a cura di Anna Bono
  • Emigranti

L’inferno delle domestiche bengalesi in Arabia Saudita

Non sono propriamente vittime di tratta, ma tuttavia molte vivono alla stregua di schiave, oggetto di continue violenze e abusi. Sono le donne, in gran parte asiatiche, che emigrano in Arabia Saudita e in altri paesi della regione medio orientale per lavorare come domestiche. Quelle vincolate al completo pagamento del debito contratto con usurai per sostenere le spese di viaggio, hanno come unica scelta continuare a subire maltrattamenti o tentare di fuggire e tornare a casa Il forum bengalese Samajtantrik Mohila denuncia che nei primi otto mesi di quest’anno 859 donne sono tornate in Bangladesh per sottrarsi a condizioni di vita insopportabili. Almeno 19 invece si sono tolte la vita dal 2016 a oggi. Il 1° novembre il forum ha organizzato una manifestazione di protesta presso il club della stampa della capitale Dhaka alla quale hanno partecipato centinaia di persone. “Il governo del Bangladesh parla solo di rimesse dall’estero per sviluppare l’economia del Paese, ma non fa nulla per le lavoratrici che vengono abusate e perseguitate – ha spiegato il presidente del forum Ara Rosho – siamo qui a protestare per tutte loro”. Nel corso della manifestazione è stata raccontata la storia di alcune delle donne che hanno perso la vita in Arabia Saudita. In particolare è stato ricordato il caso di Nazma Begum che è stata uccisa dal suo datore di lavoro e dal figlio perché si era ribellata alle molestie e alle violenze sessuali che continuava a subire. La donna si era rivolta alla sua ambasciata a Riyadh in cerca di aiuto, ma non l’ha ottenuto. L’associazione Brac, che si occupa di assistere e curare le emigranti al rientro in patria, ha calcolato che dal 1991 al 2018 circa 700.000 donne bengalesi sono emigrate all’estero, 250.000 in Arabia Saudita. Secondo dati ufficiali, i bengalesi all’estero per lavoro sono complessivamente almeno nove milioni, sparsi in 160 paesi. Negli Stati Uniti e in Europa trovano condizioni di vita dignitose, ma nei paesi mediorientali spesso, soprattutto le donne, finiscono nelle mani di datori di lavoro che approfittano di loro.