• IL CASO

La scandalosa normalità di De Gregori

In un'intervista al Corriere, Francesco De Gregori definisce l'elezione di Bergoglio come «la più bella notizia degli ultimi anni», apprezza Ratzinger e il discorso di Ratisbona e dà risposte politicamente scorrettissime. "Buffone" e ”traditore" le parole più gentili dalla sinistra.

Francesco De Gregori

Alla domanda di Aldo Cazzullo a Francesco De Gregori (Corriere della Sera di mercoledì 31 luglio) se nel panorama attuale ci fosse qualcuno da salvare, quasi non aspettasse altro, la libertà di spirito del cantautore trabocca e regala la risposta più intrigante dell’intera lunga intervista che da giorni impazza sul web: «Papa Francesco, la più bella notizia degli ultimi anni». Così, di slancio, De Gregori, che aggiunge subito, come a non voler passare per un estimatore dell’ultima ora: «Ma mi piaceva anche Ratzinger. Intellettuale di altissimo livello, all'apparenza nemico del mondo moderno e in realtà avanzatissimo, grande teologo e per questo forse distante dalla gente. Magari i fedeli in piazza San Pietro non lo capivano. Ma il suo discorso di Ratisbona fu un discorso importante». 

Con un Ratzinger “avanzatissimo”, con Ratisbona sugli scudi e con un papa Francesco che è “la più bella notizia degli ultimi anni” - assist invitanti, non c’è che dire - il discorso avrebbe potuto e forse dovuto continuare. Ma un Cazzullo un po’ anorgasmico non affonda, magari per non dare un ulteriore dispiacere al Corriere (che infatti, visti i contenuti shock, non ha nemmeno ripreso l’intervista in prima pagina). E col mancato carotaggio svanisce anche il godimento di conoscere il pensiero teologico di De Gregori. Peccato. Noi però, da queste colonne, tempo fa raccontammo già molto di un certo De Gregori: la sua amicizia con Suor Rosalina Ravasio; l’amore sviscerato per Cormac MacCharty, lo scrittore dell’Apocalisse e della Grazia; l’idiosincrasia per il ’68 e, a sentire chi lo conosce bene, anche per l’aborto. 

Aldo Cazzullo però preferisce fargli domande politiche, e magari non ha neanche torto viste le risposte scoppiettanti e politicamente scorrettissime di un De Gregori che è un fiume in piena. Grillo lo allarma («Ringrazio Dio che non si sia fatto un governo con Grillo», è «inquietante (..) il suo modo di essere e di porsi, il rifiuto del confronto»); su Berlusconi, scolasticamente, distingue («Sono stato berlusconiano solo per trenta secondi in vita mia: quando ho visto i sorrisi di scherno di Merkel e Sarkozy», «però ho seguito con crescente fastidio e disinteresse l’accanimento sulla sua vita privata», e comunque «pensare di eliminare Berlusconi per via giudiziaria credo sia stato il più grande errore di questa sinistra»); si scalda su quello che senza imbarazzo la sinistra chiama regime berlusconiano («mi irrita sentir parlare di “regime berlusconiano”: è una falsa rappresentazione, oltre che una mancanza di rispetto per gli oppositori di Castro o di Putin che stanno in carcere»). Qua e là poi De Gregori lancia sfottò ai totem di quelle che lui stesso chiama “anime belle”; ma se la “Costituzione più bella del mondo” e il “dì qualcosa di sinistra” lo fanno ormai sorridere, chissà se il cantautore poteva prevedere cotante reazioni. 

Buffone e traditore sono state le parole più gentili che la sinistra gli ha riservato. Quasi un altro Palalido. Sul blog di Lerner appare un post discretamente spietato: le parole di De Gregori diventano «una semplice lista di luoghi comuni»; mentre con «Pennellate di nulla» viene rispettosamente commentata la gioia del cantautore per l’elezione di papa Francesco. Hanno aspettato insomma che la loro icona parlasse bene del papa e non altrettanto bene della sinistra per scoprire, dopo decine di dischi e di colonne sonore degregoriane ai congressi di partito, che l’autore della Donna Cannone è “un artista sopravvalutato” e la sua musica “noiosa”. Un tempismo perfetto, solo un pelino sospetto.

Di fronte al durezza di una sinistra-sinistra letteralmente morsa dalla tarantola, la figura che fa quella renziana, se possibile, è ancora peggiore. La lettera inviata da 10 parlamentari del PD vicini al sindaco di Firenze è tra il surreale e il patetico. E recita: «Caro maestro, ti preghiamo di riprovare a crederci. (..) Noi conserveremo l'intervista, la ricorderemo come un errore e una critica eccessiva, tenendo a mente che non è da un calcio di rigore sbagliato che si giudica un giocatore». Ma figurarsi se non arriva anche il veleno: De Gregori «invecchia male» (sic!), altrimenti «non ci avrebbe mai preso in giro sulle piste ciclabili» (sic!), e poi è inconcepibile –sono ancora i deputati del PD a scrivere - che non abbia speso «neanche una parola sulle battaglie contro il Porcellum promosse da alcuni deputati coraggiosi come Roberto Giachetti, che si e’ sottoposto anche a 123 giorni di digiuno» (sic!).

Ricapitolando: la sinistra vuole salvare la dignità di una legge elettorale, il cristianesimo vuole salvare l’uomo, niente di meno; la sinistra offre in dote il digiuno dell’On. Giachetti, il cristianesimo dona il figlio di Dio innalzato sulla croce (che attirerà tutti a sé). All’ingrosso, ma non troppo, questi sono gli orizzonti di riferimento: come pretendere, senza arrossire, che un uomo libero non arrivi a capire la distanza siderale che c’è? Come pensare, per fare un esempio, che quell’abominio della ragione che è il "Gender Mainstreaming" - divenuto con la sinistra e le false destre lo strumento con cui l'UE è già arrivata a sanzionare quelli che chiama “ruoli stereotipati” (“tipicamente maschili, tipicamente femminili”) - possa in qualche modo essere considerato una cosa normale e auspicabile da un De Gregori come da un qualsiasi essere umano non completamente ottenebrato e perso? Ci vuole coraggio o sprezzo del pericolo nel rimproverarlo perché non si volta a ringraziare per i cassonetti differenziati o lo Slow Food, quando è in atto lo stravolgimento dell’uomo come lo abbiamo conosciuto finora.