Magistero sulla Corredentrice (III parte) – Il testo del video
Il magistero di san Giovanni Paolo II presenta tutti gli elementi fondamentali di quella verità su Maria Santissima che esprimiamo con il titolo di Corredentrice, da lui stesso più volte usato. Un insegnamento profondo che risponde anche alle maggiori obiezioni.
Ben ritrovati per quest’ultima Ora di dottrina prima della pausa estiva: nel mese di agosto non ci saranno le Ore di dottrina, che ricominceranno con la prima domenica di settembre.
Oggi chiudiamo un po’ la presentazione del mistero di Maria Corredentrice nel magistero dei papi, occupandoci di san Giovanni Paolo II. In questi mesi stiamo facendo un ping pong tra i video delle Ore di dottrina e i supplementi domenicali. Troverete diverso materiale che si intreccia con sottolineature diverse, più didattiche nel video, un po’ più strutturate nell’articolo scritto. Al magistero di Giovanni Paolo II sulla Corredentrice abbiamo dedicato già due supplementi (vedi qui e qui).
Giovanni Paolo II è a mio avviso il papa che in modo più esteso, ripetuto e approfondito ha parlato della cooperazione della Madonna alla redenzione utilizzando più volte anche il titolo di Corredentrice. Non ci soffermiamo tanto su quante volte abbia utilizzato il termine Corredentrice, ma ci occupiamo piuttosto del contenuto. Premetto che con questa catechesi non c’è nessuna volontà di esaurire la mariologia di Giovanni Paolo II e neanche tutto il discorso sulla Corredentrice, ma voglio dare degli elementi per aiutare a capire che Giovanni Paolo II eredita lo sviluppo del magistero, soprattutto del magistero a partire dalla fine dell’Ottocento e che attraversa tutto il Novecento, come abbiamo visto nelle Ore di dottrina precedenti e nei supplementi; lo fa suo, gli dà un corpo organico. E appare sinceramente singolare che dopo questo sviluppo magisteriale, in particolare da parte di Giovanni Paolo II, ancora si stia a questionare su Maria Corredentrice: al netto del titolo, la dottrina c’è tutta ed è stata ormai reiterata dai pontefici.
Vediamo alcuni degli interventi, i più significativi, di Giovanni Paolo II. Il primo è l’Angelus per il Corpus Domini del 1983, quando san Giovanni Paolo II richiama l’elemento mariano nell’Eucaristia, nel corpo eucaristico; tutto è partito dal consenso di Maria e dalla carne di Maria. Poiché Maria è stata l’unica a fornire la natura umana a Cristo, tutto ciò che c’è nell’umanità di Cristo proviene da lei. E a un certo punto il Santo Padre si sofferma sulla presenza di Maria nel sacrificio eucaristico, nella Messa, e la collega alla sua presenza al sacrificio sul Calvario, perché in fondo c’è un’identità tra il sacrificio sul Calvario e il sacrificio eucaristico, con una diversità quanto al modo di offrire il sacrificio sull’altare, che è incruento a differenza di quello sul Calvario. Ma è lo stesso sacrificio. San Giovanni Paolo II dice così: «A quell’unico sacrificio [il riferimento è al Calvario] ebbe parte attiva Maria, la prima redenta, la Madre della Chiesa. Stette accanto al Crocifisso, soffrendo profondamente col suo Unigenito; si associò con animo materno al suo sacrificio; acconsentì con amore alla sua immolazione (cf. Lumen Gentium, 58; Paolo VI, Marialis Cultus, 20): lo offrì e si offrì al Padre». È un testo densissimo, dove si dovrebbe soppesare ogni singola parola. Vediamo rapidamente. Anzitutto notate la sottolineatura riguardante Maria che ebbe «parte attiva»: Maria non era solo presente sul Calvario, non era lì solo per ricevere le grazie della redenzione. Quando abbiamo parlato delle diverse correnti teologiche in relazione alla cooperazione di Maria alla redenzione, abbiamo detto che una corrente sostiene la sua cooperazione immediata ai piedi della croce, ma puramente recettiva, passiva. Qui invece san Giovanni Paolo II parla esplicitamente di parte attiva e scandisce con alcuni verbi cosa intende per parte attiva: la sofferenza, l’unione di sofferenza con il Figlio, «soffrendo profondamente col suo Unigenito»; l’associazione al Figlio, «si associò con animo materno al suo sacrificio», in modo tale che abbiamo un unico sacrificio di Cristo a cui si associa Maria, trattandosi così del sacrificio di Cristo e di Maria; terzo punto, «acconsentì con amore alla sua immolazione» (altri pontefici hanno usato la terminologia «abdicò ai propri diritti materni», cioè l’immolazione del Figlio è come un’abdicazione ai propri diritti materni); poi abbiamo altri due verbi, «lo offrì e si offrì», quindi è un’offerta attiva del Figlio e un’offerta attiva di sé stessa con il Figlio e nel Figlio.
Ed è interessante il fatto che, subito dopo aver detto che Maria ebbe «parte attiva» al sacrificio del Figlio, il papa la chiama «la prima redenta». Il papa accosta due elementi: il suo essere parte attiva e il suo essere la prima redenta. Dunque, lei riceve i benefici della redenzione, eppure è parte attiva; questo accostamento risponde all’obiezione secondo cui “se Maria è Corredentrice, allora non è redenta”. No, Giovanni Paolo II dice: Maria è Corredentrice, ha la sua parte attiva, ed è redenta; queste due verità non entrano in conflitto, perché il primo frutto del sacrificio di Cristo è stato la preservazione di lei dal male, la sua immacolata concezione. Quindi in questo senso Maria è la prima redenta e proprio per questo, come vedremo in un testo successivo, ha una parte attiva e singolare.
Questa parte attiva verrà sottolineata il 2 aprile 1997, quando il papa commenta il Vangelo di Giovanni (19,25). Giovanni Paolo II sottolineava il consenso da lei dato all’immolazione di Gesù: «Il consenso da Lei dato all'immolazione di Gesù non costituisce una passiva accettazione, ma un autentico atto di amore, col quale Ella offre suo Figlio come "vittima" di espiazione per i peccati dell'intera umanità». Dunque, vedete di nuovo questo elemento attivo e immediato. Ci torneremo.
Altri testi importanti sono quelli relativi all’udienza generale del 7 dicembre 1983 e all’Angelus del giorno dopo; quindi siamo alla vigilia e al giorno stesso dell’Immacolata Concezione. È interessante che qui il papa rifletta sull’Immacolata Concezione con una nota corredentiva molto evidente. Nell’Angelus il papa diceva che «l’Immacolata Concezione è il primo radicale effetto dell’opera redentiva di Cristo»; vedete come torna questa idea: la Madonna non è esente dalla redenzione, ma è redenta in un modo particolare, attraverso la redenzione preventiva. E il primo radicale effetto della redenzione operata da Cristo è l’immacolata concezione di Maria.
Ma perché Dio sceglie di redimere così la Madonna? Il papa lo spiega nell’udienza generale del giorno prima, il 7 dicembre 1983, quando dice che ciò è avvenuto «al fine di poter meglio servire in nostro favore. La pienezza di grazia le ha permesso di adempiere perfettamente la sua missione di collaborazione con l’opera di salvezza: ha dato il massimo valore alla sua cooperazione al sacrificio». Dio l’ha voluta Immacolata, l’ha voluta redimere così, in modo preventivo, perché potesse essere Corredentrice, cioè perché potesse adempiere in modo perfetto, nel modo più elevato che si possa concepire per una creatura, questa cooperazione alla salvezza con Cristo per noi, a nostro favore.
Un altro testo lo traiamo dall’enciclica Salvifici doloris. Una nota molto particolare del pontificato di Giovanni Paolo II è quella di aver insistito sul valore redentivo della sofferenza umana, di aver spiegato quel famoso versetto di san Paolo «completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo» (Col 1, 24). Dentro questa prospettiva il papa colloca Maria Santissima in una posizione singolare, che la pone al di sopra di tutti i redenti ma allo stesso tempo non distaccata da loro. Nella Salvifici doloris, il papa parla del salire di Maria al Calvario con il Figlio, con una partecipazione del tutto speciale alla morte redentrice del Figlio. Quindi sottolinea questa particolarità, questa presenza speciale: non è la semplice presenza di una mamma, c’è qualcosa di molto più grande. «Testimone della passione del Figlio con la sua presenza e di essa partecipe con la sua compassione». Dunque, non è solo una presenza ma è anche una compassione: non è lì per testimoniare la morte del Figlio, per unirsi solo affettivamente, ma per compatire, per patire con Lui, per unirsi alla sua Passione. «Maria Santissima offrì un singolare apporto al Vangelo della sofferenza, avverando in anticipo l'espressione paolina, riportata all'inizio. In effetti, Ella ha titoli specialissimi per poter asserire di “completare nella sua carne – come già nel suo cuore – quello che manca ai patimenti di Cristo”».
Questa vocazione di ogni cristiano a completare nella propria carne ciò che manca ai patimenti di Cristo, cioè a vivere nella propria carne, ad associarsi nella propria carne alla Passione di Cristo, Maria l’ha già vissuta pienamente, perfettamente in un modo singolare, perché ha «titoli specialissimi» per fare questo. E quali sono questi titoli specialissimi? Uno lo abbiamo già visto: è l’Immacolata Concezione. Questo suo essere piena di grazia, esente da ogni male, fa sì che questa sua associazione avvenga in un modo unico, singolare, pieno, fecondissimo, impossibile da pensare per qualsiasi altro essere umano che invece ha ereditato la colpa di Adamo ed Eva. Altro titolo specialissimo è la sua divina maternità. Titolo specialissimo è poi proprio quello della sua corredenzione, cioè di questa singolarità con cui Maria si associa a Cristo e realizza quel versetto di san Paolo: questa singolarità è proprio il senso della corredenzione. Dunque, vedete l’importanza e la profondità di questi testi.
Adesso ne vediamo altri che sono ancora più mirati ed estesi sul mistero della corredenzione. Il primo testo al riguardo è quello dell’udienza generale del 25 ottobre 1995. È interessante questo aspetto: molto spesso, Giovanni Paolo II, quando parla della cooperazione di Maria alla redenzione, richiama Lumen Gentium. Questo è importante, perché ci dice come deve essere interpretato quel testo conciliare. E l’interpretazione che Giovanni Paolo II dà della Lumen Gentium è tutt’altro che minimalista; anzi, la cita per svilupparla ulteriormente, perché dobbiamo sempre ricordare che i testi di un concilio (e non solo) non sono né il punto di partenza della fede cattolica né il punto di arrivo. Sono come una fase in cui si fa il punto della situazione, si riceve una lunga tradizione, la si assembla, la si offre come magistero autentico ai fedeli, e da lì parte di nuovo questo sviluppo nella comprensione della fede.
Giovanni Paolo II è un interprete autentico del capitolo VIII della Lumen Gentium che parla della Madonna e in particolare della sua cooperazione alla redenzione. E in questo testo san Giovanni Paolo II ci offre una carrellata storica di come si è sviluppata la riflessione teologica sulla corredenzione. Questo è importante, perché una delle obiezioni è che “i Padri non parlano della Corredentrice”; ma i Padri non parlavano neanche della transustanziazione, non parlavano del primato di Pietro per come lo conosciamo noi. Di un albero che è cresciuto, e che è pieno di rami, di foglie, di frutti, non possiamo dire: “ma quando era un germoglio non era così, quindi non è lo stesso albero”. No, quel germoglio era destinato a diventare questo albero: anzi, io comprendo meglio quel germoglio, guardando l’albero. È più facile riconoscere un fico una volta che è grande e ha i frutti piuttosto che quando è un germoglio.
In questa sua ricostruzione storica, il papa fa notare che i primi secoli della storia della Chiesa sono stati abbagliati dall’incredibile verità dogmatica della divina maternità e anche della verginità perpetua di Maria, per cui noi abbiamo i Padri che trattano questi misteri, e le dispute teologiche vertono su questo. Erano i secoli in cui c’erano anche tutte le controversie cristologiche, quindi la questione mariana entrava già allora in queste controversie e da lì si sviluppa; indicativamente, parlando per approssimazione, il primo millennio è caratterizzato dalla grande riflessione sulla maternità divina, quindi Maria in relazione a Cristo quanto alla sua incarnazione; intorno al 1300 incomincia a subentrare piano piano un altro tema, che è legato al primo, ma con un’altra prospettiva, un’altra enfasi: Maria non è legata a Cristo solo per l’incarnazione, ma anche per la redenzione. Quindi pian piano si sviluppa la riflessione suo ruolo relativo alla redenzione e in particolare all’atto sacrificale della redenzione. È una catechesi preziosa, quella fatta in questa udienza generale del 25 ottobre 1995, perché ci dà l’idea di una comprensione degli sviluppi teologici e di come in fondo lo Spirito Santo guida la sua Chiesa ponendo in ogni epoca i riflettori su qualcosa di particolare. La Chiesa non ha avuto la piena consapevolezza di tutte le virtualità presenti nella Rivelazione, che si è chiusa con la morte dell’ultimo apostolo; non ne ha avuto tutta la comprensione, ma lo Spirito Santo, come aveva promesso il Signore, l’ha guidata alla verità tutta intera prendendo da ciò che è suo.
Il 29 maggio 1996, in un’altra udienza, anche stavolta dedicata all’Immacolata, il papa si sofferma a spiegare in senso corredentivo il versetto 12, 2 dell’Apocalisse, dove si parla delle doglie e del travaglio del parto della Donna. Il papa dà di questo versetto, e in generale di tutto il testo riguardante la Donna vestita di sole, un’interpretazione mariologica, non per scansare, eliminare, squalificare quella ecclesiologica, ma per dire che anche questa interpretazione ha tutta la sua legittimità e tutti i suoi fondamenti nella storia della Chiesa: le due interpretazioni non si oppongono, semmai si completano. Qual è questo parto? Quali sono queste doglie? Sappiamo che dogmaticamente non sono quelle del parto di Cristo, perché il parto della Madonna è stato un parto verginale, senza dolore, senza effusione di sangue. Questo parto, dice il papa, è invece il parto della comunità dei discepoli. Giovanni Paolo II parla di un parto doloroso che genera la comunità dei fedeli. Dunque, la maternità effettiva di Maria – Madre della Chiesa, Madre di tutti i cristiani, Madre nostra – è legata a quel parto. Questo è importante, perché non c’è vera maternità spirituale di Maria se non c’è un vero parto, quindi se non c’è la corredenzione. Le due verità si tengono. La corredenzione è l’aspetto che fonda e rende ragione della maternità spirituale di Maria.
In quell’udienza il papa sottolineava anche il parallelo tra la creazione e la redenzione, il parallelo tra Adamo e Cristo e quello tra Eva e Maria, di nuovo per spiegare che «era conveniente che come Cristo, nuovo Adamo, anche Maria, nuova Eva, non conoscesse il peccato e fosse così più atta a cooperare alla redenzione». Quindi, c’è una coppia immacolata, Adamo ed Eva, che nascono senza il peccato originale, per la creazione; una nuova coppia immacolata, Cristo e Maria, per una nuova creazione. Come si fa a questo punto a non capire che Maria coopera alla redenzione con Cristo, analogamente a come Eva cooperò alla caduta con Adamo?
Un altro testo molto importante è quello del 9 aprile 1997, una udienza generale semplicemente splendida in cui il papa si occupa della corredenzione. Nel supplemento di domenica scorsa ho scritto che in questo testo, che si può trovare sia nelle raccolte delle catechesi mariane di Giovanni Paolo II sia sul sito del Vaticano, non c’è il termine Corredentrice; ma sappiamo per testimonianza fidata di una persona che era lì quel 9 aprile del ’97 che il papa per tre volte utilizzò il termine Corredentrice. Nella versione scritta venne cambiato, molto probabilmente lui era consenziente; Giovanni Paolo II teneva molto alla questione ecumenica e quindi è probabile che alla fine abbia fatto un passo indietro, accettando che quel termine sparisse a favore di quello di “cooperatrice”, soprattutto per questioni ecumeniche. Ciò non toglie che il papa quel termine lo abbia utilizzato, anche altre volte, e ancor meno toglie la dottrina, che rimane e che adesso vediamo rapidamente.
Già è interessante l’esordio, perché il papa si rivolge a coloro che temono che Maria venga posta «sullo stesso piano di Cristo. In realtà l'insegnamento della Chiesa sottolinea con chiarezza la differenza tra la Madre e il Figlio nell'opera della salvezza, illustrando la subordinazione della Vergine, in quanto cooperatrice, all'unico Redentore». Quando si parla della cooperazione di Maria alla redenzione, quindi della corredenzione, non si intende metterla sullo stesso piano di Cristo. La Chiesa è sempre stata chiara; abbiamo visto questo concetto espresso anche in altri papi, lo abbiamo visto nella teologia e forse è arrivato anche il momento di smettere di tirare fuori questa scusa per non affrontare il nocciolo della corredenzione, perché appunto su questo tema la Chiesa ha già sgombrato abbondantemente e ripetutamente il campo dagli equivoci.
Continua il papa: «Applicato a Maria, il termine "cooperatrice" [è messo tra virgolette, è interessante, perché non c’è un termine “cooperatrice” che si applica a Maria; lì c’era il termine Corredentrice tra virgolette, è abbastanza chiaro] assume, però, un significato specifico. La collaborazione dei cristiani alla salvezza si attua dopo l'evento del Calvario, del quale essi si impegnano a diffondere i frutti mediante la preghiera e il sacrificio. Il concorso di Maria, invece, si è attuato durante l'evento stesso e a titolo di madre; si estende quindi alla totalità dell'opera salvifica di Cristo. Solamente Lei è stata associata in questo modo all'offerta redentrice che ha meritato la salvezza di tutti gli uomini. In unione con Cristo e sottomessa a Lui, Ella ha collaborato per ottenere la grazia della salvezza all'intera umanità». Il ruolo di Maria è unico, non è paragonabile al nostro. Il papa ci dice: tutti i cristiani collaborano, ma dopo l’evento del Calvario; nessuno di noi era presente al momento del sacrificio di Cristo, non potevamo associarci a quell’atto. Invece, Maria era presente ai piedi della croce precisamente per questo: quindi, si tratta di una cooperazione immediata.
Che questa cooperazione fosse attiva lo abbiamo già visto nei testi precedenti. In più il papa ci dice che la sua cooperazione si estende «alla totalità dell'opera salvifica di Cristo», mentre la nostra si estende a noi, alla nostra anima, alla nostra persona, e con la nostra preghiera al nostro prossimo. Ma in Maria si tratta di una partecipazione all’atto fontale della redenzione di tutti gli uomini. Per questo il papa dice che la sua cooperazione si attua «durante l'evento stesso e a titolo di madre, si estende quindi alla totalità dell'opera salvifica di Cristo». La sua partecipazione, la sua cooperazione, la sua corredenzione è ciò che la rende Madre di tutti, Madre della Chiesa, da cui l’estensione a tutta la redenzione. Il papa dice quindi che «solamente Lei è stata associata in questo modo». Perciò è corretto che la tradizione cristiana abbia attribuito a Maria un titolo che non attribuisce agli altri cristiani, ossia quello di Corredentrice, e che nello stesso tempo ci dice che non è redentrice: quel prefisso, “co”, indica proprio la sua intima unione a Cristo e la sua subordinazione a Cristo. Non si può essere co-redentori se non si è subordinati a un Redentore.
Diceva ancora il papa: «In unione con Cristo e sottomessa a Lui, Ella ha collaborato per ottenere la grazia della salvezza all'intera umanità». Non solamente a distribuire le grazie all’umanità, ma a ottenere la grazia della salvezza. Vedete dunque la sua cooperazione in atto primo.
Morale della favola: il magistero di Giovanni Paolo II mette in campo tutti gli elementi fondamentali di quella verità che esprimiamo con il titolo di Corredentrice.
A settembre, quando ricominceremo le catechesi, riprenderemo gli elementi fondamentali della corredenzione per chiudere questo tema e poi passare all’altro aspetto della mediazione di Maria, cioè quello della distribuzione delle grazie. Ma spero che ormai sia chiaro ed evidente a tutti che i pontefici nel loro magistero hanno insegnato la corredenzione. Molti hanno usato anche questo termine, altri non lo hanno usato, ma i temi fondamentali, il cuore, la materia di questo dogma da definire c’è tutta ed è stata insegnata, appartiene al magistero ordinario della Chiesa. Non è qualcosa di estemporaneo, fatto di piccoli incisi, come si è alluso purtroppo nella nota Mater populi fidelis; come abbiamo visto, ci sono dei testi molto chiari e soprattutto, dopo Giovanni Paolo II, è veramente difficile fare un’affermazione del genere.
Buon riposo estivo. Se Dio vuole, ci vediamo nel mese di settembre.
