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TEORIE SINISTRE

Le spese folli della politica. Non incompetenza, ma malafede

Sovraccaricare lo Stato di spese pubbliche, sussidi e prebende, fino a farlo andare in bancarotta. Così due sociologi americani, Cloward e Piven pensavano di accelerare la rivoluzione. Uno schema ancora in uso nella sinistra americana.

Economia 22_01_2026
Manhattan 1976

Dagli stanziamenti per la circoncisione dei maschi in Mozambico allo studio sull’importanza delle acconciature sotto l’islam, continuano ad arrivare esempi da tutto l’occidente di spese pubbliche assurde e monumentali, effettuate con apparente noncuranza, mentre nello stesso tempo i Paesi si indebitano, i contribuenti arrancano e i servizi pubblici peggiorano. In questa situazione il dubbio oscilla sempre fra ritenere i politici responsabili di corruzione, oppure solo di incompetenza.

C’è però una terza ipotesi che qualche anno fa si palesò per diretta ammissione di due studiosi americani: quella di spese assurde effettuate volutamente per far fallire il sistema. Perché? Per affrettare … la rivoluzione. (O, nel frattempo, per spazzare via il partito al potere.)

Sono in molti a propendere per questa terza ipotesi, il “tanto peggio, tanto meglio”, ma trovare qualcuno che ammetta per iscritto questa motivazione, al di fuori dei pamphlet dei gruppuscoli extraparlamentari, per ovvie ragioni non è facile. Per questo rimane un unicum in Occidente l’articolo di due sociologi della Columbia University, Richard A. Cloward e Frances Fox Piven, Il peso dei poveri : Una strategia per mettere fine alla povertà, pubblicato su The Nation nel 1966. Essi elaborarono una strategia di sovversione che mirava ad accelerare la caduta del capitalismo, inondando lo Stato di una massa di domande di welfare impossibili da gestire. Strategia che non rimase sulla carta, ma che misero in atto con successo, provocando la bancarotta della città di New York nel 1975.

Partendo da un ragionamento alla Thomas Malthus, l’economista che ingiungeva di scoraggiare i poveri dal riprodursi evitando di coccolarli, la coppia Cloward e Piven accusava il welfare di trattare bene i poveri solo per indebolirli, allontanando così la rivoluzione. Quindi piuttosto che rammollire i poveri con l’elemosina statale, essi scrissero, bisognava mettere a nudo l’inadeguatezza del welfare state, provocando il crollo dello Stato sociale per scatenare la crisi politica e finanziaria; e far sollevare i poveri.

All’epoca il numero di americani che viveva di sussidi statali era di circa 8 milioni, ma Cloward e Piven calcolarono che di potenziali beneficiari ce n’erano molti di più, così chiamarono all’azione “schiere aggressive di organizzatori” che facessero “manifestazioni per creare un clima di militanza”, campagne mediatiche di giornalisti fiancheggiatori per lanciare l’idea di un reddito garantito per tutti, lavoratori e non, pressioni dei funzionari locali su Washington e infine il governo federale che, trovandosi ogni grande città nel caos, sarebbe stato costretto ad agire.

Dopo la pubblicazione dell’articolo, Cloward e Piven reclutarono un organizzatore nero di nome George Wiley, per mettere in atto le indicazioni del loro articolo. Questi nell’estate del 1967 fondò la National Welfare Rights Organization (NWRO) e si mise al lavoro ottenendo presto risultati clamorosi. «L’alluvione è riuscita al di là dei più rosei sogni di Wiley», scrisse Sol Stern nel City Journal. «Dal 1965 al 1974, il numero di famiglie monoparentali mantenute dal welfare schizzò da 4,3 milioni a 10,8 milioni, nonostante fossero anni di prosperità economica».

La strategia Cloward-Piven si dimostrò efficace soprattutto nella città di New York, che dovette dichiarare bancarotta, arrivando quasi a portarsi dietro l’intero Stato di New York. La sua crisi lasciò inorridita l’America e suscitò un movimento di riforma che portò alla “fine del welfare come lo conosciamo” – la legge del 1996 chiamata Personal Responsibility and Work Opportunity Reconciliation Act, che mise limiti temporali al welfare federale, insieme a norme stringenti sulla possibilità di fare domanda e sulle condizioni di lavoro. La coppia Cloward Piven era presente alla firma della legge alla Casa Bianca come ospiti del Presidente Bill Clinton. A tutt’oggi la maggior parte degli americani non ha mai sentito parlare di loro ma il sindaco di New York, Rudolph Giuliani, tentò di smascherarli alla fine degli anni Novanta, accusandoli per nome di aver tentato il sabotaggio economico con il loro manifesto del 1966. «Non fu un caso» accusò Giuliani in un discorso del 1997 . «Non fu un evento atmosferico, non fu sovrannaturale. Fu il risultato di politiche e programmi mirati ad addossare il massimo numero di persone possibili sulle spalle dello Stato».

Negli anni successivi Cloward e Piven continuarono il loro attivismo del sovraccaricare il sistema, compreso il sistema elettorale, ma non rivelarono mai più le loro intenzioni così candidamente come avevano fatto con l’articolo del 1966, che con ogni evidenza continua a fare da matrice per alcune delle campagne più ambiziose della Sinistra americana.