• ELEZIONI REGIONALI

L'Umbria manda un segnale al governo

Trionfo del centrodestra nella ex regione rossa: nuovo governatore è Donatella Tesei, che ha raccolto il 60% dei voti. La Lega fa la parte del leone e conferma i voti delle Europee (38,5%). Il PD dimezza i voti e i 5 Stelle sprofondano all'8,6%. Un messaggio chiarissimo che lascerà il segno sulla coalizione di governo.

Donatella Tesei, nuovo governatore dell'Umbria

Donatella Tesei sarà il nuovo presidente della Regione Umbria. Il candidato del centrodestra ha raccolto circa il 60% dei voti, contro il 33 del rivale Vincenzo Bianconi, sostenuto dall’alleanza di governo Pd-Cinque Stelle-Leu-Italia Viva. Gli elettori umbri hanno confermato il risveglio partecipativo che si era già evidenziato alle europee e alle ultime amministrative, nelle quali il centrodestra aveva nel complesso conquistato il 62% delle amministrazioni locali, comprese quelle più importanti (Perugia, Terni, Orvieto, Foligno). 64% il dato sull’affluenza, circa 9 punti in più del 2015. In particolare Terni, una delle ultime città passate al centrodestra, ha avuto un boom di  votanti.

Evidentemente la sanitopoli umbra ha generato una travolgente voglia di cambiamento e di discontinuità che ha premiato il centrodestra e in particolare il Carroccio. Fallisce dunque il laboratorio giallorosso, mentre la Lega si conferma trainante nel centrodestra e realizza un risultato storico, dopo 70 anni di governo regionale di sinistra. Matteo Salvini incassa la prima vittoria elettorale dopo la crisi di governo e il passaggio dal Conte uno al Conte bis.

Significativi i dati delle singole liste. Dentro il centrodestra, che nel complesso raggiunge il 62% circa, la Lega conferma sostanzialmente i voti delle europee (38,5%), Fratelli d’Italia sale all’11% e Forza Italia scende al 5,8%, mentre il resto lo raccolgono le liste civiche, compresa quella che portava il nome del candidato Tesei.

Nella coalizione di governo, il Pd scende addirittura sotto il 20%, raggiungendo i 19 punti percentuali, contro i 36 del 2015, mentre i Cinque Stelle sprofondano all’8,6%, quando alle politiche dell’anno scorso avevano superato il 27%. Nel complesso il risultato del centrosinistra più pentastellati non va oltre il 32%, circa la metà dei vincitori del centrodestra.

Pertanto, i grandi sconfitti di questa tornata elettorale in Umbria sono i Cinque Stelle, che dopo aver chiesto le dimissioni della giunta precedente ora si sono alleati con i loro naturali eredi, cioè i dem umbri, apparentemente rinnovati ma in realtà dominati dalle stesse consorterie di potere, semplicemente mimetizzate dietro il candidato civico Bianconi. Un candidato spuntato all’ultimo momento come candidato di mediazione tra le principali forze della coalizione, ma mal digerito da gran parte dell’elettorato.
Era stato Luigi Di Maio, all’inizio della campagna elettorale, a premere per il patto civico in Umbria, proprio perché si sentiva accerchiato dentro il Movimento e dentro il governo. È probabile che ora saranno proprio i suoi a chiedergli conto di quest’accordo scellerato, che ha fatto ulteriormente precipitare i consensi ai pentastellati e ha confermato che la maggioranza è saldamente nelle mani del centrodestra.

È vero che ha votato meno di un italiano su 100, ma certamente la sconfitta della coalizione di governo in Umbria è innegabile e creerà tensioni dentro la maggioranza, tanto più in queste giornate delicate di definizione della manovra finanziaria d’autunno. Un test locale che, viste le proporzioni eclatanti della vittoria del centrodestra, riverbererà i suoi effetti anche su base nazionale.

Cosa potrà succedere ora? È escluso che possa cadere l’esecutivo, poiché gli sconfitti tenderanno a minimizzare la portata del voto umbro e rimanderanno la resa dei conti tra di loro. Il 26 gennaio, però, ci sarà un test ancora più importante, vale a dire le regionali in Emilia Romagna. Li’ il Presidente uscente, Stefano Bonaccini, si ripresenta e il centrosinistra lo appoggia compatto, mentre i Cinque Stelle si mostrano riottosi perché gli hanno fatto la guerra per l’intera consiliatura ormai agli sgoccioli. Ma senza i pentastellati è escluso che Bonaccini possa farcela. La debacle umbra è destinata a lasciare un segno nel centrosinistra. Nelle prossime ore se ne capiranno fino in fondo gli effetti.