tenuta del suo partito e, di riflesso, la sopravvivenza di un esecutivo alle prese con l'emergenza immigrazione e con il progressivo deterioramento della sua immagine a causa delle inchieste giudiziarie che vedono coinvolti anche esponenti del Pd. Nunzia De Girolamo e Maurizio Lupi, ex ministri Ncd sono già stati sacrificati sull'altare del giustizialismo. Oggi il clima è cambiato e il garantismo sembra prevalere sui casi Castiglione e Azzollini, almeno fino a quando il quadro delle indagini non sarà più chiaro. Il partito di Alfano sta facendo quadrato attorno ai due e non sembra disposto ad accettare che il Pd si prenda i meriti di una presunta pulizia morale che in realtà riguarda solo gli altri partiti e che invece non viene affatto perseguita quando nella ragnatela delle inchieste finiscono politici dem.

Ci sono, tuttavia, degli equilibri di governo che devono essere verificati. Se Ncd implodesse o si dividesse tra filogovernativi e antirenziani, il peso specifico di Alfano al governo si ridurrebbe e Renzi, magari con il soccorso di verdiniani e dissidenti grillini, potrebbe dar vita a un nuovo governo senza Ncd.

Ncd, da parte sua, ha la possibilità, in questa fase delicata per il Pd (fratture tra segreteria nazionale e "ditta"), dovuta anche alle difficoltà di alcuni suoi uomini (De Luca in Campania e il sindaco di Roma Marino), di riaddrizzare la linea governativa su alcuni punti. Non tanto e non solo in materia di riforma costituzionale e abolizione del Senato elettivo; non tanto e non solo su scuola e politiche per l'immigrazione, ma anche e soprattutto sui temi etici.

Renzi ha un disperato bisogno di ricompattare il suo partito e di lanciare messaggi graditi al popolo della sinistra. Ecco perchè, dopo il Jobs Act e la Buona Scuola, che hanno spaventato e in parte allontanato da Renzi il suo elettorato di un anno fa (exploit delle elezioni europee), il premier vuole accelerare sulle unioni civili. Nei mesi scorsi la commissione giustizia del Senato è andata avanti sul testo della dem Monica Cirinnà, approvato con i voti di Pd e Movimento Cinque Stelle. Sul tema il centrodestra (Nuovo Centrodestra, Lega e Forza Italia) si è ricompattato votando contro. 

La vera vexata quaestio riguarda la possibilità di adozione del figlio di uno dei due partner. Su questo punto il partito di Alfano ha la possibilità (e anche il dovere morale) di puntare i piedi e di fare una battaglia di principi e per l'affermazione dei suoi principi ispiratori. Riacquisterebbe anche credibilità presso certo mondo cattolico, assai deluso dall'atteggiamento troppo accondiscendente del ministro dell'interno su quei temi "sensibili". Sembra di essere tornati agli anni Settanta, quando la Democrazia cristiana, partito maggioritario che aveva una prevalente ispirazione cattolica, almeno sulla carta, accettò la legge sul divorzio, abdicando ai suoi valori ispiratori.

In questo caso, i dubbi sul provvedimento in materia di unioni civili percorrono anche alcuni renziani di ispirazione cattolica e quindi il Nuovo Centrodestra potrebbe in realtà farsi promotore di un cartello di "sensibilità" volte a modificare in alcuni punti quel disegno di legge che in commissione giustizia di Palazzo Madama è stato approvato con 14 si, 8 no e un astenuto.

Per i centristi della maggioranza è arrivato il momento di alzare le barricate, non tanto per pretendere un ministero di peso dopo le dimissioni di Lupi, ma per correggere l'impostazione che l'esecutivo ha dato alle unioni civili, onde evitare che la possibilità di adozione di uno dei due genitori diventi il cavallo di troia per introdurre le adozioni vere e proprie per coppie omosessuali, anche attraverso l'utero in affitto.

Probabilmente il Nuovo Centrodestra non ha la forza politica per aprire una crisi di governo ora e non è detto che la voglia aprire. Rischierebbe sorprese perchè i voti alfaniani potrebbero immediatamente essere rimpiazzati da quelli di fuoriusciti e dissidenti di altri partiti. Quello che invece il Nuovo Centrodestra dovrebbe proporre al premier è di fare una sorta di tagliando al governo, con la riformulazione di alcuni punti programmatici, in testa i temi etici, sui quali la condivisione e la collegialità delle scelte devono essere un metodo imprescindibile.

C'è comunque da sperare che le fibrillazioni interne al Pd e le altre priorità, quelle vere, dall'immigrazione alla riforma della scuola alla ripresa economica, facciano passare in secondo piano questioni etiche che servono soltanto a demolire l'istituto della famiglia naturale e ad assecondare ideologie laiciste, distruttive per la nostra società.