• L'INTERVISTA

Mais Ogm, la Ue dice sì ma gli ecologisti bruciano i campi

Giorgio Fidenato coltiva mais OGM, l'Unione Europea gli ha dato ragione. Ma una manifestazione di ecologisti gli ha devastato il campo.

Fidenato

«La proprietà privata è il vero problema. La proprietà privata ci toglierà la sovranità alimentare». E così dicendo, nei loro slogan urlati al megafono, i no-global del Friuli Venezia Giulia, hanno superato il recinto che delineava la proprietà privata dell’imprenditore agricolo Giorgio Fidenato, per calpestare il suo campo di mais Ogm, legalmente seminato. Simbolicamente hanno piantato altre zolle di terra in mezzo al mais Ogm. Il proprietario era ancora in vacanza. Ha saputo della notizia in diretta. E ha trovato la brutta sorpresa al suo ritorno.

Fidenato, imprenditore agricolo friulano, uno dei fondatori del Movimento Libertario italiano, cofondatore e segretario di Futuragra (nata in polemica con Coldiretti, proprio sull'introduzione delle biotecnologie) sta combattendo da 3 anni la sua battaglia in difesa della libertà di coltivare Organismi Geneticamente Modificati (Ogm). Quella appena subita, non è stata la prima incursione dei no-global, ma l’ultima di una lunga serie. «Per loro, il vero problema è la proprietà privata nell’agricoltura – ci spiega Giorgio Fidenato, contattato al telefono - È questo il punto fondamentale. A furia di fare propaganda, a tutti i livelli, contro la proprietà privata, si arriva a queste incursioni. Oggi tocca ai miei Ogm, domani può toccare anche a tutte le altre coltivazioni biologiche».

Nel loro stesso video si sente chiaramente urlare dai no-global: «Non ci possono essere solo piante coltivate! Abbiamo bisogno anche di alberi! Abbiamo bisogno anche di qualche bosco! Perché la biodiversità è anche questo! Non è solo: mais, soia, mais, soia, viti, mais…». I no-global se la prendono con tutta l’agricoltura? «Loro sono affetti da una vera e propria “antropofobia”, paura dell’essere umano. Vogliono una natura egemone, completamente libera dall’opera dell’uomo» – commenta Fidenato. Coltivare Ogm si può, almeno finora. Una sentenza del tribunale di Pordenone ha dato ragione all’agricoltore friulano, recependo la normativa europea sugli Ogm. I semi transgenici saranno liberi fino a prova contraria. Finché cioè, non sarà scientificamente dimostrata una loro eventuale pericolosità (dimostrazione che per ora non esiste). È una sentenza europea, infatti, che ha dato ragione a Fidenato, dopo che questi era stato condannato in tre gradi di giudizio. Tuttavia, insoddisfatto dell’esito di questa sentenza, con un decreto bipartisan promosso dai ministri dell’Ambiente, della Sanità e dell’Agricoltura (Orlando, Lorenzin e De Girolamo), il governo italiano ha creato un ulteriore nuovo divieto. Fidenato ne è immune, perché ha seminato quando era legale farlo, dopo la sentenza, a luglio. Ma dal 10 agosto in poi, per 18 mesi, sarà proibito seminare Ogm in tutta Italia. Dopodiché saranno pronti i nuovi regolamenti regionali che, pur non vietando la semina di Ogm (sarebbe contro le norme europee), regolamenteranno le distanze fra questi e le altre coltivazioni, così da non “contaminarle”. Il divieto è limitato al MON810, la linea genetica brevettata dalla Monsanto. Che però riguarda, come ci spiega Fidenato «almeno 180 specie diverse di coltivazioni».

«Oltre ai fastidi illegali che subiamo, abbiamo anche i fastidi legali – dice l’agricoltore friulano – Non sono l’unico a subire questa caccia alle streghe. Silvano Della Libera ha seminato prima di me e si è auto-denunciato. Molti altri lo fanno di nascosto, in clandestinità, perché hanno paura, da una parte, di subire quel che ho subito e dall’altra di essere ancora colpiti dalle autorità, nonostante quel che fanno sia legale secondo le regole dell’Unione Europea». L’Odissea di Fidenato era iniziata nel 2010. Dopo la prima condanna, non si era arreso e aveva annunciato, all’inizio del 2011, di essere determinato a continuare la semina. La magistratura, allora, ha provveduto a requisirgli tutta l’azienda e a bloccare il conto in banca. Un sequestro preventivo durato più di due anni, fino alla sentenza del mese scorso. Ma anche dopo l’assoluzione: «Non appena ho seminato, il Corpo Forestale dello Stato voleva entrare nel mio terreno, eseguire prelievi e analisi e bloccare il lavoro. Al che io mi sono opposto: ho chiesto loro di esibire un mandato di perquisizione e non l’avevano. Quando si sono rivolti alla procura di Pordenone, hanno avuto la conferma che non avevo commesso alcun reato. Era comunque un modo per farmi paura. È anche un monito per tutti gli altri imprenditori: “attento che se fai il cattivo coltivatore di Ogm, ti entrano le guardie nel campo”. E la gente, normalmente, si spaventa».

«Il governo li vieta senza aver prove sulla pericolosità degli Ogm, solo perché una serie di rapporti, dal 2009 in poi, riferisce che “pare” creino problemi all’“ambiente”. Senza prove, senza certezze, sulla base di ipotesi ideologicamente orientate: è su queste pseudo-basi che si muove il governo, facendo un decreto. Io ritengo che sia questo atteggiamento dell’autorità pubblica che arma la mano agli estremisti».