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La visita

Migranti, Leone a Lampedusa «sulle orme di papa Francesco»

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Si è svolta sabato mattina la visita dell’isola da parte di Leone XIV, che si è richiamato al precedente di papa Bergoglio di tredici anni prima. L’accoglienza dei migranti il tema centrale, con un richiamo all’Europa anche su ecologia e pace.

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Leone XIV a Lampedusa, 4 luglio 2026 (ImagoEconomica)

Tredici anni dopo Francesco, Leone XIV ha seguito le sue orme e ha visitato Lampedusa nella mattinata di sabato 4 luglio. Un pit stop che ha regalato anche l'immagine iconica di un Papa atletico intento a scavalcare gli scogli con il vento che gli fa volare lo zucchetto e mostra le calze bianche. Un programma tutto concentrato nella mattina per poter poi tornare a Roma e visitare l'ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, Brian Burch, nel giorno del 250° anniversario della Dichiarazione d'indipendenza statunitense. Prima tappa in agenda è stato il cimitero di Cala Pisana per l'omaggio ai morti in mare, spesso senza nome, di cui restano croci di legno e non lapidi. Qui Leone ha deposto una corona di fiori bianchi e gialli, i colori del Vaticano, si è inginocchiato e si è fermato in preghiera silenziosa. Da solo ha poi varcato l'opera intitolata “Porta d'Europa”, realizzata dall'artista Mimmo Paladino. Cinque metri per tre in ceramica e ferro tra Cala Spugne e Porto Vecchio. Qui ha incontrato due famiglie di migranti e sempre qui è andato in scena il fuoriprogramma della passeggiata solitaria sugli scogli. Il Pontefice si è spostato al molo Favaloro, luogo conosciuto per il gesto del lancio della corona di fiori in mare da parte di Francesco. È stato ribattezzato “Molo papa Francesco” e il suo successore ha scoperto la targa in cui viene definito «luogo di approdo, speranza e umanità».

Dopo un saluto ai migranti dell'hotspot isolano, Prevost ha raggiunto il campo sportivo per la Messa. L’Arcidiocesi di Agrigento ha voluto che tutto fosse preparato sulla base del tema “Il mare, il sangue, la migrazione”. Lo si è visto nell'ambone a forma di scoglio e nella casula e nella stola ispirate dalle onde marine. Appena arrivato a Lampedusa, il Papa aveva detto di essere lì «non a fare discorsi» ma «a celebrare l’Eucaristia». Dunque, la celebrazione è stato il momento più importante della visita; e nell'omelia ha rivendicato di essere lì «sulle orme di papa Francesco». Paragonando la situazione di Lampedusa alla parabola del Buon Samaritano, il Papa si è rivolto agli isolani: «Qui avete visto non solo uno, ma migliaia di esseri umani caduti nelle mani di briganti che portano loro via tutto, li percuotono a sangue e se ne vanno, lasciandoli mezzi morti». Il suo pensiero è andato «a quelli che non ce l’hanno fatta a giungere dove speravano». Più volte è risuonato il «grazie» del Pontefice per abitanti e volontari. «I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate», ha sostenuto Prevost nel passaggio più politico dell'omelia. Poi è passato a fare un elenco di atteggiamenti indifferenti: «Il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza, un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, l’idea che tali problemi non ci riguardano, i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui, il lento e difficile passaggio da una mera gestione delle emergenze all’elaborazione di politiche organiche e condivise».

Nel giorno della festa della sua America, Prevost si è preoccupato soprattutto dell'Europa. Da Lampedusa, ha detto, «si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee». A suo dire, su questo aspetto «l'Europa possiede un potenziale unico» e lo stesso vale per la questione «della transizione ecologica e della promozione della pace». Nell'omelia, riprendendo quanto detto già a Tenerife, il Santo Padre ha rimbrottato un po' i turisti per i quali la «vacanza è solo distrazione, leggerezza, spensieratezza», determinando l'innalzamento di «un muro invisibile fra il mare dei naufraghi e quello dei vacanzieri». L'appello papale è stato rivolto a non lasciarsi «vincere dalla paura» ma a guardare «alle fatiche quotidiane come a un tempo di opportunità e testimonianza». Infine, il saluto in lampedusano: «O’scià!». La breve visita sull'isola è stata un omaggio evidente a Francesco, negli stessi luoghi che avevano caratterizzato il suo precedente viaggio del 2013 e nella centralità del tema dell'accoglienza ai migranti che gli stava particolarmente a cuore.