• LA LETTERA

La perdita degli anziani, un grave vuoto per la società

La stragrande maggioranza delle vittime del coronavirus sono persone anziane, anche molto anziane. Il che a diversi fa tirare un sospiro di sollievo, come se fosse un male minore. Ma nessuna morte è un male minore, senza considerare il ruolo insostituibile che i nonni hanno nelle famiglie.

Caro direttore,

la tua gentile richiesta mi fa uscire, molto brevemente, dal “silenzio” quaresimale, anche perché oggi Santa Madre Chiesa fa memoria di San Giuseppe, il che costituisce una sorta di parentesi nel periodo quaresimale, tanto che alla S. Messa si dice il Gloria e si può cantare l’alleluja di San Giuseppe. Rompo brevemente il silenzio per un tema che mi sta particolarmente a cuore sempre e, in modo particolare, in questo periodo così drammatico, nel quale ci arrivano notizie dolorosissime circa la vita e la salute di tanti amici. Ricordo, in particolare don Marco Barbetta e don Luigi Giussani (detto “Giussanello”), che hanno gioiosamente dedicato la vita a testimoniare, anche in momenti difficili, la bellezza ed il fascino della sequela a Cristo.

Tra coloro che sono tornati al Padre in questo periodo, la maggioranza è costituita da persone anziane e talora molto anziane; persone che preferisco indicare come nonne e nonni, come per lo più, tra l’altro, erano. Come qualcuno ha notato, sembra quasi che molti tirino una specie di sospiro di sollievo, quando vengono a conoscenza che il virus ha contribuito alla morte di un nonno o di una nonna. Pare quasi che passi fuggevolmente questo pensiero: “beh, comunque era già vecchio ….”, quasi che questo fosse un male minore.

Dal punto di vista del valore della persona, nessuna morte è un “male minore”, perché dietro di essa vi è la presenza di un Mistero insondabile, che noi non possiamo giudicare e che capiremo solo quando anche noi saremo chiamati a rendere i conti circa il merito della nostra vita. Ogni morte, per un cristiano, apre la vita ad un destino infinito e quasi desiderato, come testimoniavano i primi martiri; ciò non toglie che, umanamente parlando, essa provoca comunque un dolore ed una mancanza.

Caro direttore, vorrei dirti che la mancanza di un nonno provoca un vuoto circa una esperienza di cui, invece, l’uomo moderno, ha un bisogno enorme. Il nonno e la nonna costituiscono la testimonianza di una storia e di un legame di cui l’individualismo moderno vuole fare a meno, visto che pensa (bestemmiando) di bastare a se stesso. Per questo gli adulti quasi si consolano quando vengono a sapere che è morto un nonno, magari novantenne. Ciò non avviene per i semplici di cuore, cioè i più giovani, cioè i nipoti di questi nonni che se ne vanno. Lo  testimonia un recente libro edito da Ares (“NONNI2.0-storie di nonne, nonni & nipoti”), che raccoglie il meglio del concorso scolastico intitolato “Io e i miei nonni: esperienze e riflessioni”.

Molti dei temi premiati scrivono della morte dei nonni e del vuoto che essa ha lasciato nella vita e nel cuore dei giovani nipoti. Riferendosi a questa situazione, la vincitrice delle scuole superiori, in un commovente componimento, ha scritto tra l’altro: “E’ doloroso ma è bellissimo, è come una presa di coscienza. Mi hai segnata profondamente, eri completamente assente e allo stesso tempo avvertivo potentissima la tua presenza, eri immobile eppure percepivo in te un’energia quasi violenta”. Una studentessa della prima media ha scritto: “per me i nonni sono la roccia della famiglia, sono importanti perché arricchiscono il cuore di amore”. Ed uno studente di terza media ha scritto: “caro nonno, tu sei stato per me un grande maestro di vita. Mi hai insegnato quelli che sono i valori più importanti che conservo gelosamente nel cuore, soprattutto in un’epoca in cui alcuni di questi si sono quasi estinti”. Ed un’altra ragazza di terza media scrive: “in loro ritrovo le mie antiche origini, nei tratti del loro volto e nel modo di essere riscopro chi sono e chi vorrei essere.”

Come si vede, i nipoti capiscono il ruolo fondamentale dei nonni e quando essi vengono a mancare ne scoprono ancora di più tutto il valore determinante per la loro vita. Altro che sospiro di sollievo! Ogni nonno che manca senza che se ne salvi la memoria costituisce una perdita per la nostra storia e, quindi, per il nostro spessore umano. In questo tragico momento, nel quale non si può neppure fare memoria di una morte, occorrerà pur trovare il modo perché non sia dimenticata la storia di tutti questi nonni, che tanto hanno insegnato in vita e che, proprio per questo, non devono essere dimenticati.

Confido che almeno la Chiesa non si dimentichi di questi tanti morti e che, passata l’emergenza, venga compiuto un gesto non solo di pietà, ma di memoria di una storia che i morti hanno fatto arrivare fino a noi.

I nonni che ci hanno lasciati in questo periodo (insieme a tutti gli altri, giovani e adulti, uomini e donne) ci costringono a non essere banali nella nostra vita futura, come loro non sono stati banali durante le varie guerre e durante le varie ricostruzioni. Che il loro sacrificio ci faccia cambiare (mentre mi sembra che troppi abbiano fretta di tornare a vivere “come prima”).