• IL CASO

Le lusinghe del mondo (e di Pannella)

L'elezione di Papa Bergoglio sta scatenando reazioni molto particolare nella stampa e in quegli ambienti da sempre ostili e nemici della Chiesa cattolica. È evidente il tentativo di manipolare e di forzare, ma i cattolici non siano meno furbi di loro... 

Pannella

Il 16 giugno 2005, a poche settimane dall’elezione di Benedetto XVI, Marco Pannella così si esprimeva al “Corriere della Sera”: “Nei giorni del Conclave andavo in piazza San Pietro con un cartello che invocava Giovanni XXIV o Francesco I. Ci hanno dato Ratzinger e ho sperato che il carisma lo trasformasse. Non è accaduto. Il Papa è espressione massima di un blocco di potere mai così forte. Ma è, al contrario, pressoché nulla la forza spirituale, etica, morale dell?attuale potere Vaticano e delle gerarchie ecclesiastiche anche presso il popolo dei fedeli, dei credenti, dei religiosi, delle altre comunità cristiane. Si rovescia ovunque uno tsunami di immenso potere, immagini faraonico-hollywoodiane, con scenografie che richiamano in modo preoccupante le immense manifestazioni popolari di tutti i regimi autoritari e totalitari. Dietro tutto questo si punta a conquistare e usare con violenza il braccio mondano degli Stati, quelli democratici e di diritto, considerati come i veri, attuali nemici da piegare e sottomettere” .

Una Chiesa “simoniaca”, come il leader radicale spesso l’ha definita. Quella Chiesa “simoniaca”, è ora diventata, per Pannella, anche in ragione dell’elezione di Papa Francesco – di cui si appropriano tutti, soprattutto i miscredenti e i cattolici di sinistra, proprio in ragione del nome scelto dal Cardinale Bergoglio – un punto di riferimento. Pannella sostiene di “poter contare sulla diplomazia vaticana, come corpo di diplomatici e di credenti nella Chiesa prima ancora che nello Stato, per sperare di poter affermare in un anno e mezzo un nuovo diritto umano in corso di formazione”.

A Monsignor Agostino Marchetto, che lo ascolta dai microfoni di Radio Radicale lo scorso 14 marzo mentre dice queste parole, preannuncia che andrà a disturbarlo, a trovarlo – “mi fa piacere”, risponde Marchetto – perché, dice Pannella, è “urgentissimo: si tratta di proclamare il diritto a conoscere l’operato di Cesare, perché sempre di più Cesare è quello delle catacombe qui e questo nuovo Papa, visto che visitava le carceri argentine in modo sistematico, credo che qualche pathos lo potrà… Oggi bisogna salutare un’atmosfera ben solida, perché ho l’impressione che c’è più preghiera, più ascesi, meno potere, meno averi da amministrare. Il rischio adesso è che avremo la resistenza della burocrazia”.

Nella stessa trasmissione andata in onda su Radio Radicale, si è anche assistito al dialogo tra Pannella e il direttore del giornale del Papa, “L’Osservatore Romano”. Giovanni Maria Vian non è nuovo alla presenza su Radio Radicale. Già due anni fa, celebrò con una lunga intervista i centocinquant’anni de “L’Osservatore”, durante la quale, oltre a dire “vi possono essere battaglie culturali che sono comuni o possono esserlo”, confermò la “simpatia”, più volte evocata da Pannella, che Giovanni Paolo II nutriva nei confronti del leader radicale.
L’altro giorno, invece, Vian si è soffermato sul nome scelto “non dal nuovo Papa, ma da un Papa nuovo”, come egli ha detto.
“Ieri – ha riflettuto Vian – si sono affollate mille idee. Dicevano i latini ‘nome nomen’. Il destino di un uomo è racchiuso nel suo nome. Il nome contiene in sé già il germe di quello che sarà, potrà essere, il destino di quest’uomo. E’ un nome completamente nuovo, che spalanca degli scenari inimmaginabili e imprevedibili, come li ha spalancati la rinuncia di Benedetto XVI”.

Il giornalista di Radio Radicale, a questo punto, chiede a Vian “se accetta di dialogare “con un francescano di vecchia data come Marco Pannella”. Il direttore dice di sì e ascolta Pannella, che afferma: “Anche di recente il segretario di Radicali Italiani, ha detto speriamo che sia Francesco. Vi sembra normale o comune che dei radicalissimi, quali noi siamo, in omaggio profondo alla e alle religiosità, si siano occupati di questo fatto? Lo dicevo prima, se proprio Francesco non ce la facciamo, speriamo in Giovanni XXIV, perché il Concilio…”. “Sarebbe andato bene anche Paolo”, lo interrompe Vian. “Dicevo – riprende Pannella – è una captatio benevolentiae della forza vaticana o anche voi sentite che l’elemento della difesa e dell’affermazione della religiosità… Su questo, oltre la Tavola Valdese, ci sono anche i radicali. Ci sono reazioni a questo fatto dei radicali, così coinvolti da questa cosa?”.

“Una risposta – risponde Vian - è già venuta dalle parole del Papa di ieri. Nel Medioevo c’era il desiderio e il mito di un Papa Angelicus. E questo fatto è stato notato. L’attesa non era solo tra cattolici e cristiani o tra uomini di fedi diverse”. Nel congedarsi, i due (con Pannella che vuole “un Tevere che si allarghi sempre più” e Vian “un Tevere largo per unire le due sponde; distinguere per unire, come diceva Maritain”), si sono dati appuntamento per un’altra conversazione, questa volta di persona. Ci sarà, quindi, una prossima puntata.

Come insegna il “cortile dei gentili”, chiunque può incontrare chiunque e dialogare con chiunque, naturalmente, sperando sempre che delle conversioni si manifestino, con la grande gioia degli Angeli, che in Cielo farebbero festa. Non è questo il punto e non si vuole neanche impedire ai cattolici di dare l’opportunità a Pannella di manipolare la realtà della Chiesa, che con la sua “religiosità laica” – come la chiama – ha sempre tentato di strumentalizzare ai suoi fini mondani. Se coloro che interloquiscono con Pannella, non conoscono quest’aspetto, è bene che s’informino. Gli strumenti di conoscenza esistono, a questo fine. Così come esistono gli strumenti di conoscenza che consentono ai cattolici di non spazzare via un pontificato come quello di Benedetto XVI, che può non essere piaciuto a “cattolici adulti”, ma che ha lasciato tracce profonde e decisive per comprendere la forza e la pericolosità di quell’ideologia relativista che usa tutte le armi a disposizione pur di sottomettere ai suoi fini la storia e l’identità della Chiesa.