• LA CONVENIENZA CRISTIANA

Le vite straordinarie che mettono gli atei con le spalle al muro

La casa cattolica ha uno sterminato  esempio di come ogni  vita, per quanto schiacciata sia, abbia un’importanza che supera ogni immaginazione. Un contrappunto sul caso Cocq. 

Il malato francese che, affetto da malattia rara e inguaribile (almeno per ora), ha annunciato lo sciopero della fame e della sete in diretta Facebook finché morte non sopraggiunga, protesta contro la legge che gli impedisce di darsi una «morte dignitosa», cioè di suicidarsi.

La Chiesa un tempo negava i  funerali religiosi e la sepoltura in terra consacrata, misura terribile tesa proprio a scongiurare, disperatamente, quell’atto estremo. E per lunghi secoli ci riuscì.

Poi venne l’ateismo pratico e la conseguente enfasi sulla “qualità della vita”, che la società dell’apparire si incarica di mettere giorno e notte sotto il naso, tramite i media, di quegli sfortunati la cui vita non ha la “qualità” richiesta. Non tutti possono avere i talenti compensativi del beato Hermann von Reichenau (1013-1054), autore del celeberrimo inno Salve Regina e detto «il Contratto» perché, in pratica, era messo fisicamente come il più recente Michel Petrucciani, forse il più importante pianista jazz di sempre.  

A dire il vero, dato l’orizzonte culturale ateo ed edonista in cui viviamo, molti neanche si studiano di svilupparlo, un eventuale talento compensativo, così che ci sta che si finisca col nemmeno sapere di averne uno. Sì, perché proprio il caso Cocq dimostra che, per quanto minimo, nessuno nasce senza. Cocq, infatti, pur nelle sue condizioni ha girato la Francia e perfino le istituzioni europee per perorare la causa dell’eutanasia a richiesta. Così, il liberalismo è con le spalle al muro: secondo i suoi stessi princìpi uno ha diritto di  chiamarsi fuori quando e come vuole, la vita è solo sua.

La Chiesa, invece, predica che la vita è di Dio, perciò ricorreva alle misure estreme che abbiamo detto. Il bello è che anche l’Islam vieta il suicidio (tranne quello in battaglia), ma a lui  nessuno dice niente perché ha la mano nervosa. Tuttavia anche l’ateo è un credente: crede che l’aldilà non esista e che con la morte finisca tutto. Crede, insomma, che basti staccare la spina perché il robot si spenga. La Chiesa invece lo avverte: sei sicuro? e se poi ho ragione io? se poi anziché la pace eterna trovi di peggio?

L’ateo (chiamatelo anche liberale, è lo stesso) di solito risponde che si rifiuta di credere in un Dio così poco misericordioso da mandare all’Inferno un disgraziato che in vita ha così sofferto. Con ciò si dimostra che anche l’ateo-liberale è un credente: crede in un Dio che, se esiste, deve essere per forza misericordioso nel senso che dice lui. Il che dà ragione a Benedetto Croce quando diceva ai liberali che, ci piaccia o no, non possiamo non dirci cristiani.

Infatti, simili ragionamenti all’interno di qualunque altra religione sono impossibili. La casa cattolica ha uno sterminato  esempio di come ogni  vita, per quanto schiacciata sia, abbia un’importanza che supera ogni immaginazione. E non è un poetico flatus vocis: moltissimi sono i Santi e Beati che hanno passato intere esistenze confinati in un letto, si pensi a Anna Katharina Emmerick o Alexandrina da Costa per dirne solo due. Non potevano ballare né fare trekking, né sposarsi né, insomma, avere un’esistenza come la maggior parte degli altri. Cioè, diciamola tutta, banale e ordinaria.

Ma la ebbero straordinaria, secondo canoni che solo il credente può cogliere. Anche per questo, credere è conveniente. Anche perché, come diceva Chesterton, se non si crede nel Dio cristiano e cattolico, si finisce col credere a tutto, magari a Pannella. Dio, che è davvero, sì, misericordioso, certo terrà conto dell’ignoranza in cui l’uomo moderno ex cristiano è stato piombato con un lavoro di secoli. E dire che gli esempi non gli mancano: proprio lo showbiz che ci viene ossessivamente propinato giorno e notte dai media dimostra che, cessati la giovinezza e il glamour, una bella fetta di Hollywood e compagnia cantante finisce suicida o, è lo stesso, in overdose procurata. Sì, è vero, così diventano «icone», ma sai quanto gliene frega adesso.