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L'eterno fascino di don Camillo. In un fumetto-film

La milanese ReNoir edita un grande volume cartonato a fumetti che ripropone il celeberrimo primo film della serie e contiene anche inedite foto di scena del film, stralci della sceneggiatura originale di Giovannino Guareschi e «la storia segreta della lavorazione della pellicola».

Il 5 maggio ricorre la morte di Napoleone, e la data ci è rimasta impressa (a noi di una certa età, almeno) per via della poesia-cordoglio di Manzoni, che un tempo era obbligatorio mandare a mente a scuola. Il venerabile Felice Prinetti, ex ufficiale piemontese veterano delle guerre d’indipendenza, poi sacerdote lanteriano e fondatore di una congregazione di suore, al nipotino che gli chiedeva cos’avesse di speciale il 5 maggio rispose, ironico, che in quel giorno morivano i grandi uomini.

Ebbene, anche lui morì un 5 maggio (1916). Naturalmente, è sicuro che nulla di tutto ciò sapevano gli amministratori comunali di Milano che il 5 maggio 2019 inaugurarono il Parco Guareschi. Sorge nel quartiere Vigentino, in via Chopin ed è dedicato al papà di Don Camillo. Cosa buona e giusta, perché Giovannino Guareschi era molto legato a Milano, città in cui visse per un periodo vicino a piazza Erba. Non sono molti gli scrittori italiani noti nel mondo: Dante, Collodi, Gramsci (sì, proprio lui: è tra i cinque italiani più letti al mondo).

Ma il più tradotto, dopo Pinocchio, è il suo Don Camillo. Ora la milanese ReNoir edita un grande volume cartonato a fumetti che ripropone il celeberrimo primo film della serie (Don Camillo. Il film a fumetti, pp. 240, €. 29,90) e contiene anche inedite foto di scena del film, stralci della sceneggiatura originale di Giovannino Guareschi e «la storia segreta della lavorazione della pellicola». Infatti, nella prima idea doveva essere lo stesso Guareschi a recitare nella parte del sindaco Peppone (che dall’autore aveva mutuato i baffoni).

Per giunta, Guareschi aveva ben altra idea della faccia di Don Camillo (e il fumettista ne tiene conto), faccia che invece fu quella di Fernandel. Non fu certo la prima volta che un autore dovette piegarsi alle esigenze della produzione cinematografica e all’intreccio di equilibri che emerge quando si deve fare i conti con contratti già firmati, registi che lavorano meglio con certi attori piuttosto che con altri, produttori (che poi sono quelli che ci mettono i soldi, dunque il loro parere pesa eccome) che seguono loro disegni e mire.

Anche il commissario Montalbano nei romanzi di Andrea Camilleri aveva un aspetto ben diverso da quello di Luca Zingaretti (infatti, la statua che gli è stata dedicata a Porto Empedocle ha i capelli). Ma poi tutto si accomoda e le cose vanno come devono andare.

Tuttavia, nel caso di Guareschi fu proprio l’autore ad avere torto, perché Fernandel riuscì a caratterizzare talmente Don Camillo da superare in espressività anche il ritratto originale. Infatti, dopo la sua morte si provò a riportare sugli schermi la coppia Don Camillo-Peppone ma con scarsissimo esito. Fernandel aveva dalla sua anche il fatto di essere personalmente un buon cattolico, così come Guareschi.

E quel film, con i due seguiti, continua implacabile a venire programmato tutti gli anni, specialmente sotto Natale, in tutti i canali televisivi. Per un paragone, solo La vita è meravigliosa di Frank Capra ha la stessa longevità-eternità. Film in bianco&nero, datatissimi, che però hanno l’incredibile capacità di tenere la gente incollata allo schermo su una storia già vista decine di volte. Guareschi ha creato un personaggio immortale che, pur muovendosi in un «mondo piccolo» e italianissimo, ha travalicato i confini nazionali e fatto vibrare le corde del cuore di ogni persona a qualsiasi latitudine. La riprova? Se cercate su internet troverete la foto, d’epoca, di un cinema thailandese (thailandese!) con la gente fuori a fare la (lunghissima) fila per vedere Don Camillo.