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Polonia

Nawrocki rimuove la Tavola Rotonda, simbolo del compromesso con i comunisti

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Il presidente della Polonia ha fatto rimuovere dal palazzo presidenziale l’enorme mobile che ha dato il nome agli Accordi della Tavola Rotonda (1989), che garantirono l’impunità ai membri della nomenclatura comunista, facilitandone il ritorno al potere. Intanto Tusk ripristina i benefici per gli ex agenti dei servizi rossi.

Esteri 10_01_2026
Tavola rotonda palazzo presidenziale (foto di W. Redzioch)

Nella residenza del presidente della Polonia c’è stato per decenni un mobile particolare: un enorme tavolo rotondo. Ma l’attuale presidente polacco, Karol Nawrocki, lo ha fatto rimuovere, in quanto quel mobile – da cui il nome di “Accordi della Tavola Rotonda” – è simbolo del compromesso con i comunisti.

Presso questo tavolo si sono svolti, dal 6 febbraio al 5 aprile 1989, i negoziati dei rappresentanti delle autorità del regime comunista, dell'opposizione democratica e degli osservatori in rappresentanza della Chiesa cattolica e della Chiesa evangelica. Fu uno degli eventi più importanti nella storia recente della Polonia, che segnò l'inizio della trasformazione politica della Polonia, portando alle prime elezioni parzialmente libere per il Sejm (la camera bassa del Parlamento). Gli Accordi della Tavola Rotonda, in pratica, si rivelarono un compromesso, non una rottura con il sistema totalitario comunista. Perciò, da quasi quattro decenni, la democrazia polacca risulta incompleta, contaminata da questo compromesso fondante, senza un vero esame di coscienza e senza una reale punizione di coloro che per quasi mezzo secolo hanno oppresso la nazione polacca. I patti garantivano l’impunità ai membri della nomenclatura comunista, compresi i servizi segreti e l’apparato giudiziario per decenni al servizio del regime. Per questo motivo, per tanti storici la Tavola Rotonda fu un tradimento nazionale della Polonia e determinò il predominio dei comunisti e dei filocomunisti nella neonata Terza Repubblica Polacca. Impedì anche la punizione dei crimini comunisti e il processo di decomunistizzazione. La Tavola Rotonda non fu quindi un simbolo di riconciliazione, ma un simbolo di omissione, un enorme errore politico che costò alla Polonia il ritorno al potere delle forze ex comuniste.

In verità, nel dicembre 2016 l’allora governo conservatore guidato dal partito Diritto e Giustizia (PiS) varò la cosiddetta legge sulla decomunistizzazione che permetteva di punire in qualche modo gli ex funzionari che avevano servito lo Stato totalitario di repressione comunista. In pratica si è potuto fare poco, ma grazie a questa legge si è fatta una cosa importante: una riduzione delle pensioni privilegiate e delle indennità di invalidità per gli ex ufficiali degli apparati di sicurezza dell'era comunista.

Si poteva redarre meglio la legge sulla decomunistizzazione? Se lo chiedono in tanti. Secondo Bartosz Kownacki, deputato di Diritto e Giustizia e viceministro della Difesa dal 2015 al 2018, si doveva «iniziare ripulendo i tribunali, la procura e il sistema giudiziario, rimuovendo coloro che erano radicati nel vecchio sistema. Solo allora sarebbe stato possibile ripulire il Paese». Purtroppo, la legge veniva aggirata perché in qualche modo si basava sulla responsabilità collettiva. Il concetto di responsabilità collettiva è stato trasformato in un comodo slogan che consentiva di indebolire quasi ogni decisione amministrativa. Questa contestazione della legge non può essere giustificata perché, come sottolinea Tadeusz Majchrowicz, ex attivista di Solidarnosc, «questo dibattito ignora sistematicamente il fatto che nessuno nelle forze dell'ordine della Repubblica Popolare Polacca è stato costretto ad arruolarsi. Nessuno è stato arruolato con la forza nei Servizi di Sicurezza. Queste persone hanno preso decisioni consapevolmente, perché era quello che volevano»; perciò «la legge non viola in alcun modo i principi fondamentali dello Stato di diritto, in quanto si applica a individui che hanno servito il vecchio sistema». L'avvocato Michał Skwarzyński del Dipartimento di Diritti Umani e Diritto Umanitario dell'Università Cattolica di Lublino sostiene che «ridurre i sussidi per gli ex ufficiali dell'apparato repressivo non è un attacco ai diritti umani. È un atto di difesa dello Stato dall'eredità di un sistema criminale e una rottura simbolica con la sua logica».

Per spodestare il governo conservatore, Donald Tusk ha formato una larga coalizione che includeva anche la sinistra ed ex comunisti. Per assicurarsi il loro appoggio, Tusk, durante gli incontri pre-elettorali, ha ripetutamente dichiarato che avrebbe ripristinato i benefici straordinari per gli ufficiali dei servizi di epoca comunista. E dal giorno del suo arrivo al potere, il 13 dicembre 2023, il sistema istituito dalla legge sulla decomunistizzazione è in fase di smantellamento.

I tribunali si stanno pronunciando a stragrande maggioranza sul ripristino dei benefici tolti agli ex funzionari dell'apparato di repressione comunista. Come riporta l'ufficio stampa del Ministero dell'Interno e dell'Amministrazione, «dal 2021 al 30 novembre 2025, l'Istituto per le Pensioni e l'Invalidità del Ministero dell'Interno e dell'Amministrazione ha eseguito quasi 15.600 sentenze definitive. L'importo totale dei risarcimenti pensionistici erogati a tale riguardo ha superato i 2,6 miliardi di złoty», una somma enorme che corrisponde a più di 600 milioni di euro! Attualmente, sono pendenti oltre 1.300 procedimenti dinanzi ai tribunali (di primo e secondo grado) e quasi 70 procedimenti dinanzi alla Corte Suprema e ciò significa che saranno erogati altri risarcimenti sfruttando le tasse dei cittadini. È una grande beffa della storia: i carnefici vengono risarciti e riacquistano le pensioni d’oro, mentre tante loro vittime campano con pensioni di sopravvivenza. Grazie ai risarcimenti anche gli assassini di don Jerzy Popiełuszko riceveranno la loro pensione d’oro!

Queste sono le conseguenze degli Accordi della Tavola Rotonda. L'eliminazione di questo mobile dal palazzo presidenziale sicuramente non riparerà la storia, ma almeno ne limiterà la falsificazione. E ciò mostra anche la grande differenza tra il primo ministro Tusk, fedele a quei patti con i comunisti, e il presidente Nawrocki che vuole liberare la Polonia dall’eredità di tali patti che anche oggi condizionano la vita politica, e non solo, del Paese.