• IL RITRATTO

Murgia, parvenu chic che ha scelto di stare coi ricchi

Il disprezzo radical chic con Michela Murgia acquisisce anche la caratteristicha di snobismo da parvenu: la scrittrice si vanta di aver lavorato e fatto i sacrifici. Peccato che ora che ha conquistato la fama sia passata dalla parte dei suoi nemici di classe: i ricchi. 

Cara Signora Murgia,
innanzitutto complimenti. Sì, perché con una graziosa spallucciata è riuscita ad evitare di rispondere alle domande scomode di Nicola Porro sull’immigrazione.

In effetti, quello è un terreno minatissimo. Si rischia di fare la figura penosa di Marco Damilano, direttore de L’Espresso, dalla Gruber, di fronte all’incalzare della Meloni: “Ma è vero o no che gli immigrati che sono l’8% della popolazione residente in Italia commettono il 37% degli stupri? E’ vero, o no, che esiste un’incidenza maggiore per i reati commessi dagli immigrati?”, chiese la Presidenta (va bene?) di Fratelli d’Italia.  E lo sventurato Damilano, con sguardo parallelo, rispose dopo interminabili secondi: “Non la seguo su questo ragionamento… e allora gli italiani?”.

La matematica fa paurissima, eh? Quando con veloce calcolo si afferrano le proporzioni e viene fuori che lo straniero è mediamente 3-4 volte più pericoloso di un concittadino italiano, allora meglio battere in ritirata. Se poi qualcuno ricorda che con un’accoglienza limitata e regolamentata si sarebbe potuto rinunciare a buona parte dei 904 stupri del 2017 (contro i 1537 commessi da italiani, che però sono 60 milioni) allora lì è meglio scappare sulle colline.

Tuttavia, Lei, al contrario di Damilano che si è tragicamente impantanato di fronte a un paio di milioni di telespettatori, ha astutamente evitato il confronto.

Ma ancora complimenti per la successiva contromossa: subito, infatti, l’occhiuto ministro Salvini l’aveva presa di mira dedicandoLe un post:”Gli “intellettuali” radical-chic italiani non si smentiscono mai: primi al mondo per spocchia, poi si stupiscono che la gente non li voti più”.

Era duretto, ma Lei ha reagito con una pensata di grande successo e dal cilindro ha tirato fuori la “graffiante” sinossi del Suo curriculum, confrontato con quello di Salvini: “Nel '91, anno in cui mi diplomavo come perito aziendale, mi pagavo l’ultimo anno di studi lavorando come cameriera stagionale in una pizzeria”, poi “a insegnare nelle scuole da precaria”, poi il lavoro nella centrale termoelettrica, poi il lavoro come cameriera quando rifaceva i letti per 1000 euro al mese...

Il suo post è rimbalzato sui social come l’arguzia dell’anno: obiettivo raggiunto;  ma, ahimé, sul contenuto non possiamo farle gli stessi complimenti di cui sopra. Sì, perché il suo tentativo di far passare Salvini per un riccone figlio di papà, alla Calenda, per intenderci, è poco credibile.

Non è che Lei ha scritto:  “Mentre io lavoravo in miniera, lei Ministro, giocava al polo con i rampolli dell’aristocrazia meneghina”. No: Salvini, in quel periodo, prendeva 48/60 al liceo della buona borghesia milanese. E capirai … Chissà che ci credevamo.

Così come il confronto non è molto stridente quando Lei racconta del suo periodo come consegnatrice di cartelle esattoriali con contratto co.co.co. (Tali contratti, è opportuno ricordarlo,  furono voluti dal Ministro Treu, del governo Prodi, di centrosinistra).

Salvini a quell’epoca, non andava in barca a vela in Costa Azzurra, né era entrato come editorialista al Corriere della Sera, bensì, come Lei giustamente sottolinea, “faceva pratica in Radio Padania e alla Padania”. Con tutto il rispetto per i colleghi in fazzoletto verde, non è che stiamo parlando del New York Times, dove invece, per esempio, sono di casa tanti giornalistoni di sinistra.

Almeno Salvini non aveva un papà cronista del Giornale di Sicilia, come Gianni Riotta, né un papà come quello di Vittorio Zucconi, deputato e giornalista della Domenica del Corriere, né il papà della Gruber, ricchissimo industriale padrone della Tiger, né i padri di Claudio Sabelli Fioretti, Paolo Mieli, Maurizio Mannoni, Enrico Mentana, tutti, guarda caso, giornalisti, né il genitore di Maria Laura Rodotà, o di Bianca Berlinguer, noti a tutti. Questo, tanto per citare alcuni dei più noti “self made man” radical chic.

Comunque, concordiamo con Lei  sul fatto che il Ministro Salvini sia stato impreciso. Data la Sua sinossi curriculare, Salvini avrebbe dovuto dire che Lei è piuttosto una “parvenu-radical chic”, senza offesa. Ma sappiamo che il Ministro è un po’ tagliato con l’accetta e certe sottigliezze gli sfuggono.

Il Suo atteggiamento da parvenu-radical chic, ci perdoni, in effetti traspare ovunque, nelle inacidite stroncature di libri che ammannisce sugli scranni di RaiTre, spurgando un bel po’ di livore forse per i troppi rospi dovuti ingoiare in passato, durante la Sua gavetta. Traspare anche nei narcisistici cerebralismi che vorrebbero essere arditi e provocatori, come quel Suo intervento sulla necessità impellente di sostituire la parola Patria con “Matria”, perché il primo concetto rimanderebbe all’orrido patriarcato. Aspettavamo la seconda puntata: perché non sostituire la parola “Famiglia” con “Padroniglia”, dato che la prima deriva da “famulus”, “servitore” e potrebbe rievocare secoli di sfruttamento delle classi disagiate?

Il suo essere una radical-parvenu è emerso anche nello snobissimo e sprezzante test su “Quanto sei fascista” che ha poi sortito un effetto esilarante, con una miriade di lettori che si dispiacevano di aver ottenuto un punteggio troppo basso, data la sconcertante banalità delle domande tipo “Non ricordo tutta questa solidarietà per i terremotati”. Quesiti che avrebbero dovuto essere rivelatori di una camicia nera sotto pelle.

Ma, veda, la cosa più grave della Sua presunta provocazione è che dalla Sua rispettabilissima, difficile esperienza di lavoro giovanile, di fronte al quale ci togliamo il cappello, emerge il fatto che Lei, pur avendo conosciuto direttamente le durezze della vita, gli stipendi miserevoli dei colleghi italiani, l’insicurezza in cui si trova una donna a dover alzarsi quando ancora fa buio per andare a lavorare, la mancanza di lavoro per le aziende italiane che chiudono strangolate dalle tasse e dall’austerity europea, nonostante Lei abbia conosciuto tutto questo da vicino, ha scelto di stare dalla parte dei ricchi, dalla parte delle élite, dei difensori dello status quo. Nonostante la Sua provenienza, Lei lavora alacremente per disgregare anche le ultime, basilari garanzie che dovrebbero proteggere le fasce più deboli: la possibilità di costruire una famiglia,  un paese che abbia dei confini e che tenga al sicuro il cittadino.

Lei, quindi, italiana, proveniente da una classe sociale con poche possibilità (sia detto col massimo rispetto) una volta raggiunti fama, denaro e notorietà ha consegnato il suo ceto di appartenenza al nemico, al mondo rolexato degli intellettuali snob e ricconi, delle Marie Antoniette della tv, disprezzando tutto ciò che “puzza ancora di povero”, come magari, nel Suo immaginario appare l’elettorato di destra.

Visto che Lei è persona colta e ama molto le parole, in latino “consegnare” si dice “tradere”, da cui deriva la parola “tradimento”.

Non me ne voglia - se può - cari saluti.