• L'ANNIVERSARIO

L'omaggio "privato" a Dio del peccatore Rossini

Il 13 novembre del 1868 moriva Gioacchino Rossini. Che fu anche autore di musica sacra. La stupenda musica per la Petite Messe Solennelleè è un atto di fede personale di un grandissimo compositore che si riconosce piccolo davanti a Dio e gli dona quello che è a lui possibile. È ricca di sentimento religioso che non necessariamente si identifica con l’esigenza della liturgia.

Noi italiani, malgrado i molti ed evidenti difetti, abbiamo molti e anche evidenti pregi. Uno di questi è di essere un popolo molto portato per la musica. Il direttore d’orchestra Sergei Celibidache diceva che gli italiani sono il popolo più musicale, ma anche il più ignorante. La nostra grande fama musicale è dovuta anche ad una schiera di geni provenienti dal nostro paese, tra i quali brilla fulgido Gioacchino Rossini (1792-1868) morto il 13 novembre in Francia.

Rossini fu uno dei geni più grandi del nostro panorama musicale, operista sommo che ci ha lasciato alcuni lavori tra i più imperituri del nostro teatro musicale, come La Cenerentola, La Gazza Ladra, Il Signor Bruschino e soprattutto Il Barbiere di Siviglia. Grandissimo nello stile buffo, seppe conciliare l’invenzione scenica, il sensi del teatro, con una perizia compositiva strabiliante. 

Il nostro Gioacchino non fu solo impegnato nell’opera, ma scrisse anche della musica sacra, come lo Stabat Mater, vari pezzi in onore di Pio IX, Messe, ma soprattuto la Petite Messe Solennelle, lavoro della maturità. Non ci si aspetterebbe un Rossini serio, anche se li fu in alcune sue opere non nello stile buffo. Anche perché questo autore era famoso per la sua gioia di vivere, per quel godersi i piaceri della vita, come quelli della tavola, delle belle donne e del gusto per il sano umorismo. Intendiamoci, non che questi piaceri siano proibiti ad un cattolico se essi sono morigerati ed indirizzati al loro scopo ultimo; ma forse il nostro autore indulgeva con piacere in queste cose. La sua musica sacra, se si sta alla Petite Messe Solennelle, non fu un tardivo ripensamento, ma piuttosto un arrendersi di fronte a Dio consapevoli dei propri limiti.

Nello spartito della Messa scrisse: «Bon Dieu - La voilà terminée cette pauvre petite Messe. Est-ce bien de la musique Sacrée que je viens de faire ou bien de la Sacrée Musique? J’etais né pour l’Opera Buffa, tu le sais bien! Peu de science, un peu de coeur tout est là. Sois donc beni, et accorde moi le Paradis» («Buon Dio, eccola terminata questa povera Messa. Ho fatto della musica sacra o della musica maledetta? Io ero nato per l'opera buffa, lo sai bene! Poca scienza, un po' di cuore, tutto qui. Sia Tu dunque benedetto e concedimi il Paradiso» in gliamicidellamusica.net).

La “povera Messa” è in realtà un capolavoro musicale, dove certamente l’autore non può che usare quella “poca scienza” operistica come sapeva fare. Musica sacra o musica maledetta? Il nostro Gioacchino si è posto una domanda che ogni compositore di musica per il culto dovrebbe porsi: lo sto facendo per Dio o per “io”? Il musicologo Damien Colas Gallet dice quanto segue: “La Petite messe può essere considerata a tutti gli effetti come un mosaico delle due principali correnti di musica religiosa dell’Ottocento” (connessiallopera.it, intervista di Ruben Vernazza), cioè la musica sacra debitrice del linguaggio operistico e quella musica sacra che, sull’impulso della riscoperta del canto gregoriano autentico a Solesmes e del movimento ceciliano, tentava di ritornare ad uno spirito più liturgico nella musica, piuttosto che avere musica di grande perizia musicale ma di poca aderenza al rito. Troviamo nella Messa del grande pesarese i momenti operistici, ma anche un attenzione alla scrittura contrappuntistica, specie nei finali di Gloria e Credo.

Insomma, questa Messa sembra soltanto essere uno dei tanti enigmi della vita di questo grande compositore, una Messa piccola ma solenne, un linguaggio musicale profano ma che guarda al sacro, un autore bon viveur ma capace di chiedere a Dio di concedergli il Paradiso. 

Come rispondere all’autore? Musica sacra o musica maledetta? Certamente non musica liturgica, per come oggi noi la intendiamo. Certo nell’ottocento si faceva questo e altro, ma Messe di questo tipo in epoca a noi più vicina furono già condannate da san Pio X nel 1903 nel suo Motu Proprio: “Fra i vari generi della musica moderna, quello che apparve meno acconcio ad accompagnare le funzioni del culto è lo stile teatrale, che durante il secolo scorso fu in massima voga, specie in Italia. Esso per sua natura presenta la massima opposizione al canto gregoriano ed alla classica polifonia e però alla legge più importante di ogni buona musica sacra. Inoltre l’intima struttura, il ritmo e il cosiddetto convenzionalismo di tale stile non si piegano, se non malamente, alle esigenze della vera musica liturgica”.

Ma condanne dello stile teatrale andavano indietro di un secolo almeno, alla Annus Qui di Benedetto XIV del 1749: “Il canto musicale, che oggi si è introdotto nelle chiese e che, comunemente, è accompagnato dall’armonia dell’organo e di altri strumenti, sia eseguito in modo tale da non apparire profano, mondano o teatrale”. La stupenda musica di Rossini per la Petite Messe Solennelleè è un atto di fede personale di un grandissimo compositore che si riconosce piccolo davanti a Dio e gli dona quello che è a lui possibile (e nel campo della composizione musicale, questo era certamente tantissimo). È ricca di sentimento religioso che non necessariamente si identifica con l’esigenza della liturgia. Sul sentimento religioso fa una bella riflessione Antonio Rosmini proprio nel contesto del suo secolo in Storia dell’empietà. Da leggere assolutamente.

Ma la domanda del grande compositore aleggia nell’aria per tutti coloro che si dedicano alla composizione musicale per la liturgia cattolica, una domanda che dovrebbe precedere ogni tentativo in quella direzione. Bisogna ricordarsi che il significato della bellezza nella cultura ebraica (tôb) non era solo riferito a ciò che piace ma anche a ciò che è buono e vero. Cioè la bellezza nel senso spirituale è bella soprattutto quando è vera, cioè diretta al suo vero scopo. Quindi con quello che sappiamo della liturgia, dobbiamo cercare di fare musica che non sia soltanto bella o piacevole ma anche adeguata al suo obiettivo: una sfida enorme.