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Martin vescovo? La rivolta parte dai fedeli

Contro l'ipotesi che James Martin, il gesuita noto per le sue posizioni gay-friendly possa prendere possesso di Filadelfia, una delle più antiche diocesi degli Stati Uniti si sono mossi per ora oltre 8000 persone che hanno firmato una petizione su Change.org. E dicono: «C'è bisogno di vescovi che siano insegnanti chiari e forti di tutta la Fede cattolica».

Lo scorso 26 settembre monsignor Charles Joseph Chaput ha compiuto 75 anni e - come richiesto dalla norma voluta da San Paolo VI - ha messo a disposizione il suo mandato di vescovo. In una lezione tenuta poche settimane dopo il suo compleanno all'Università di Notre Dame, l'arcivescovo di Philadelphia ha fatto capire che non ci sarà alcuna proroga. A breve l'arcidiocesi statunitense dovrebbe essere guidata da un altro prelato.

Le indiscrezioni sul nome del possibile successore non hanno lasciato indifferenti i fedeli ed hanno provocato la reazione di alcuni di loro. Nel novero dei candidati a prendere il posto di Chaput sembrerebbe esserci anche padre James Martin, l'autore dell'ormai celebre "Building a Bridge”, opera dove il ponte da costruire sarebbe quello tra la Chiesa cattolica e la comunità Lgbt. Contro l'ipotesi che il gesuita noto per le sue posizioni gay-friendly possa prendere possesso di una delle più antiche diocesi degli Stati Uniti si sono mossi per ora oltre 8000 persone che hanno firmato una petizione su Change.org.

Nel testo dell'istanza, i promotori hanno scritto che c'è "bisogno di vescovi che siano insegnanti chiari e forti di tutta la Fede cattolica" e se la sono presa con la presunta "tendenza a nominare sostenitori dell'agenda omosessuale in importanti sedi negli Stati Uniti, come il cardinale Cupich a Chicago e il cardinale Tobin a Newark".

La nomina di padre Martin, secondo chi ha sottoscritto la petizione, sarebbe "intollerabile". Da qui, la decisione di rivolgersi direttamente all'arcivescovo francese Christophe Pierre, nunzio apostolico negli Stati Uniti e dunque incaricato di indagare sui candidati all'episcopato, attraverso la popolare piattaforma on-line. Lo scorso settembre il gesuita si è trattenuto diversi giorni a Roma per partecipare all'assemblea plenaria del Dicastero per la comunicazione, di cui è consulente.

Durante la sua permanenza romana ha avuto anche modo di ottenere un'udienza privata con papa Francesco che, a suo dire, andrebbe letta come "un chiaro segno della sua (del pontefice, ndr) profonda cura pastorale per i cattolici LGBT e le persone LGBT di tutto il mondo". L'incontro in Vaticano è avvenuto il 30 settembre, esattamente quattro giorni dopo il 75esimo compleanno di monsignor Chaput.

E' possibile che quello della successione nell'arcidiocesi di Philadelphia sia stato uno dei argomenti trattati durante il colloquio? Per ora, l'ipotesi Martin appartiene soltanto alla categoria dei rumors ma la petizione su Change.org ha avuto già l'effetto di manifestare un malcontento diffuso di fronte a questa eventualità. Quella dell'autore di "Building a Bridge" sarebbe senza dubbio una nomina di rottura rispetto alla recente era Chaput, con il quale, peraltro, non sono mancate schermaglie dialettiche: l'arcivescovo dimissionario, pur invitando i fedeli a non scadere negli attacchi personali, aveva contestato apertamente le tesi pro-Lgbt del consulente del Dicastero per la comunicazione in un articolo pubblicato sempre a settembre su "Catholic Philly".

In quell'intervento, Chaput aveva parlato di "modello di ambiguità" negli insegnamenti di padre Martin, tenendo a specificare che egli "non parla con autorità a nome della Chiesa".  Il prelato aveva elencato cinque punti con i quali metteva in guardia i fedeli su alcune affermazioni fatte dal gesuita, contestando in particolare la sua richiesta di utilizzare la definizione di "cattolici Lgbt" nei documenti ufficiali della Chiesa dal momento che "i nostri appetiti sessuali non definiscono chi siamo".

Lo stesso Chaput, inoltre, aveva alzato la voce già un anno prima, in occasione del Sinodo sui giovani, sostenendo l'impossibilità di utilizzare designazioni, come quella di giovani Lgbt che compariva nell'Instrumentum Laboris, ree di descrivere "comunità  distinte di diversa ma uguale integrità all’interno della vera comunità  ecclesiale, il corpo di Gesù Cristo". Le posizioni antitetiche tra Chaput e Martin renderebbero difficile non leggere un'eventuale nomina di quest'ultimo come uno 'schiaffo' all'attuale arcivescovo di Philadelphia. Sarebbe, inoltre, una scelta in controtendenza rispetto all'esito della recente assemblea generale della Conferenza episcopale Usa. Il nuovo presidente, infatti, l'arcivescovo José H. Gomez, ha nel suo curriculum un periodo di collaborazione al fianco dell'attuale capo dell'arcidiocesi di Philadelphia di cui si vanta di essere stato vescovo ausiliare e che per lui ha rappresentato un "esempio meraviglioso".