Magistero sulla Corredentrice (II parte) – Il testo del video
Pur non usando nel suo magistero il titolo esplicito di Corredentrice, Pio XII ha dato uno straordinario contributo alla stessa dottrina sulla corredenzione. Dalla bolla dogmatica Munificentissimus Deus alla Ad caeli Reginam, papa Pacelli lega i quattro dogmi mariani proprio alla realtà che Maria è Corredentrice.
Oggi proseguiamo il nostro approfondimento del magistero del XIX e XX secolo sulla questione della corredenzione ad opera di Maria Santissima; perciò andiamo a vedere se e come i papi hanno parlato della cooperazione di Maria alla redenzione di Cristo. L’altra volta abbiamo trattato i papi da Leone XIII a Pio XI. Oggi ci soffermiamo solo su Pio XII, perché abbiamo più testi particolarmente densi. Pio XII è stato un papa che ha dato una spinta enorme all’affermazione della corredenzione di Maria. L’altro grande pontefice a dare questa spinta è stato san Giovanni Paolo II, di cui ci occuperemo la prossima volta.
Tengo a precisare che a differenza di Pio XI, che utilizzò il termine di Corredentrice e diede sicuramente un contributo alla questione ma non così incisivo, nel caso di Pio XII non abbiamo il termine, ma abbiamo molta sostanza. Senza la pretesa di esaurire tutti gli interventi di papa Pacelli sul tema, il primo testo da vedere è l’enciclica Mystici corporis (1943), un’enciclica che andrebbe riscoperta sotto tanti punti di vista per tornare a comprendere il mistero della Chiesa. All’interno di questa enciclica il papa si occupa anche, nel finale, di Maria Santissima e dà una sottolineatura chiaramente corredenzionista.
Così scrive Pio XII: «Ella fu che, immune da ogni macchia, sia personale sia ereditaria, e sempre strettissimamente unita col Figlio suo, Lo offrì all’eterno Padre sul Golgota, facendo olocausto di ogni diritto materno e del suo materno amore, come novella Eva, per tutti i figli di Adamo contaminati dalla miseranda prevaricazione del progenitore. Per tal modo, Colei che quanto al corpo era la madre del nostro Capo, poté divenire, quanto allo spirito, madre di tutte le sue membra, con nuovo titolo di dolore e di gloria». Sottolineiamo un aspetto importante. Anzitutto il papa scrive «immune da ogni macchia», enfatizzando un aspetto interessante, cioè che l’immacolata concezione di Maria, quindi la redenzione preventiva, è presente nel momento in cui offre all’Eterno Padre, unita al Figlio, il Figlio stesso. Qui abbiamo una risposta all’obiezione che viene posta quando si dice che Maria non può essere Corredentrice perché o è redenta o redime; e se Maria non è redenta allora crolla l’idea che Cristo possa essere il Redentore di tutti. Invece il papa, con questo inciso «immune da ogni macchia», fa notare che la redenzione di Cristo è ciò che la rende immune da ogni macchia e quindi le permette di partecipare, di unirsi a Lui nell’offerta del sacrificio, quindi nell’offerta del Figlio e nell’offerta dei propri diritti materni e del suo materno amore.
Dunque, non c’è un contrasto tra l’affermazione dell’immacolata concezione di Maria e la sua corredenzione. Al contrario, è proprio perché Maria è stata resa immune dalla colpa in via preventiva che può essere associata all’offerta del Figlio. È interessante il fatto che il papa qui parli di Maria come novella Eva: dunque la pone al livello della prima Eva, ma in senso positivo. La prima Eva ha cooperato con Adamo alla caduta; la nuova Eva ha cooperato con Cristo alla redenzione. Questo inciso fa anche capire perché la cooperazione di Maria alla redenzione è unica, singolare, non è paragonabile a quella di nessun altro, perché nessun altro è immune da ogni macchia, eccetto ovviamente Gesù Cristo.
Il suo olocausto, cioè l’offerta del Figlio e dei propri diritti materni, l’immolazione di sé stessa insieme al Figlio, è ciò che la rende madre di tutte le membra. Come scrive il papa: «Per tal modo», cioè per l’unione all’offerta di Cristo, «poté divenire, quanto allo spirito, madre di tutte le sue membra, con nuovo titolo di dolore e di gloria». Pio XII ci sta dicendo che il fatto che Maria sia madre delle membra non proviene solamente dalla maternità divina, ma anche dalla sua associazione al sacrificio di Cristo, come nuova Eva. E ciò avviene «con nuovo titolo di dolore e di gloria», quindi un titolo nuovo, in più, rispetto a quello della maternità divina. Certo, il primo titolo per cui Maria si può ritenere madre delle membra del corpo mistico di Cristo è il fatto che è la madre del capo. Ma qui c’è un «nuovo titolo», il papa sottolinea questa espressione. Maria è madre del corpo in quanto associata al sacrificio del capo. Dunque, non “solamente” per la maternità divina.
Un secondo testo densissimo dal punto di vista teologico lo troviamo nella Munificentissimus Deus (1950), con la quale il papa proclamò il dogma dell’assunzione di Maria Santissima in Cielo in anima e corpo. All’interno di questa costituzione apostolica, troviamo alcuni passaggi di straordinaria importanza per quanto riguarda la corredenzione. Iniziamo da un primo testo che sottolinea Maria come nuova Eva: «In particolare va ricordato che, fin dal secolo II, Maria Vergine viene presentata dai santi padri come nuova Eva, strettamente unita al nuovo Adamo, sebbene a lui soggetta, in quella lotta contro il nemico infernale, che, com'è stato preannunziato dal protovangelo (Gn 3, 15), si sarebbe conclusa con la pienissima vittoria sul peccato e sulla morte, sempre congiunti negli scritti dell'apostolo delle genti (cf. Rm cc. 5 e 6; 1 Cor 15, 21-26.54-57). Per la qual cosa, come la gloriosa risurrezione di Cristo fu parte essenziale e segno finale di questa vittoria, così anche per Maria la lotta che ha in comune col Figlio suo si doveva concludere con la glorificazione del suo corpo verginale».
Il parallelo è chiaro: c’è una lotta che ha da una parte Gesù Cristo e Maria, dall’altra l’infernale nemico, il serpente, il drago. In questa lotta, come sottolinea Pio XII, abbiamo una nuova Eva, che ha due caratteristiche: è strettamente unita al nuovo Adamo ed è a lui soggetta. Dunque, il papa taglia alla radice qualsiasi obiezione sulla corredenzione del tipo: “ma la corredenzione è una redenzione parallela”. No, qui si parla di un’unione al nuovo Adamo, quindi è come un unico corpo che agisce: il nuovo Adamo, a cui è unita la nuova Eva. E si parla di una subordinazione della nuova Eva al nuovo Adamo. Dunque, non stiamo parlando di due redenzioni parallele, di Maria posta sullo stesso piano di Gesù Cristo; e quindi la conseguenza non è la negazione che Gesù Cristo è l’unico Redentore degli uomini. Ne abbiamo già parlato, ma è meglio ribadirlo.
Ora, qual è il punto? Se noi da un lato abbiamo la risurrezione di Cristo e poi la sua ascensione al Cielo, come segni della sua vittoria in questa lotta, dall’altra parte abbiamo l’assunzione di Maria che è la conseguenza della vittoria nella stessa lotta. Attenzione, qui il papa sta fondando il dogma dell’Assunzione ed è interessante che – dopo aver evidentemente visto i testi delle Scritture, della Tradizione, della liturgia – sta facendo un ragionamento teologico. Un ragionamento che ha questa logica: noi abbiamo la risurrezione e l’ascensione di Cristo come segni della sua vittoria nella lotta contro il nemico infernale; ma siccome in quella lotta, unita a Lui, c’è Maria, anche di lei dobbiamo proclamare la vittoria. E questa vittoria è la sua assunzione al Cielo in anima e corpo. La morte non ha potuto imprimere il suo morso sul corpo di Maria che non si è corrotto ed è stato poi assunto in Cielo. Dunque, è interessante perché il papa, per fondare un nuovo dogma, quello dell’Assunzione, si basa su un dato pacifico, cioè che la lotta contro il nemico infernale non è solo di Gesù Cristo, ma precisamente è di Gesù Cristo a cui è associata la nuova Eva: associata, strettamente unita a Lui, e a Lui soggetta, dice il papa. Questa è una prima acquisizione importante.
Oggi, al contrario, potremmo chiederci: siccome l’Assunzione è un dogma di fede, allora che ne è della ragione per cui la Madonna è stata assunta in Cielo? Siamo certi che la Madonna è stata assunta in Cielo, ma siccome l’enciclica ci spiega che questo, come per Cristo, è il segno della vittoria in una battaglia, allora la domanda è: che ne è di questa battaglia? Cioè, che ne è di questa associazione di Maria a Cristo, della nuova Eva al nuovo Adamo, in questa battaglia contro il serpente antico? Qui c’è il senso della redenzione.
Prosegue Pio XII: «In tal modo l'augusta Madre di Dio, arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l’eternità “con uno stesso decreto” [questa espressione è tratta dalla bolla Ineffabilis Deus, con cui il beato Pio IX proclamò l’immacolata concezione della Madonna; quindi Pio XII richiama questo unico decreto che unisce nella predestinazione Maria a Gesù Cristo: non ci sono due decreti, Maria non viene dopo nel decreto di predestinazione, ma è pensata da Dio e predestinata insieme a Cristo] di predestinazione, immacolata nella sua concezione, Vergine illibata nella sua divina maternità, generosa Socia del divino Redentore, che ha riportato un pieno trionfo sul peccato e sulle sue conseguenze, alla fine, come supremo coronamento dei suoi privilegi, ottenne di essere preservata dalla corruzione del sepolcro, e, vinta la morte, come già il suo Figlio, di essere innalzata in anima e corpo alla gloria del cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli (cf. 1 Tm 1, 17)».
In questo paragrafo abbiamo i dogmi fondamentali della Chiesa su Maria. Si parla dell’«augusta Madre di Dio», quindi il dogma della divina maternità; poi, del dogma dell’Immacolata concezione; poi, della «Vergine illibata», quindi il dogma della verginità perpetua di Maria; poi abbiamo un inciso, che ora analizzeremo; e alla fine abbiamo il quarto dogma che viene proclamato proprio in questa enciclica. In mezzo abbiamo questa espressione: «generosa Socia del divino Redentore, che ha riportato un pieno trionfo sul peccato e sulle sue conseguenze». Cioè, in mezzo a questi quattro dogmi mariani, Pio XII parla dell’associazione di Maria al Redentore, che ha portato pieno trionfo sul peccato e sulle sue conseguenze. E alla fine, come supremo coronamento, ha ottenuto di essere preservata dalla corruzione. L’espressione latina è «generosa Divini Redemptoris socia».
Quindi, siamo all’interno dei dogmi riconosciuti dalla Chiesa, dove si “incastra” anche questo riconoscimento di Maria come socia del divino Redentore. Come a dire, che l’armonia dei dogmi richiede anche questa sua associazione al divino Redentore. È un testo veramente importante, quello di Pio XII, perché ci mette davanti al fatto che se si negasse questa singolare associazione di Maria alla redenzione, in questa lotta al nemico infernale, è come se in un puzzle rimanesse vuoto il posto di una tessera, mancherebbe un pezzo all’insieme del puzzle. Ed è interessante che nel testo, in questa serie di dogmi, il papa faccia sfilare anche il fatto che Maria è «generosa Socia del divino Redentore». Che cosa sia questa associazione lo ha detto poco prima quando ha parlato della nuova Eva, associata e subordinata al nuovo Adamo, nella lotta contro il serpente.
Questo testo fa capire come, nell’ottica di Pio XII, la corredenzione, pur non nominata esplicitamente, sia un fatto pacifico da inserire come argomento dell’assunzione di Maria. Non meno importante, sempre più o meno nella stessa logica, è un testo dell’11 ottobre 1954, quindi quattro anni dopo la Munificentissimus Deus, quando il papa scrive un’enciclica, Ad caeli Reginam, sulla dignità regale della Madonna. E qui fa un ragionamento simile a quello che abbiamo appena visto: «Ora nel compimento dell'opera di redenzione Maria santissima fu certo strettamente associata a Cristo, onde giustamente si canta nella sacra liturgia: “Santa Maria, regina del cielo e signora del mondo, affranta dal dolore, se ne stava in piedi presso la croce del Signore nostro Gesù Cristo”». Questo inno è preso dal Tractus della festa dei Sette Dolori della Beata Vergine Maria. Poi Pio XII cita sant’Anselmo, cita il Suarez, eccetera. Il principio sottostante è il principio di associazione. Maria è associata all’opera della redenzione, perché è associata a Cristo redentore.
Prosegue Pio XII: «Da queste premesse si può così argomentare: se Maria, nell'opera della salute spirituale, per volontà di Dio, fu associata a Cristo Gesù, principio di salvezza, e in maniera simile a quella con cui Eva fu associata ad Adamo, principio di morte, sicché si può affermare che la nostra redenzione si compì secondo una certa “ricapitolazione”, per cui il genere umano, assoggettato alla morte, per causa di una vergine, si salva anche per mezzo di una Vergine; se inoltre si può dire che questa gloriosissima Signora venne scelta a Madre di Cristo proprio “per essere a lui associata nella redenzione del genere umano” e se realmente “fu lei, che esente da ogni colpa personale o ereditaria, strettissimamente sempre unita al suo Figlio, lo ha offerto sul Golgota all'eterno Padre sacrificando insieme l'amore e i diritti materni, quale nuova Eva, per tutta la posterità di Adamo, macchiata dalla sua caduta miseranda”; se ne potrà legittimamente concludere che, come Cristo, il nuovo Adamo, è nostro re non solo perché Figlio di Dio, ma anche perché nostro redentore, così, secondo una certa analogia, si può affermare parimenti che la beatissima Vergine è regina, non solo perché Madre di Dio, ma anche perché quale nuova Eva è stata associata al nuovo Adamo».
Dunque, Cristo è nostro re perché è il Figlio di Dio e perché è il nostro Redentore: sono due titoli, due ragioni che gli conferiscono la regalità. Analogamente, Maria è nostra regina non solo perché Madre di Dio, ma anche perché associata al Redentore, cioè Corredentrice. Ed è interessante perché il papa qui dice che Maria è stata associata «per volontà di Dio» – e qui torna il concetto dell’unico decreto di predestinazione – «a Cristo Gesù, principio di salvezza», al punto che aggiunge che «si può affermare che la nostra redenzione si compì secondo una certa “ricapitolazione”». Adamo ed Eva nella creazione, un nuovo Adamo e una nuova Eva nella ri-creazione, nella ricapitolazione: il principio della redenzione come ricapitolazione è un principio che troviamo in un dottore della Chiesa importantissimo, che è sant’Ireneo.
«Inoltre si può dire che questa gloriosissima Signora venne scelta a Madre di Cristo proprio “per essere a lui associata nella redenzione del genere umano”», qui Pio XII cita l’epistola di Pio XI, Auspicatus profecto, per dire che Maria è stata scelta come madre di Cristo «proprio “per essere a lui associata nella redenzione del genere umano”». C’è una unione profonda tra l’essere madre di Cristo e l’essere Corredentrice, associata a Cristo nell’opera della redenzione. E se veramente fu lei che, unita al Figlio, ha offerto il Figlio al Padre e ha fatto offerta dei suoi diritti materni come nuova Eva, posto tutto questo si può concludere che Maria è regina. Questo è interessante: questa enciclica proclama Maria come regina, regina della Chiesa, regina dell’universo. E una delle due ragioni è il fatto che è Corredentrice, analogamente a quello che abbiamo visto prima: è Assunta perché è Corredentrice, è regina perché è Corredentrice. Vedete che il ragionamento del papa è veramente solido.
Continua Pio XII: « È certo che in senso pieno, proprio e assoluto, soltanto Gesù Cristo, Dio e uomo, è re; tuttavia, anche Maria, sia come madre di Cristo Dio, sia come socia nell'opera del divin Redentore, e nella lotta con i nemici e nel trionfo ottenuto su tutti, ne partecipa la dignità regale, sia pure in maniera limitata e analogica». Limitata e analogica, ma non meno reale. Anche qui è interessante: Gesù Cristo è re, in modo proprio e assoluto; Maria, sia come madre di Cristo sia come socia nell’opera della redenzione, ha il titolo di regina. Così come ha partecipato alla missione redentrice di Cristo, così partecipa della sua regalità. Di nuovo, non sono due regalità disgiunte: è un’unica regalità di Cristo partecipata a Maria Santissima. Analogamente, non abbiamo due redenzioni disgiunte, ma un’unica redenzione a cui partecipa Maria come Corredentrice.
Concludiamo con la parte che ci interessa di più: «Infatti da questa unione con Cristo re deriva a lei tale splendida sublimità, da superare l'eccellenza di tutte le cose create: da questa stessa unione con Cristo nasce quella regale potenza, per cui ella può dispensare i tesori del regno del divin redentore; infine dalla stessa unione con Cristo ha origine l'inesauribile efficacia della sua materna intercessione presso il Figlio e presso il Padre». L’onnipotente intercessione di Maria e il fatto che lei distribuisca i tesori della redenzione, della salvezza, nascono dalla stessa unione con Cristo nella redenzione. Quindi, non nascono solo dall’unione derivata dalla divina maternità, ma da quell’unione che l’ha resa socia del divino Redentore, cioè Corredentrice. È dalla corredenzione che nascono la dispensazione delle grazie e l’intercessione. Vedete, veramente è un altro testo straordinario.
Questi testi di Pio XII legano i dogmi tra loro, legano l’assunzione di Maria alla corredenzione, la regalità di Maria alla corredenzione, e legano l’intercessione di Maria e la sua mediazione nella distribuzione delle grazie alla corredenzione. Detto in altro modo, se io tolgo il tassello della corredenzione crolla il castello. Ma siccome il castello non può crollare, perché stiamo parlando di dogmi di fede, come l’assunzione di Maria, di verità definite, come la regalità di Maria, allora il tassello – la corredenzione – è altrettanto vero.
Un’altra enciclica di Pio XII a cui dobbiamo fare almeno un cenno è la Haurietis Aquas (1956), che è dedicata al culto del Sacro Cuore, ma ha alcuni passaggi interessanti sul tema della corredenzione. Il primo è questo: «Era giusto, infatti, che Colei, che era stata la Genitrice del Redentore nostro secondo la carne, ed a Lui era stata associata nell’opera di rigenerazione dei figli di Eva alla vita della grazia, fosse da Gesù stesso proclamata Madre spirituale dell’intera umanità». Il papa ci sta dicendo che Maria è nostra madre spirituale. Ma perché? Perché è associata nel generare il Redentore (Madre di Dio), ma è associata anche nel rigenerare i figli di Eva, quindi nella redenzione. Vera Madre di Dio, vera Corredentrice e quindi vera madre spirituale di tutti. Questo è il ragionamento che fa Pio XII.
Verso la fine dell’enciclica papa Pacelli sottolinea l’importanza di associare al culto del Sacro Cuore di Gesù quello del Cuore Immacolato di Maria: «Affinché poi il culto verso il Cuore augustissimo di Gesù porti più copiosi frutti di bene nella famiglia cristiana e in tutta l’umana società, si facciano un dovere i fedeli di associarvi intimamente la devozione al Cuore Immacolato della Genitrice di Dio. È infatti sommamente conveniente che, come Dio ha voluto associare indissolubilmente la Beatissima Vergine Maria a Cristo nel compimento dell’opera dell’umana Redenzione [Maria è stata associata a Cristo non semplicemente all’esordio dell’umana redenzione, cioè alla nascita di Cristo, ma al suo compimento, cioè sul Calvario], in guisa che la nostra salvezza può ben dirsi frutto della carità e delle sofferenze di Gesù Cristo, cui erano strettamente congiunti l’amore e i dolori della Madre sua; così il popolo cristiano, che da Cristo e da Maria ha ricevuto la vita divina [questa è un’espressione fortissima], dopo aver tributato i dovuti omaggi al Cuore Sacratissimo di Gesù, presti anche al Cuore amantissimo della celeste Madre consimili ossequi di pietà, di amore, di gratitudine e di riparazione. È in armonia con questo sapientissimo e soavissimo disegno della Provvidenza divina che Noi stessi volemmo solennemente dedicare e consacrare la santa Chiesa ed il mondo intero al Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria».
L’espressione «da Cristo e da Maria», che in latino, più correttamente, è «a Christo per Mariam», a indicare che una è la sorgente – Maria è associata a Cristo, non è un’altra polarità rispetto a Gesù Cristo – ci dice qualcosa di importantissimo: noi dobbiamo dare al Cuore di Maria gli stessi omaggi dovuti al Cuore di Cristo, cioè di pietà, di amore, di gratitudine e di riparazione. Per quale ragione? Perché il Cuore di Maria è stato associato al Cuore di Cristo nell’opera dell’umana salvezza, nell’opera della redenzione.
Abbiamo visto testi di straordinaria densità teologica che fanno capire come la questione della corredenzione è proprio nel cuore del mistero di Maria Santissima, nel cuore del mistero della redenzione. Non comprendere questo significa comprendere in modo mutilato il mistero della redenzione, perché Dio ha decretato che gli uomini dovessero essere salvati da Cristo e da Maria, da Cristo per Maria; e toglie una comprensione adeguata al mistero di Maria Santissima, perché i privilegi, a lei concessi, della divina maternità, dell’immacolata concezione, dell’assunzione, sono ordinati o legati a quello della sua associazione a Cristo nella redenzione, cioè al suo essere Corredentrice.
Magistero sulla Corredentrice (II parte)
Pur non usando nel suo magistero il titolo esplicito di Corredentrice, Pio XII ha dato uno straordinario contributo alla stessa dottrina sulla corredenzione. Dalla bolla dogmatica Munificentissimus Deus alla Ad caeli Reginam, papa Pacelli lega i quattro dogmi mariani proprio alla realtà che Maria è Corredentrice.
Maria Corredentrice, l’insegnamento di san Giovanni Paolo II (II parte)
Tra il settembre 1995 e il novembre 1997 Wojtyła dedicò settanta catechesi alla Madonna. In particolare, il 9 aprile 1997, costruì l’intera catechesi per spiegare che Maria è Corredentrice, in quanto cooperatrice singolare, ossia unica e irripetibile, alla Redenzione.
Magistero sulla Corredentrice – Il testo del video
Se guardiamo al magistero dei papi, da Leone XIII in poi, è chiarissima la cooperazione attiva e immediata di Maria alla redenzione, ciò che si chiama corredenzione. Il primo pontefice a usare direttamente il termine Corredentrice fu Pio XI. L’importanza del magistero ordinario reiterato.
Maria Corredentrice, l’insegnamento di san Giovanni Paolo II
Il senso della corredenzione di Maria, nel magistero di Wojtyła, è profondamente legato alla fecondità di ogni sofferenza vissuta con Cristo e per Lui. Più volte il papa polacco usò il termine Corredentrice, lasciandoci una dottrina ricchissima.
