a cura di Benedetta Frigerio
  • India

Libero su cauzione nell’Orissa un cristiano accusato ingiustamente

Sarà rilasciato su cauzione su sentenza della Corte suprema indiana Bijaya Sanaseth, uno dei sette cristiani condannati all’ergastolo nel 2013 nell’Orissa con l’accusa di aver ucciso lo swami indù (maestro spirituale, n.d.A.) Laxamananda Saraswati. L’attentato, messo a segno nel 2008, era stato rivendicato dai guerriglieri maoisti e tuttavia attribuito ai cristiani su istigazione degli estremisti indù. Nell’agosto di quell’anno, la falsa accusa aveva scatenato in alcuni distretti dell’Orissa, in particolare in quello di Kandhamal, la persecuzione più feroce contro i cristiani mai avvenuta in India. A compierla sono stati i seguaci del gruppo nazionalista indù Vishna Hindu Parishad. Il pogrom si è concluso con un bilancio di 120 morti e centinaia di feriti, molti dei quali hanno riportato mutilazioni e danni permanenti. Quasi 56.000 fedeli sono stati costretti a fuggire per salvarsi la vita, inclusi 12.000 bambini. 40 donne sono state violentate, tra cui suor Meena Barwa, nipote dell’attuale arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar, monsignor John Barwa. Sanaseth è il secondo cristiano liberato su cauzione. A maggio ha potuto riabbracciare la famiglia Gornath Chalanseth. Restano in carcere i loro cinque compagni, uno dei quali affetto da disabilità mentale.. “Le terribili violenze non hanno scalfito la fede della comunità cristiana – aveva commentato monsignor Barwa dopo la liberazione del primo cristiano – nel Kandhamal i fedeli sono gioiosi: essi sono orgogliosi di essere cattolici e cristiani”. La Chiesa dell’Orissa – ricorda l’agenzia AsiaNews – ha sempre rivendicato l’innocenza dei cristiani condannati sostenendo che a loro carico sono stati istituiti dei processi farsa