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memoria liturgica

La santità a portata di tutti tra le pagine di Filotea

Ogni cristiano, qualunque sia la sua vocazione, in ogni tempo è chiamato all'unione con il Signore, ad essere "amico di Dio": è questo il significato dell'opera di san Francesco di Sales ed è anche il segreto della sua sorprendente attualità.

Ecclesia 24_01_2026
Giuseppe maria crespi, san francesco di sales (Wikimedia Commons - Autore: Sailko)

«Mia cara Filotea, tu vorresti giungere alla devozione perché sai bene, come cristiana, quanto questa virtù sia accetta a Dio: ma, siccome i piccoli errori commessi all’inizio di qualsiasi impresa, ingigantiscono con il tempo e risultano, alla fine, irreparabili o quasi, è necessario, prima di tutto, che tu sappia che cos’è la virtù della devozione. Di vera ce n’è una sola, ma di false e vane ce ne sono tante; e se non sai distinguere la vera, puoi cadere in errore e perdere tempo correndo dietro a qualche devozione assurda e superstiziosa». Con queste parole inizia uno dei testi più importanti della spiritualità cattolica del Seicento.

Un testo scritto da un santo il cui nome riecheggia ancora forte nel nostro presente: è san Francesco di Sales del quale oggi ricorre la memoria liturgica. Un santo che rappresenta un vero e proprio monumento della spiritualità. Filotea, introduzione alla vita devota, è una testimonianza viva e verace di tutta questa profonda spiritualità che ha accompagnato san Francesco di Sales per tutta la sua vita. Chiunque voglia seguire i passi di un cammino spirituale fruttuoso non può che leggere le pagine vergate dal santo francese.

Filotea è attuale. Sorprendentemente attuale, al di là di ogni specifica vocazione, sia essa religiosa o laica. Il perché è assai semplice: l’unione con il Signore è un traguardo che ogni cristiano si prefigge e persegue. Di santi “comuni”, il Novecento e il nostro secolo sono pieni, a testimonianza di quanto la santità non sia chiusa a nessuno. E in Filotea, introduzione alla vita devota è possibile trovare proprio questa “tipologia” di santità: quella possibile a tutti, non solo certamente ai religiosi.

Un testo che di per sé non nasce per diventare un libro. Il santo, infatti, aveva come figlia spirituale Luisa de Charmoisy. A lei inviava suggermenti, consigli, esortazioni per poter condurre una vita devota, una vita santa. La de Charmoisy mostrò successivamente a tale abate Fourier questi preziosi scritti, vere perle di saggezza spirituale, e così si pensò di pubblicarli. Era il 1608. Da quell’anno Filotea ebbe quaranta edizioni, mentre era in vita lo stesso santo che ne revisionò le prime. Per poi passare al 1656 quando il testo ormai era conosciuto in tutto il mondo, tradotto in ben diciassette lingue. Dunque, si può parlare di una fortuna libraria subito evidente. Una fortuna che perdura nel tempo, fino ad arrivare al giorno d’oggi. Ma perché questo testo richiama tanti lettori? La risposta è assai semplice: perché i temi trattati sono quelli di sempre. Quelli che possono entrare facilmente nel cuore di ogni fedele.

«Cara Filotea, devi credermi: la devozione è la dolcezza delle dolcezze e la regina delle virtù, perché è la perfezione della carità. Se vogliamo paragonare la carità al latte, la devozione ne è la crema; se la paragoniamo ad una pianta, la devozione ne è il fiore; se ad una pietra preziosa, la devozione ne è lo splendore; se ad un unguento prezioso, né è il profumo soave che dà la forza agli uomini e gioia agli Angeli»,  così scrive san Francesco di Sales nel secondo capitolo dell’opera. E ancora: «Nella creazione Dio comandò alle piante di portare frutto, ciascuna secondo il proprio genere: allo stesso modo, ai cristiani, piante vive della Chiesa, ordina di portare frutti di devozione, ciascuno secondo la propria natura e la propria vocazione. La devozione deve essere vissuta in modo diverso dal gentiluomo, dall’artigiano, dal domestico, dal principe, dalla vedova, dalla nubile, dalla sposa; ma non basta, l’esercizio della devozione deve essere proporzionato alle forze, alle occupazioni e ai doveri dei singoli». Era necessario fare riferimento a queste righe perché denotano ancor di più quanto il testo possa essere non a uso esclusivo di chi ha abbracciato la vita religiosa, ma prezioso aiuto per tutti i cristiani. E anche questo dato è da aggiungere alla sua facile ed enorme fortuna: la comprensione delle massime del santo sono “alla portata” di tutti. Non è un caso, allora, che il titolo del testo sia anche il nome dello stesso destinatario delle raccomandazioni: “Filotea”, nome che deriva dal greco: “amica di Dio”. Dunque, ognuno può ritrovarsi in quel “Filotea” perché ognuno può divenire “amico di Dio”.

Ma il cammino necessita di una direzione spirituale. Ed è san Francesco di Sales, lui stesso direttore di molte anime, ad affermarlo: «Vuoi metterti in cammino verso la devozione con sicurezza? Trova qualche uomo capace che ti sia di guida e ti accompagni; è la raccomandazione delle raccomandazioni». Ed è proprio di un percorso che si tratta quello che il santo vescovo delinea per il lettore: i temi che il santo affronta sono tanti e di diversa natura. Si comincia con la spiegazione del termine devozione che altro non è che la vita spirituale di ognuno. E poi, troviamo l’importanza della preghiera e dei sacramenti: «Poiché l’orazione illumina l’intelletto con la chiarezza della luce di Dio e scalda il cuore al calore dell’amore celeste, nulla l’eguaglia nel purificare l’intelletto dall’ignoranza e il cuore dagli affetti disordinati; è un’acqua di benedizione che fa rinverdire e rifiorire le piante dei nostri buoni desideri, monda le anime dalle imperfezioni e attenua nei cuori l’ardore delle passioni». Il concetto sembra più che chiaro.

Sfogliare le pagine di Filotea vuol dire immergersi nei «consigli sulla pratica della virtù» che san Francesco di Sales ha voluto donarci: vengono esaltate pratiche virtuose come l’umiltà, la castità, la pazienza. «Considera l’esempio dei santi di ogni genere: hanno fatto di tutto per amare Dio ed essere suoi devoti», così in Filotea. Chissà se mentre scriveva queste parole, san Francesco di Sales pensava che la sua stessa vita sarebbe stata d’esempio per raggiungere la santità?



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