Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Sant’Augusto Chapdelaine a cura di Ermes Dovico
Borgo Pio
a cura di Stefano Chiappalone

la contradizion che nol consente

Müller e Zen: un dubium tira l'altro

Due interventi a distanza ravvicinata sulle risposte del Papa e di Fernández alle recenti richieste di chiarimento su vari punti di dottrina. Risposte tutt'altro che "papali" e che chiamano in causa la continuità con il magistero precedente.

Borgo Pio 13_10_2023

Che le risposte ai vari dubia dei "cinque cardinali" e del card. Duka da parte del Papa e di Fernández non fossero risultate abbastanza "papali" lo si era capito.

Così un dubium tira l'altro, si direbbe leggendo un recente intervento del cardinale Joseph Zen. Il combattivo 92enne che ha firmato i cinque dubia resi pubblici in vista del Sinodo (insieme ai confratelli Burke, Brandmüller, Sarah e Sandoval), ha pubblicato sul suo sito un'Analisi delle risposte date ai cinque dubia come originariamente formulati. Questa volta lo fa a titolo personale («Data la strettezza del tempo, non ho consultato gli altri quattro Cardinali e perciò di questa iniziativa sono solo io personalmente responsabile») ed esprime «il fondato dubbio che quelle risposte non vengano dalla penna del Sommo Pontefice», ma sospetta «che queste risposte fanno parte dell’arsenale che gli organizzatori del Sinodo». Non "spoileriamo" al lettore l'analisi del porporato, limitandoci a riportare che va tutto bene, «ma non al punto di negare ciò che è stato affermato prima dal Magistero. Il Santo John Henry Newman ha giustamente detto che lo sviluppo della dottrina della Chiesa è sempre omogeneo». Forse sta proprio qui il punctum dolens dell'ora presente...

L'altro cardinale è l'ex Prefetto della Dottrina della Fede, Gerhard Ludwig Müller, che indirizza una lettera al card. Duka (autore di altri dubia su Amoris Laetitia), dicendo in sostanza che le risposte del card. Fernandez non lo convincono. La lettera di Müller è pubblicata su Settimo Cielo di Sandro Magister. Quale assenso dare all'interpretazione "larga" dei vescovi argentini, e nemmeno tutti (quelli della regione di Buenos Aires), che secondo Francesco sarebbe l'unica possibile? «Dal punto di vista formale – scrive l'ex Prefetto – è già discutibile chiedere l’assenso religioso dell’intelligenza e della volontà a un’interpretazione teologicamente ambigua di una conferenza episcopale parziale (...)», cui rinvia la risposta di Fernández. E torna anche qui il problema della continuità, ovvero se il magistero non si sia contraddetto. Per chiarire meglio, Müller fa il paragone con un ipotetico analogo cambiamento sull'aborto, per dire che non basta rivendicare la "continuità" con il magistero precedente, quando poi ci si trova di fronte a una contraddizione. Molti altri sono i punti esaminati nella lunga lettera del porporato tedesco, che conclude affermando che «il principale beneficiario [di un chiarimento] sarebbe l’autorità che risponde al “dubium”, che verrebbe preservata intatta, poiché non chiederebbe più ai fedeli l’assenso religioso dell’intelligenza e della volontà riguardo a verità contrarie alla dottrina cattolica».

Dubia che chiamano in causa non solo questioni di fede e morale, ma pure quel principio di non contraddizione evocato da Dante nella Divina Commedia: «Assolver non si può chi non si pente,/ né pentere e volere insieme puossi/ per la contradizion che nol consente» (Inferno, XXVII, 118-120).