a cura di Anna Bono
  • Induismo

L’India attacca i cristiani su più fronti

In India i cristiani subiscono attacchi, discriminazioni, violenze. L’ostilità nei loro confronti, principalmente fomentata dai radicali indù, agisce su più fronti. Di recente la Commissione nazionale per la protezione dei diritti dei bambini ha raccomandato al governo di cancellare l’esenzione di cui godono le scuole delle minoranze religiose dal rispetto dell’articolo 21 della Costituzione che definisce il programma educativo governativo. Il 12 agosto era stato pubblicato un rapporto sullo stato delle scuole in India inteso a valutare le differenze tra gli istituti scolastici statali e quelli delle minoranze religiose dal quale è emerso che il 74 percento degli studenti delle scuole missionarie cristiane non sono cristiani, cosa peraltro risaputa dal momento che ad esempio nell’Uttar Pradesh la popolazione cristiana è meno dell’1 per cento ma ci sono 197 scuole cristiane. Inoltre il rapporto sostiene che solo l’8,76 per cento degli studenti delle scuole cristiane appartiene a ceti socialmente ed economicamente svantaggiati. Il portavoce della Conferenza episcopale cattolica dell’India, padre Babu Joseph, replica, soprattutto a questo proposito, che “il rapporto sembra una narrazione di propaganda”. L’accusa di essere scuole d’élite infatti contrasta con le continue accuse della destra nazionalista indù ai missionari di adescare i più poveri con l’istruzione gratuita per convertirli. Il 15 agosto invece si è verificato un ennesimo attacco contro dei cristiani inermi e privi di colpe. Nel villaggio di Adnadhi, nel Madhya Pradesh, una folla di circa 250 persone ha aggredito i cristiani residenti, in tutto 15 famiglie convertite al cristianesimo da quasi 20 anni, ferendone 11 quattro dei quali in modo grave. Il capo del villaggio aveva convocato i cristiani in un punto del villaggio nel quale già si erano radunate molte persone per metterli di fronte a una alternativa: rinnegare Gesù oppure lasciare il villaggio. Al loro rifiuto di abiurare, la folla guidata dal capo villaggio stesso ha reagito. Come in altre occasioni, la polizia informata del fatto ha deciso di non aprire una inchiesta e di non raccogliere le denunce contro gli aggressori.