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Ma davvero Fukushima è come Chernobyl?

L'incidente nucleare del Giappone non è paragonabile a quello del 1986, e la gente è più preoccupata del sisma. Parla un ricercatore italiano a Tokyo.

fukushima

Fukushima come Chernobyl? Per favore, non scherziamo. Il livello 7 di pericolosità decretato dalle autorità giapponesi, lo stesso di Chernobyl, “indica la gravità dell’incidente, non i pericoli per le persone”. Marco Pellegrini, ingegnere nucleare italiano che sta svolgendo un dottorato di ricerca al Tokyo Institute of Techonology (Tit), resta in Giappone proprio perché di pericoli seri non ce ne sono. “Il paragone con Chernobyl è improponibile – dice Pellegrini – il livello 7 si giustifica per il fatto che ci sono stati incidenti gravi in 3 reattori e che continua ad esserci una perdita radioattiva, ma le emissioni rispetto a Chernobyl sono molto minori, e nessuno dice che i livelli di radioattività intorno a Fukushima hanno già cominciato a scendere. Senza considerare che gli effetti più gravi di Chernobyl furono causati dalla mancanza di informazione, mentre qui, fin dal primo minuto la situazione è costantemente monitorata”.

Del resto basterebbe ricordare in cosa è consistito l’incidente di Chernobyl: allora ci fu l’esplosione di un reattore funzionante che sparò materiale radioattivo a oltre 9mila metri di altezza (quota a cui transitano anche gli aerei) spargendolo per un’area molto vasta. A Fukushima ci sono stati invece dei rilasci controllati di vapore, per evitare esplosioni, e di acqua usata per raffreddare i reattori. Inoltre l’aumento importante di radioattività è estremamente localizzato nei dintorni della centrale: “L’evacuazione di persone in un raggio di 30-40 chilometri dalla centrale – dice Pellegrini – non è data dall’aumento della radioattività, ma è una misura precauzionale per il permanere di livelli di radioattività superiori alla norma. Già a 100 chilometri da Fukushima la situazione, dal punto di vista della radioattività, è perfettamente normale”. Le paure evocate qui in Italia di nubi radioattive sono dunque infondate se non interessate. Addirittura il WWF stima che in Europa, come diretta conseguenza di Fukushima, ci saranno centinaia se non migliaia di morti per cancro entro il 2050, cosa che non è accaduta neanche per Chernobyl. Allarmi totalmente infondati che sfociano nel terrorismo mediatico, o almeno dimostrano che per provocare danni alle facoltà intellettive non sono necessarie le emissioni radioattive.

Proseguendo nel confronto, c’è da rilevare che anche le emissioni di iodio-131, uno degli elementi radioattivi che oltretutto decade in pochi giorni, a Fukushima sono state di oltre dieci volte minori rispetto a quelle di Chernobyl nel 1986.
Anche nell’esposizione dei lavoratori alle radiazioni si nota la totale differenza: nel mese successivo all’incidente, a Chernobyl furono ricoverati per gravi sintomi da radiazione 134 lavoratori, di cui 31 morirono. Neanche un caso si è verificato in Giappone.

Ma allora, si dirà, come mai il livello si è alzato da 4 a 7, dando l’idea di una situazione fuori controllo? “Lo so che questa è l’impressione che si ha, ma in realtà questo passaggio non indica che la situazione stia peggiorando, anche se l’incidente non è ancora concluso e dei rischi permangono. Tuttavia, come ho detto, i livelli di radiazione si stanno abbassando, e l’innalzamento del livello di gravità è dovuto a una rilettura di tutti i dati riguardanti l’incidente. Casomai l’errore – se di errore si può parlare - è stato fatto all’inizio, sottostimando la gravità”.

Eppure si legge di una popolazione impaurita dal pericolo nucleare: “In realtà non è così: il problema della radioattività, del cibo, dell’acqua è un problema che si sente più in Italia che in Giappone. Qui è stata soltanto vietata la pesca nella zona antistante Fukushima, ma per il resto non ci sono limitazioni. La gente qui è molto più preoccupata del terremoto. Anche le poche persone che, i primi giorni, hanno lasciato Tokyo era per il terremoto, non per la paura del nucleare. Ma è anche comprensibile: tuttora ogni giorno ci sono in media due scosse di assestamento pari o superiori al sesto grado della scala Richter”, vale a dire pari al sisma che colpì l’Abruzzo due anni fa. Nelle immagini che arrivano dal Giappone stupisce comunque l’estrema calma con cui la popolazione affronta questi terribili momenti: “Sicuramente sono preparati a questo – dice il ricercatore italiano -, cercano di mantenere la calma perché sanno che il panico provoca danni peggiori del terremoto in sé. Anche nei supermercati non ci sono più file come nei primi giorni. C’è comunque evidente un desiderio di tornare alla normalità, come dimostrano le piazze affollate per la fioritura dei ciliegi, una festa molto sentita qui”.

Il che non vuol dire che non ci siano problemi o che le ferite del terremoto si siano già rimarginate. Peraltro proprio la situazione di Fukushima, con la centrale nucleare non ancora “domata”, pone molti problemi, anzitutto per la popolazione locale, visto che al momento non si può fare praticamente nulla per ricostruire. Ma c’è anche il grave problema della scarsità di elettricità: “Al momento – dice Pellegrini – ci sono dieci centrali spente, e non si possono certo far ripartire in tempi brevi, oltretutto con la terra che continua a tremare in questo modo. Già oggi in tutto il Giappone si risente di questa carenza, perché ci sono provvedimenti per risparmiare e razionare l’energia elettrica: i negozi fanno un orario ridotto, sui treni non c’è l’aria condizionata, e anche le corse dei treni sono state ridotte. Anche nelle case e negli uffici non si usa l’aria condizionata: in questa stagione la cosa è sopportabile, ma nel giro di due mesi, se non si sarà in grado di ripristinare le centrali e la disponibilità di energia elettrica, la situazione potrebbe diventare molto pesante per la popolazione”.

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