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discorso

Leone XIV e il paradosso della libertà in Occidente

Ricevendo i vescovi amici del Movimento dei Focolari il Papa evidenzia gli effetti dell'individualismo nel mondo occidentale, dove proprio l'enfasi sull'autonomia assoluta per perseguire una felicità senza limiti finisce per rendere più frammentati, più infelici e meno liberi.

Borgo Pio 10_09_2026
Foto Vatican Media/LaPresse

Mercoledì 9 settembre nella Sala Clementina del Palazzo apostolico Leone XIV ha ricevuto i vescovi amici del Movimento dei Focolari, che dall'8 all'11 settembre ad Ariccia partecipano all’incontro internazionale È l’ora della carità. Testimoniare l’unità per costruire la pace.

Il tema «è uno degli elementi essenziali del movimento fondato da Chiara Lubich, e mi sta particolarmente a cuore», ha confidato il Papa all'inizio del suo discorso, volgendo il pensiero «alle difficili situazioni sociali, alle circostanze, alle divisioni che alcuni di voi, fratelli miei, sopportano nei propri Paesi, situazioni come il pregiudizio, il razzismo, l’intolleranza religiosa, persino la violenza», ma anche «alla situazione qui in Occidente, ora fin troppo caratterizzata dagli effetti dell’individualismo, dove le reti un tempo stabili della famiglia, dell’amicizia e della comunità stanno cedendo il passo a una maggiore frammentazione, e dove la libertà viene sempre più presentata come autonomia assoluta, come la capacità di perseguire la felicità senza alcun limite morale, naturale o persino umano».

Al riguardo Leone XIV evidenzia «un paradosso. Nonostante tutta l’enfasi posta sulla libertà individuale, oggi spesso le persone si sentono meno libere di essere veramente sé stesse o di seguire i loro ideali più alti, a causa del timore nascosto di essere giudicate o di non essere adeguate. Inoltre, questa perdita di apertura agli altri, che acuisce un senso di disunità, alla fine ci priva della felicità per la quale siamo stati creati, poiché siamo fatti a immagine del Dio Uno e Trino, che è lui stesso una comunione di persone: Padre, Figlio e Spirito Santo». Insomma, troppo autonomi per essere realmente liberi e felici, malgrado le illusioni. Al contrario «rivelando il cuore del Padre, Cristo ci mostra il senso più profondo della nostra esistenza, delle nostre relazioni, e il cammino per la felicità».

La via d'uscita sta nel riscoprire quel «senso più profondo» attraverso la vita interiore: «La risposta alle tristi divisioni che affliggono il nostro mondo non consiste nel formare più comitati o lanciare più progetti, ma nel ritornare alla fonte della nostra unità nella Santissima Trinità. Di fatto, dobbiamo diventare contemplativi!». Raccomandazione che il Papa traduce in indicazioni concrete, con l'invito a «nutrire la vostra vita interiore: con la preghiera generosa e prolungata dinanzi a nostro Signore nel Tabernacolo, con la celebrazione calma e attenta dell’Ufficio e della Santa Messa e, infine, con la contemplazione frequente della presenza delle Persone della Trinità nel profondo del nostro essere. In tal modo sarete testimoni, gli uni per gli altri e per coloro che servite, di quell’unità che costruisce pace duratura».