• VERSO IL 25 SETTEMBRE

Meloni & Co., dite qualcosa di alternativo

Le recenti risposte della Meloni ad attivisti Lgbt mettono in evidenza la debolezza della posizione del centrodestra su vita e famiglia, ma anche la costante campagna elettorale in difesa su un'agenda decisa dalla sinistra. In questo modo però favorisce i partitini e, di conseguenza, il centrosinistra.

Giorgia Meloni a "Porta a Porta"

In campagna elettorale gli interventi dei leader dei partiti cercano di intercettare interessi, opinioni, gusti diversi per ampliare il consenso. Questo è un lato della medaglia. L’altro è che in questo modo la loro proposta politica perde di chiarezza e intensità. Ciò è pericoloso sempre, ma soprattutto in questo momento di grande scontentezza, di forti problematiche sociali e di voglia di cambiamento.

Giorgia Meloni aspira ad essere il leader del centrodestra e, in caso di vittoria alle elezioni, addirittura di guidare il governo. Sui temi etici, però, è piuttosto ondivaga, ora si dice convinta della necessità di sostenere famiglia e vita, ora apre alle coppie gay, dice che né la 194 né la Cirinnà saranno toccate, e concede qualcosa all’adozione di minori da parte di persone single o di coppie omosessuali. Queste variazioni danno l’idea di una visione poco unitaria, culturalmente dipendente da altri e scarsamente alternativa. Da notare poi che le incertezze della Meloni si accompagnano a quelle degli altri due partiti del centrodestra e ciò rende meno affidabile la coalizione, a vantaggio dei partiti minori che, almeno sulla carta, fanno proposte più decise e incisive. Per la Meloni, però, fare il gioco dei partitini minori vuol dire fare indirettamente il gioco della sinistra, dato che quelli i voti li tolgono a lei, non a Letta.

Di recente Meloni ha fatto due interventi molto discutibili sul tema della famiglia, della procreazione e dei minori. Ieri Giorgia ha risposto a Luca Trapanese, assessore del comune di Napoli, a proposito delle adozioni dei minori da parte di persone single o di coppie omosessuali. Partendo dal presupposto (sbagliato) che una persona single o una coppia omosessuale può voler più bene ad un bambino che una famiglia naturale, Giorgia Meloni si è dichiarata interessata ad esaminare la problematica al riguardo. Certo, ci possono essere di fatto famiglie naturali che non trattano bene i bambini adottati, ma questi casi sono una eccezione rispetto alle esigenze naturali per le quali il luogo umanamente più idoneo per crescere un bambino è una famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Invece, le adozioni da parte di single o di coppie omosessuali non possono strutturalmente, e non solo in via di eccezione, fare il bene del bambino, perché innaturali.

L’altro suo recente intervento risale a qualche giorno fa, quando Giorgia scrisse una lunga lettera al giovane attivista LGBT che l’aveva interrotta e contestata sul palco durante una manifestazione elettorale a Cagliari. Nella lettera scriveva: “Anche io penso che siamo tutti uguali e tutti Fratelli e penso che ciascuno abbia diritto ad amare chi vuole, e che lo Stato debba farsi i fatti suoi. Oggi ci sono le unioni civili e in Italia puoi tranquillamente legarti ufficialmente con chi vuoi; non proporrei di togliere questo diritto". Aveva poi continuato, confermando la sua contrarietà a concedere la possibilità di adottare bambini alle persone single, che nella polemica con Trapanese diventa molto più sfumata e aperta.

Tutti ricordano, però, anche che il 20 ottobre 2019, alla manifestazione unitaria del centrodestra a Roma, Giorgia Meloni aveva tuonato contro il pensiero unico che ci vuole tutti come dei “codici” privi di identità per dominarci meglio: “Io sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono italiana, sono cristiana, non me lo toglierete!  Mi vergogno di uno Stato che non fa niente per le famiglie … non credo in uno Stato che mette i desideri legittimi di un omosessuale di adottare un bambino di fonte al diritto di quel bambino di avere un padre e una madre semplicemente perché quell’omosessuale vota e il bambino no”. Allora le sue posizioni erano diverse.

Non intendo qui tanto criticare le contraddizioni elettorali di Giorgia Meloni e fare l’esegesi dei suoi vari comizi dal palco calibrando le parole da lei adoperate. Intendo piuttosto portare in evidenza una debolezza di Fratelli d’Italia e del centrodestra intero, che fatica ad esprimere una cultura politica a tutto tondo, senza sbavature, e che si traduca in proposte complessive e veramente alternative alla sinistra. Non hanno un quadro. Sul tema della famiglia il centrodestra non è capace di dire qualcosa di alternativo e gli interventi di Giorgia Meloni ora visti lo confermano. Non si limitino a dire che la 194 o la Cirinnà vanno applicate nella loro forma migliore, dicano che non corrispondono alla loro visione della vita e della famiglia e dicano quale sia quest’ultima.

Queste osservazioni non riguardano solo il tema famiglia, adozioni & affini. Se la Meloni e il centrodestra vogliono stare nell’Unione Europea senza però mettere in discussione “questa” Unione Europea, non dicono niente di diverso da Letta e finisce che Letta trova i suoi oppositori più nella sinistra della propria coalizione che non nella coalizione avversaria. Sul problema energetico il centrodestra denunci le vere cause per cui siamo arrivati a questa situazione, contrasti decisamente la “transizione ecologica” voluta dalla sinistra e faccia non solo le giuste proposte per bloccare le bollette, ma dia anche una visione complessiva di un modo diverso di affrontare l’intero complesso problema. Per la scuola, non si limiti a pretendere l’abolizione delle mascherine in aula – che comunque il governo disporrà, almeno per motivi elettoralistici – ma dia una sferzata all’idea stessa di scuola oggi dominante, in modo coraggioso che rompa con lo statalismo.

Altrimenti dovremo aspettare il prossimo contestatore di sinistra ad un comizio della Meloni per assistere a nuove sbavature nella sua proposta politica.

Dona Ora