L’eredità di Gaudí perché le chiese tornino a parlare di Dio
A cento anni dalla morte dell'architetto catalano la Sagrada Familia continua a proclamare la gloria di Dio nella pietra. Un modello di arte e spiritualità da riscoprire nell'era delle archistar e degli edifici di culto anonimi. Dalla diretta video con Chiara Curti e Andrea Pacciani.
Il 10 giugno 1926 moriva Antoni Gaudí ed esattamente un secolo dopo Leone XIV sarà il terzo Papa (dopo san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI) a visitare la Sagrada Familia per inaugurare la Torre di Gesù Cristo. Cent’anni dopo, infatti, l’opera dell’architetto catalano continua, innanzitutto perché non è solo la “sua” opera. Ed è questa la prima differenza con troppi edifici di culto dei nostri giorni che paiono costituire un asettico diaframma anziché una soglia tra cielo e terra e una catena che unisce i tempi tra loro e all'eternita.
Un confronto al centro del primo primo piano de La Bussola Mensile di giugno 2026 nonché della diretta video dei “Venerdì della Bussola” del 5 giugno su La Sagrada Familia e le chiese anonime, con gli architetti Chiara Curti e Andrea Pacciani, intervistati da Stefano Chiappalone.
In collegamento da Barcellona, dove insegna presso la Facoltà Antoni Gaudí, Curti sottolinea il clima di attesa per la visita papale e la dimensione anche “comunitaria”, il senso di appartenenza con cui viene percepita la Sagrada Familia. Un’appartenenza che travalica le generazioni che hanno portato avanti il “cantiere” di Gaudí e che riflette anche il senso dell’amicizia e delle relazioni dell’architetto catalano, che si è intrecciata alla costruzione del tempio insieme alla sua intensa spiritualità che attingeva – come ricordò nel 2010 Benedetto XVI – ai tre libri della Scrittura, della Liturgia e della Creazione. Gaudí non era, per dirla in termini attuali, un archistar, ma andava all’essenziale, quasi sparendo nella sua opera per lasciare che la pietra proclamasse la lode divina.
La Sagrada Familia era ed è di tutti, ma innanzitutto di Dio, mentre ai nostri giorni si è rotto quel “patto generazionale” che – sottolinea Pacciani – ha contraddistinto la storia dell’arte. E insieme ad esso si è interrotta anche la catena di trasmissione tra una generazione all’altra che anche attraverso l’edificio-chiesa si passavano il testimone della fede. Un’anomalia verificatasi unicamente nel cattolicesimo di rito latino, mentre il senso della continuità è ben vivo nel cattolicesimo orientale (oltre che nell’ortodossia) e persino, paradossalmente, nei templi di altre religioni. Lex aedificandi, lex credendi: dimmi come costruisci e ti dirò chi sei... Il confronto con la nostra stessa storia è spiazzante, ma al di là della “querelle degli antichi e dei moderni” c'è l'esigenza di andare all’essenziale (la chiesa esiste per “fare questo in memoria di me”) e risalire ai principi seguendo a lezione di Gaudí che affermava: «l’originalità consiste nel tornare all’origine».
Ecco il video della diretta:
La Bussola Mensile: la lezione di Gaudí per le chiese di oggi
Il primo piano del numero di giugno ricorda il grande architetto catalano a cento anni dalla morte: l'anniversario è occasione per riflettere sullo "stato dell'arte" nelle chiese moderne troppo spesso incapaci di veicolare il sacro. Non è un problema solo esteriore: il luogo in cui si prega può favorire o ostacolare l'ascolto della voce di Dio.
Gaudí è venerabile, genio e santità dell'"architetto di Dio"
Vita ascetica e sguardo contemplativo. Con il riconoscimento delle virtù eroiche arriva un passo decisivo verso gli altari per l'autore della Sagrada Familia, che divenne il "cantiere" della sua profonda spiritualità.
Chiese brutte? «Perché è cambiata la funzione della chiesa»
«Se le chiese di oggi finanziate dall'8 per mille sono brutte, è perché la fede che si genera in questi edifici per il culto è innervata dagli interessi momentanei, dalla disaffezione e dalla non appartenenza. Incarnano la rinuncia alla conversione, alla dottrina, al timor di Dio». Intervista all'architetto Andrea Pacciani.

